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satirologia

A tutti i vari show e spettacoli comici a cui ho partecipato (dal teatro al cabaret) non ho mai incontrato (forse sfiga?!?) un autore che mi desse a capire che la scelta di un motore comico piuttosto che un altro era fatta in base ad un ragionamento. L’unica discriminante è questo fa ridere e questo non fa ridere. Ma come si fa a far ridere se non sai neanche perché fai ridere? Senza dimenticare che in generale dovrebbe essere richiesto che chiunque fa qualunque cosa, sa perché la fa. Ti resterebbe comunque l’interrogativo se quello che stai facendo è giusto, serve a qualcuno, o è addirittura dannoso?

Ci può essere del riso dannoso? Certo che si. Come per le radiazioni che sono dannose, finché non le spari contro tessuto malato e allora diventano buone, il riso che è catartico e ti aiuta ad accettare le cose, se lo spari contro qualcosa che è bene non accettare, diventa dannoso. Si chiama propaganda di regime. Ma non è l’unico rischio. Insomma, uno non dovrebbe spiegare l’importanza di sapere quello che fa, prima di farlo. E infatti i risultati sono sotto gli occhi di tutti: non trovo spettacoli comici mass mediatici che mi facciano più ridere. E’ anche vero che il meccanismo della comicità è ancora dibattuto e io mi voglio unire a questo dibattito con la mia teoria: riso uguale catarsi. Punto. Ovvero, una legge semplice e lineare. La catarsi è la liberazione, seppur momentanea, di uno schema che la persona percepisce come fastidioso. Queste ultime due, sono condizioni fondamentali. Accetto ogni sfida: portatemi meccanismi o situazioni comiche che non corrispondano ad una catarsi od eventi catartici che non procurino riso. Attenzione bene, però, qui non si parla di tutti i ‘risi’. Si ride anche per solletico, per il nervoso o per mille altre cause e, diciamoci la verità, non tutte piacevoli… Il che vuol dire che, se la gente ride per causa vostra, non è sempre una cosa di cui compiacersi.

le risate più belle te le sei fatte con gli amici o ad uno spettacolo?

giacuomo
19 articoli.

gente allegra a tavolaEddai dammi una mano a rispondere a questo quesito. Io ho la sensazione netta che la risposta alla fine sia una più o meno per tutti, per cui se partecipi al sondaggio che trovi qui a fianco, mi dai una mano a dimostrare una cosa o il suo contrario.

Mi spiego. Da un pezzo sostengo che la forma di spettacolo monodirezionale (tv, teatro, ...) ha fatto il suo tempo e che la sua persistenza, dovuta all'abitudine e all'invasività del sistema massmediale, non è solo sbagliata, ma è proprio dannosa.

In particolare, gli spettacoli comici, siano essi film, varietà, teatrali; la gente li cerca con il lanternino. Cerca chi li sappia far ridere; dimenticare per due ore le disgrazie o per imparare a riderci sopra. I comici sono delle vere e proprie star; dei dottori dell'umore, degli psicoterapeuti. Eppure se io devo ripensare all'indietro, le risate più belle, quelle da crampi agli addominali, non le ho fatte sedute né a teatro, né davanti alla televisione: le ho fatto dicendo cazzate casuali con gli amici. Sì, sì. Anche senza alcool e droghe (ok, aiutano, ma è concorrenza sleale: quelle non le conto!), serate lunghissime, interminabili e senza copione. Le battute non finivano mai ed erano sempre nuove, diverse e divertentissime; io dicevo le mie, che tra l'altro non avevo mai sentito prima per cui facevano ridere anche me, e ascoltavo quelle degli amici e ridevamo fintanto che lo stomaco lo poteva sopportare. Tantissime volte, fortissime volte.

Lo spettacolo più divertente che ho visto è stato invece il ventennale dei Tricicle: fa-vo-lo-so. Ho pianto dal ridere. Bravissimi, molto intelligenti, coinvolgenti, anche se io ero dietro uno schermo e divertentissimi. L'esito è però solo l'ombra di quello che riesco a costruire con gli amici. Senza copione, senza pubblico, senza palco, senza biglietto.

Ieri sera, a cena fuori, mi è venuto il pensiero che probabilmente è così per tutti, solo che... Quando è il momento di cercare 'le risate' la gente cerca spettacoli comici, Zelig, Brignani e così via, non cerca gli amici, che sarebbero tanto più facili, veloci, economici e... si, diciamocelo, divertenti. Questo è per me il grande successo/fallimento del sistema massmediale: costringe il fruitore a diventare dipendente, ma non è capace di dargli ciò di cui ha veramente bisogno*.

Lo spettacolo comico che mi piacerebbe riuscire a fare, almeno una volta nella vita, comincia con delle chiacchiere improvvisate con il pubblico (noi lo chiamiamo prespettacolo), va avanti con battute spontanee lato palco, poi miste lato palco lato pubblico e finisce con un tripudio di cazzate lato pubblico e con noi che applaudiamo dal palco, ci pagano e ce ne andiamo. Peccherà in contenuti, ma la forma ha veramente molto da dire.

Ma forse è solo un'impressione mia, dammi una mano a capirlo e partecipa al sondaggio qui a fianco: lo scopriremo insieme chi ha ragione tra il saggio che organizza la serata con amici, o l'idiota che paga il giullare.

*salvo, si intende, chi usa uno spettacolo comico per trasmettere contenuti; evento che non vedo più accadere da... uhm... un decennio?

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come faresti a dire a uno che ha un tumore?

giacuomo
19 articoli.

Provo ad indovinare la tua risposta: espressionescheletro che ammira fiocco di neve composta, sguardo serio (stiamo parlando di una cosa greve: la morte!), tutta la delicatezza del mondo e la storia della vecchia che è salita sul tetto. Abbiamo fatto il possibile, sfortuna, un caso su un milione, ancora qualche speranza c'è, eccetera.

Facciamoci una ragionata sopra. Da che possediamo la ragione sappiamo che moriremo. Dentro la nostra testa pensiamo che vivremo fino ad una decina d'anni oltre l'aspettativa media, perché siamo naturalmente di un ottimismo lievemente superiore alla media! In base a questa prospettiva ci tracciamo un percorso di vita noto: scuola-lavoro, qualche hobby ed amici, vacanze, figli-nipoti (tutti bravi ragazzi!), poi una vecchiaia dignitosa sperando di non essere di peso e la morte nel sonno.

Poi ci incontriamo con la vita; i progetti cambiano, si adattano, a volte (per colpa della contingenza) migliorano, a volte peggiorano, a volte restano così. Se all'improvviso uno ti dicesse che ti resta (diciamo) un anno di vita con una storia di malattia nel mezzo, ecco cosa cambierebbe: dovresti abbandonare tutti i progetti a più lunga scadenza, impegnarti sugli altri o farne di nuovi realizzabili in termini compatibili e riguardare con soddisfazione alle cose fatte... bene (dimenticarsi un attimo le stronzate!). Tempo di riassettarsi su questa nuova progettualità e fondamentalmente non cambia nulla. In pratica resta da affrontare con dolore (1) il cambiamento (non è mai facile), (2) l'istinto di sopravvivenza che continua a dirti checcazzodiciiii! Il resto è ancora comunque costantemente sempre gioia di vivere.

Questo direi ad uno a cui rimangono pochi mesi di vita. Gli farei vedere le cose belle che ha fatto e quelle che gli rimangono da fare, perché possano dargli la forza e la gioia di affrontare quelle brutte. In pratica... cercherei di farlo ridere! O meglio di farlo (e quindi di farmi) felice, in fondo viviamo per questo, no?

Io lo estenderei in generale questo ragionamento, riprendendo l'ipotesi della catarsi come base di tutto l'umorismo. In pratica, fare comicità in generale significa trovare il modo migliore per dire alla gente che sta morendo. Non in senso letterale, ovviamente. Prendiamo un esempio che mi sta a cuore: satira religiosa. Io SO che la religione ti sta prendendo in giro, ti sta allontanando dalla vita e da dio, si sta nutrendo delle tue energie per renderti un'automa al suo servizio e per fartelo capire non uso toni grevi, semplicemente ti espongo il problema facendotici ridere sopra: un gioioso atto d'amore e di liberazione.

Sai cosa succede quando i comici non sanno perché vogliono fare ridere? Non capiscono che temi trattare, in che modo, fanno delle cose alle volte belle e poi ritrattano: è pazzesco! Se chiedi ad un muratore perché fa una casa questo ti sa certo rispondere, se chiedi ad un comico perché vuol far ridere, non sa che dirti. Ti dice perché mi piace, la stessa risposta che avresti da un prete se gli chiedessi perché si approfitta dei minori.

Il caso è quello di Checco Zalone che imita Misseri... e poi ritratta! Eh no, Checco Zalone, se hai sentito che l'amplificazione e distorsione massmediatica degli eventi Sara-like è un tumore sociale di cui è opportuno che la gente si renda consapevole, hai fatto benissimo. L'unico modo per curare questo male e fare in modo che la gente se ne accorga. E menaje, non badare a spese: se non urli, non è facile svegliare un cadavere. Lo so, è duro, è difficile, è un lavoro sporco, ma qualcuno deve pur farlo. Se non te la senti... fatti da parte che di gente capace ce n'è.

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tredici piccole stronzate post elezioni amministrative

giacuomo
19 articoli.
  1. confronto preelettorale pisapia morattiAlla domanda Secondo lei il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo ha oscurato il gruppo di Fini come terzo polo, l'80% degli italiani ha risposto Fini chi?!?
  2. Berlusconi ha commentato A Milano non è perduto nulla, ci si gioca tutto al ballottaggio che è un po' come dire che non è vero che con la morte finisce tutto, dopo c'è la putrefazione.
  3. Subito dopo aver votato le amministrative, il premier si reca all'udienza del processo Mills: prima il dovere e poi il piacere.
  4. La Moratti fa autocritica toni sbagliati nella campagna, Pisapia prepara la nuova tattica inviando all'avversaria copie di un paio di sue multe non pagate degli anni '80
  5. In queste amministrative a Beppe Grillo e ai suoi è stata riconosciuta dai mass media la dignità di partito politico. Il comico confuso ha cominciato a mandarsi affanculo da solo
  6. Con queste amministrative la Lega ha concluso il suo ciclo: da giovane partito idealista e contestatore è diventato grande partito di potere, ha sistemato figli, parenti ed amici, e deluso elettori. Come sempre.
  7. La chiesa si prepara a rientrare prepotentemente in politica, copiando la strategia del premier: mette suoi uomini in posizioni di potere mass mediatico. Dall'arrivo di Lorenza Lei, DG della RAI, il tg1 si conclude con la formula il telegiornale è finito andate in pace.
  8. Dopo trent'anni di anticipo sulla segnalazione dei problemi ecologici, ora che l'emergenza ambientalista è sotto gli occhi e nei programmi di tutti, dei Verdi non si sente più parlare. Bonelli si sta riproponendo nel mercato del lavoro come cartomante.
  9. Libero titola PD non deve gioire: grillini e idv sono spine nel fianco. Bersani replica val bene due spine nel fianco l'averlo troncato in culo alla maggioranza
  10. Dimezzate le preferenze personali del premier a Milano. Secca la replica di Berlusconi ecco cosa succede a votare dopo lo sgombro dell'Olgettina
  11. De Magistris al ballottaggio nella capitale partenopea: i napoletani tengono più a liberarsi della camorra che della spazzatura... o forse è la stessa cosa?
  12. Ferrara invita Berlusconi a partecipare a confronti politici in tv ed evitare monologhi... e lo fa nel suo monologo dopo il tg1.
  13. In mezzo a questo bailame politico non dovresti avere più dubbi: vota ARTSTRA! Nè destra, né sinistra, né avanti, né indietro: ARTSTRA.
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nell'ascolto, interpretiamo il senso del discorso prima ancora che sia

giacuomo
19 articoli.

non_sentoInterrompo un attimo le spiegazioni dell'effetto comico sui sette livelli di intepretazione linguistica (in fondo non ci corre dietro nessuno) per proporti un altro aspetto della rottura dello schema della comunicazione verbale. 

Ti ricordi quella canzone da taverna che fa

Vieni mia bella 
vieni con me a palazzo
ti mostrerò il ca...
ro e amato genitor

Vieni mia bella vieni
vieni con me alla valle
ti mostrerò le pa...
llide rose del mio giardin

[eccetera]

Senza lamentarsi del fatto che adesso non ti fa poi così tanto ridere, perché sono sicuro che in età giusta e la prima volta che l'hai sentita (forse dentro) una sghignazzata ce l'hai fatta anche tu. Allora, rispetto allo schema di interpretazione verbale, a quale livello ci stiamo riferendo qui? Quale dei sette aspetti stiamo violentando per suscitare l'effetto catartico e la risata?

Chiaro che... nessuno dei magnifici sette! Un ottavo in realtà. Mi sarebbe piaciuto per tempo darti qualche riferimento per rendere più credibile il tutto, ma non ho trovato nulla in rete, provo a convincerti in altro modo del fatto che, mentre l'emettitore parla, chi riceve il messaggio effettua una decodifica in tempo reale, velocissima (come stai facendo tu ora) e se il discorso è abbastanza comune, la decodifica è ancora più veloce del messaggio stesso e l'interpretazione del significato avviene prima ancora che il messaggio sia conclave. Concludere il discorso dell'altro è sinonimo di intesa, di empatia, una scusa che usano i ragazzi all'intorto (la pensiamo allo stesso modo!); chi lo fa ostentatamente, rischia di introdurre un altro sottointeso: ciò che stai dicendo è così banale che posso anticipartelo e concludere io. Un esempio lo possiamo fare ora, come nel titolo, evitando di concludere la

Un altro esempio è nella frase sopra: il senso della frase stessa ti è stato sufficiente per capire che l'ultima parola corretta (chiamiamolo carattere di controllo del codice fiscale) è concluso (nonconclave) e non hai perso neanche un secondo a reinterpretare tutta la frase pensando che conclave era corretta e la tua interpretazione sbagliata, hai subito deciso che (guarda un po' questo coglione!) ho scritto la parola sbagliata.

Ogni volta che ascoltiamo, facciamo questo 'estenuante' e velocissimo lavoro di decodifica, spesso con successo. Ci serve per preparare la risposta per tempo, per seguire sensi nascosti del discorso, sottomessaggi, doppi sensi e così via. L'effetto comico nasce quindi quando il senso che avevamo attribuito antetempo o che eravamo pronti ad attribuire abitualmente, non corrisponde al senso finale della frase. Tieni presente che questo meccanismo ha un doppio valore didattico: 1. il nuovo significato è appreso e messo in (per così dire) database in modo che sarà più difficile rimanere disorientati una seconda volta, motivo per cui adesso la filastrocca sopra non ti fa più tanto ridere e 2. ti abitui a non abituarti e a mantenere viva l'attenzione sempre anche durante banali conversazioni. Se, ad esempio, durante un dialogo, per gioco, tu infilassi apposta delle parole sbagliate, ti accorgeresti che pochi ne farebbero caso, la maggior parte conclude l'interpretazione, corregge l'errore senza neanche notarlo (hai visto ad esempio nel titolo  di questo  post che manca l'ultima parola, che sarebbe... ?)

Per rinforzare l'effetto comico, è utile che il significato pre-interpretato sia sostituito da un altro significato, meglio che da un nonsense; l'effetto si moltiplica se i due significati sono antitetici. Prova a dire una ragazza (magari di mattina presto) sei la donna più bella che abbia visto oggi e guarda cosa succede tra la parola visto oggi. Molto più divertente che chiedere ad un passante scusi, per cortesia, sa mica dirmi che ore ho? (sinceramente io me le gusto uguale...)

Nella filastrocca sopra, c'è il rinforzo della rima (il significato della frase completato dall'ultima parola è precalcolato anche in virtù del fatto che cerchiamo una parola in rima), schema che viene anch'esso rotto; e c'è una bella inversione semantica, ovvero, prima che concluda la frase, il pensiero di chi ascolta è ecco la solita menata volgare, invece alla conclusione della frase il pensiero diventa ah, non era volgare, solo io l'ho pensato, quindi il volgare sono io. È chiaro che è un gioco, ma i sottointesi sono forti ed efficaci (quando entra in gioco il sesso). Ti puoi aiutare anche con le frasi comuni tipo mal comune pippo baudo (assonanza e sostituzione semantica, se nel contesto) ogallina vecchia fa schifo (Renato Pozzetto ai tempi d'oro). Enjoy

(0 voti)

La sagra del coglione al volanteâ„¢

giacuomo
19 articoli.

coglione al volante

Oggi è la Sagra del Coglione al Volante™, dove oggi non è un giorno e la Sagra non avviene in una città dove ci si può dare appuntamento. Capita in giorni diverse a persone diverse e in orari diversi. Imprevedibili. Alle volte due giorni a fila, altre volte non capita per anni e poi, all'improvviso.... BUUUM! Eccolo lì davanti: il coglione. Bada bene: un coglione da solo non fa Sagra. Può capitare così per caso (in fondo, quando non ci sono le sagre, da qualche parte dovranno pur stare). Ti accorgi perché non è che ha semplicemente fatto una manovra velocissima per mettersi davanti a te in strada facendoti rallentare all'improvviso a rischio incidente... non finisce qui. Dopo lo scatto degno da pilota di formula uno, procede ai 27 km/h con punte dei trenta. Questo finché ci sono macchine che vengono dalla corsia opposta e non puoi superare. Quando invece in rettilineo non ci sono macchine e puoi superare, accelera... quel tanto che basta per non farti superare, ma non troppo per non darti la soddisfazione di stare marciando ad una velocità degna di un motore a scoppio.

Hai capito di cosa sto parlando? Ecco, ora sai che sei nella... Sagra del Coglione al Volante™.

Ti dici 'va beh, è un caso, non ce l'ha con me, non lo sta facendo apposta'. Eppure, curva dopo curva, semaforo dopo semaforo, prende le tue stesse strade: a destra dove devi andare a destra e a sinistra dove devi andare a sinistra. Cominci a pensare che, con dolo, guardi quando metti la freccia dallo specchietto e curva apposta dove vuoi andare tu, ma no... non è così, lui la freccia la mette prima di te. Lo sa e basta. Fa parte, immagino, del suo bagaglio culturale di coglione al volante. Dopo la decima volta che ti anticipa la curva, cominci a pensare che debba parcheggiare proprio nel tuo salotto di casa e invece... TAAAC, ecco che svolta dalla parte sbagliata e ti senti finalmente libero di fare mordere i pistoni, ma... ehi... è una Sagra questa non è un evento episodico! Infatti vedi sbucare pochi metri più avanti sulla tua traiettoria il sostituto. Si stanno dando il cambio. Non sbagliano mai loro, nooo. Si danno il cambio, forse perché finiscono il turno, forse perché vanno a zona e non a persona. E quando si danno il cambio di solito è in peggio: passi dall'anziano della domenica con audi al tir nella strada di campagna a doppio senso di marcia fittizio, poi c'è il trattore che non si capisce chi gli abbia dato il permesso di circolare in centro (e forse non ce l'ha), l'apecar e la combinazione mortale, apecar con dietro tir; l'apecar da sola la sorpassi anche con macchine che vengono sull'altra carreggiata, il tir non vuole andare così piano. Ma il tir dietro l'apecar non può né superare, né accelerare. Lui, tu e la fila di duecento macchine che si è creata nel frattempo.

Girano leggende metropolitane sulla Sagra del Coglione al Volante™, mi sento di doverle smentire: i coglioni assunti per questo nobilissimo lavoro, non devono più indossare pacchiane divise come ai vecchi tempi (buffi cappelli, maschere da anziano, targhe di Ravenna) ora come sono escono e non sono più immediatamente riconoscibili, lo capisci dopo un po', quando la pressione è salita a 180. Ti chiedi perché ti sta venendo su questa bestia, poi guardi davanti e... eccolo lì: era lui. Fa passare i pedoni sulle striscie e anche fuori, dà la precedenza a chi viene da destra anche se ha lo stop, agli stop non passa se non c'è nessuno fino a distanza tali da poter avvertire gli effetti della curvatura terrestre; sulle strade abbastanza larghe si dispone in modo tale da massimizzare l'impossibilità di superarlo e qualunque manovra, anche la più semplice, diventa impossibile per lui: potrebbe anche fare un paio di manovre per curvare a sinistra. A lui il tempo non passa mai: probabilmente non è mai in ritardo, non deve mai correre dalla moglie che sta partorendo, non ha mai riunioni determinanti al lavoro, né esami che ti hanno detto che cominciano prima all'ultimo minuto.

E se la strada fosse questa Italia, la Sagra del Coglione al Volante™ starebbe durando vent'anni. 

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2 rottura dello schema fonologico

giacuomo
19 articoli.

cuoco e fuoco

Ti ricordo che: stiamo considerando gli effetti comici derivanti dalla liberazione degli schemi linguistici; stiamo scalando, per così dire, i livelli di interpretazione e per ogni livello consideriamo un qualche esempio di rottura. Il primo era quello fonetico, il secondo livello (fonologico), il ricevente si occupa di tradurre il suono in lettera, prima ancora di comporre il morfema e poi la parola.

Quindi la rottura dello schema fonologico consiste nel considerare una normale situazione che proceda con all'interno un'errore di questo tipo di interpretazione. Capita naturalmente nella vita e ci si fanno volentieri quattro risate sopra (volevi la penna, ma io avevo capito panna!); dal punto di vista comico/teatrale, se vengono riprodotte semplicemente, hanno un effetto comico/catartico solo per i più piccoli; i più grandi, che sono già più abituati a rotture di questo genere, hanno bisogno di rinforzi semantici (il resto della narrazione procede come se l'interpretazione errata fosse quella corretta) o, come nel caso del video proposto qui a seguito (primi minuti di Prepararsi al micidiale di Alessandro Bergonzoni), una serie continua e veloce che non lascia il tempo normale per riflettere su ogni singola rottura.

Non tutte le rotture comiche dello spezzone sono di tipo 2 fonologico, ti lascerei per esercizio capire quali sono (metto le soluzioni in fondo...) e magari usiamo lo spezzone anche in seguito per identificare le altre. Buona visione.

 

 

 

 

 

SOLUZIONI
1:02 tavol - tavor
1:04 bancaneve - biancaneve
1:09 nani in alto - mani in alto
1:19 nipotina - nicotina
1:33 vagina - angina
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metacomicità

giacuomo
19 articoli.

testa nel cesso

La metacomicità è la comicità sulla comicità. Ovvero, applicando il nostro paradigma, è quella che rompe lo schema della comicità stessa. Per capirla e per vedere come attraverso il calcolo e il ragionamento si può perfezionare la comicità, prendiamo ad esempio un motto di spirito che Claudio Bisio si è trovato a narrare in un album discografico degli Elio e le Storie Tese.

Nel file sotto c'è l'audio del quale, per chiarezza, trascrivo i testi. Il motto di spirito è lo stesso ripetuto tre volte dove l'effetto comico non è tanto la storiella stessa, ma il fatto che la stessa storiella cambi di significato spostando di frase in frase la prosodìa che, in questo caso, comunica efficacemente lo sforzo nell'evacuazione. Sfortunatamente, Bisio modifica ogni volta le parole della storiella, rendendo più difficile, e se vogliamo anche logicamente non corretto, il riconoscimento dello schema. Per semplicità e per efficacia, nel trascrivere i testi, userò in tutti e tre i casi, un'unica versione, l'ultima, ovvero quella che permette il maggior numero di metaspostamenti.

Il grassetto rappresenta il tono di voce dello sforzo durante l'evacuazione. Mano a mano che si procede nella narrazione, non è necessario ripetere tutta la storiella poiché appena si giunge al momento del cambio di tono narrativo, è chiaro agli interlocutori l'effetto comico, per cui il resto della storiella è sapientemente omesso.

1. C'è uno che dice 'C'è Pierino che torna a casa, papà è in bagno, lui deve andare in bagno. Bussa e dice 'papà cosa stai facendo?' 'Sto facendomi la barba' Ah ah ah

2. C'è uno che dice 'C'è Pierino che torna a casa, papà è in bagno, lui deve andare in bagno. Bussa e dice 'papà cosa stai facendo?' [...] Ah ah ah

3. C'è uno che dice 'C'è Pierino che torna a casa, [...] Ah ah ah

Un nuovo aspetto divertente che emerge è che spostando il tono cambia il significato della storia, che quel significato può essere spostato a diversi livelli e infatti, nell'ultimo è la persona di cui parla Bisio, la quale racconta la barzelletta di Pierino, che sta evacuando. Normalmente il significato non può MAI traslare da un livello narrativo a quell'altro! Da cui l'effetto comico.

Fino a qui, ci sembra che la storiella abbia dato tutto quello che poteva. Invece, una volta capito il meccanismo e vista scritta la narrazione, ci vengono in mente almeno altri due livelli narrativi facilmente rappresentabili (a te viene in mente altro?). Eccoli a seguire

4. C'è uno che dice [...] Ah ah ah (sta evacuando lo stesso narratore, risalendo di un altro livello narrativo)

5. C'è uno che dice 'Pierino che torna a casa, papà è in bagno, lui deve andare in bagno. Bussa e dice 'papà cosa stai facendo?' 'Sto facendomi la barba' Ah ah ah (stanno evacuando gli ascoltatori, spostando il livello narrativo)

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rottura dello schema fonetico: il grammelot

giacuomo
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non sento

Il primo passaggio dell'interpretazione del linguaggio (parlato) è il riconoscimento del suono. Una delle possibili rotture che si possono immaginare e ampiamente sfruttata nella storia della comicità è il grammelot di cui a seguito riporto un paio di esempi sui quali invito a notare che la comunicazione ha successo anche se non avviene la completa decodifica dei suoni, anzi... i suoni che dovrebbero essere convertiti in fonemi, parole, ... significati sono mancanti, eppure si ottiene comunque una comunicazioesne efficace. La scoperta è quindi che  il primo livello dello schema di interpretazione linguistica, il livello fonetico, può essere rotto, da cui l'effetto catartico, da cui l'effetto comico. Ecco gli esempi:

Dario Fo in una vera e propria lezione di grammelot.

Dario Fo in un esempio di satira politica.

Michel Courtemanche in un datatissimo sketch del quale il grammelot è solo un componente, espediente, in questo caso, per poter integrare gli aspetti mimici con poche espressioni sufficienti a completare il quadro comunicativo della scena.

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falla girare

giacuomo
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barzelletta verbale

Ad esempio, la prima cosa che può venire in mente a uno è va beh la catarsi, ma l'umorismo di parola? non mi vorrai mica dire che uno si vuol liberare anche dallo schema della relazione verbale?

Sì. E non ci credevo tanto neanch'io finché non ho scoperto, leggendo qualche libercolino di una scienza di cui, fino a prima di quei libercolini, ignoravo la conoscenza, che la comunicazione (anche solo verbale) è una roba complicatissima, anzi peggio: estenuante! La scienza in questione sta in mezzo, o sopra... lì in giro insomma, tra la linguistica, psicologia cognitiva e altre menate del genere (non ho ancora le idee molto chiare...), ma per rendersene conto (a grandi linee) basta ripensare a quanta voglia hai di parlare in momenti di stanchezza, tipo una sera di una giornata devastante, per capire quanto sia mentalmente faticoso.

Ma non fu questo a convincermi definitivamente. Una volta degli amici, approfittando della mia ingenuità, mi diedero a fumare un paio di tiri di qualcosa che probabilmente tutto tabacco non era. Fatto sta, che nel giro di un quart'ora non capivo più moltissimo. Non avere il controllo di me mi fa infuriare, così nell'attendere che l'effetto passasse ragionavo sul fatto che probabilmente non ero in perfetta efficienza con la memoria breve perché appena succedeva una cosa, mi sembrava fosse successa anni prima, ne avevo un ricordo confuso. Questo, oltre a convincermi che noi valutiamo il passaggio del tempo in base alla nitidezza dei nostri ricordi, mi fece capire quante cose bisogna fare per mantenere un livello di conversazione accettabile. Ricordavo che qualcuno aveva detto qualcosa, ma non ricordavo bene né chi, né cosa. Quando c'era silenzio mi chiedevo se qualcuno si aspettasse che dicessi qualcosa, tipo rispondessi e se sapevo cosa rispondere adeguatamente. Insomma: una faticaccia. Invece, per il resto, camminare, coordinare, usare le mani (anche questo è un meccanismo notoriamente molto complicato) nessun problema. Relazionarmi? Impossibile. L'unica cosa che riuscivo a fare era ridere. Una sorta di zero comunicativo. Ho capito le ragazze sciocche che sanno soltanto ridere: anch'io ridevo per manifestare un apprezzamento asettico e immotivato al mio interlocutore. Ridevo per compiacerlo e distrarlo dal fatto che non stavo seguendo il senso della conversazione (non che i miei interlocutori fossero più presenti di me). Era uno zero. Cioè l'equivalente ad un'espressione neutra che, al contrario, gli avrebbe segnalato ostilità, io comunicavo un'interesse generico anche se per me stava parlando in un'altra lingua o in nessuna lingua.

Nei prossimi post andiamo ad analizzare i sette livelli della interpretazione verbale e per ogni livello facciamo un esempio di comicità, aprendo prima con un aspettino curioso: l'interpretazione in tempo reale.

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la magia del tre

giacuomo
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pierino alla lavagnaCome anticipato, dimostreremo che la causa delle risate legate alla comicità è sempre la catarsi. Cominciamo rapidamente con una piccolissima osservazione.

Hai notato che esiste (ed è molto diffusa) una struttura di barzalletta in cui il fatto comico (la rottura) accade alla terza ripetizione? Ne è un esempio anche lo schema dell'italiano/francese/tedesco, dove i primi due accadimenti riguardano i due stranieri e al terzo interviene l'italiano con la rottura. Quale esempio più famoso del fantasma formaggino? Nota che è il fatto stesso che avvenga la rottura dello schema che produce l'effetto comico e non la rottura in sé. Tant'è che nel caso specifico la rottura è decisamente debole e, viceversa, quando senti tante storielle con lo stesso schema, fatichi a trovarle divertenti indipendentemente dalla forza comica della rottura stessa.

Alla fine il discorso si può riassumere così: evocare una rottura ad uno schema sociale noto e consolidato (ovvero conosciuto dagli interlocutori) non richiede nessun tipo di preambolo, invece siamo capaci di costruire un effetto comico (ovvero catartico) anche partendo da una situazione assurda, che non fa parte del vissuto dell'interlocutore, così:

1. si descrive una situazione (di assurdità arbitraria):

2. si riconferma la situazione una seconda volta, che è il numero minimo per comunicare all'interlocutore che questa è la normalità, lo schema; qui è necessaria la complicità dell'interlocutore poiché lo schema è fittizio, non ha a che fare con l'esperienza quotidiana, per cui deve accettare la convenzione con l'unico fine di creare la situazione di ilarità e... gustarsela. Oppure, la creazione dello schema è una metafora di uno schema reale, oppure...

Lo schema può essere ripetuto anche altre volte, ma... di solito non serve, perché chiunque è capace di entrare nella convenzione con sole due ripetizioni. Vale il principio di minimizzazione: quello che non serve, appesantisce, per cui va eliminato! Se la situazione non viene ripetuta almeno due volte, lo schema non è creato, quindi non viene comunicata la differenza tra una situazione occasionale ed una... tipica, normale, ovvero uno schema.

3. rottura.

Voglio farti notare come questo schema venga comunicato anche attraverso il tono della voce. Quando sono raccontati motti di spirito che seguono lo schema del tre, le informazioni (situazione assurda, conferma dello schema e rottura) sono sottolineate da un particolare tono della voce, una stessa cantilena. Facci caso, fa parte del saper cantare naturale. Un altro piccolo cerchio che si chiude.

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