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la musica non è solo inutile, è proprio dannosa!

giovanni getto
42 articoli.

bambino che ascolta una cuffia gigantescaIeri sera parlavo con un collega netfuturista della possibilità di estendere il principio della musicoralità ad altre fonti quotidiane di pseudo.suoni o quasi.suoni. La sfiga di un movimento artistico anarchico è che, se anche sostanzialmente ci muoviamo con ideologia compatta e coerente, non è possibile (o è molto difficile!) conoscere tutta la produzione creativa di tutti i colleghi.

E infatti, questo prode compare, non solo mi annuncia che altri esperimenti sono stati fatti in questa direzione, ma che egli stesso ha pubblicato un intero album tutto dedicato a questa idea: educare l'orecchio ad ascoltare i rumori usando la sua affinità indotta per la musica.

Il fatto è che l'idolatria mercato indotta nei confronti della musica pop al fine di accentrare movimenti di soldi tutti attorno ad un unico controllabile punto, la star, ha diseducato l'orecchio della gente a sentire, ascoltare e trarre piacere dal rumore. Oggigiorno musica è sinonimo di esperienza acustica piacevole (è musica per le mie orecchie) e rumore è sinonimo di esperienza sgradevole. Solo che per avere la musica devi accedere ad una fonte (guarda un po'?) rigorosamente a pagamento, invece il rumore è dappertutto: stessa differenza che c'è tra l'acqua del rubinetto e l'acqua in bottiglia (la musica è rumore in bottiglia). Ma non voglio farne qui un fatto economico, quanto piuttosto un fatto... vitale! I rumori fanno parte della nostra vita, come il tramonto, come i fiori (forse un po' meno), come facebook, come... dire che il rumore è sgradevole a priori è sintomo di incapacità di ascolto; ci sono rumori sgradevoli e rumori soavi, la capacità espressiva dei rumori è matematicamente infinitamente più ampia di quella dei suoni, non avendo i vincoli del ritmo e dell'armonia.

Dal momento in cui ti hanno convinto che la musica è il bene e il rumore è il male, cominci a rifiutare l'ascolto dei rumori che naturalmente ti circondano, per cercare una fonte acustica artificiale con la quale sostituire la colonna sonora della tua vita. Non è questo che fanno i 'ggiovani che girano con le cuffiette sparate a palla? L'equivalente acustico di mettere uno schermo davanti agli occhi e girare per strada osservando una realtà virtuale; nota quanto siano riusciti in questo intento: comunicare attraverso realtà virtuali come la rete è, per l'opinione pubblica, un terreno pericolosissimamente minato, ascoltare musica è invece indice di sensibilità e raffinatezza.

Il netfuturismo è un movimento artistico di avanguardia di massa, nostro preciso compito (preciso compito dell'arte!) è quello di capire prima (cosa velocissima) e spiegare poi (cosa difficilizzima). Per questo il tentativo della musicoralità è quello di rendere evidente a tutti la musicalità del parlato e il tentativo dell'album sopra linkato è quello di rendere evidente la musicalità di rumori quotidiani partendo da quelli più quasi musicali e fondendoli con brani musicali ai quali la gente è già abituata: si tratta di cantare la colonna sonora della nostra giornata.

Il risultato di Stefano Balice merita di essere segnalato, perché può essere un altro veicolo per ritrovare il contatto con i rumori della quotidianità, per scoprire una volta in più che l'arte non è qualcosa che si va a cercare in un museo, in un teatro o in un concerto, ma è parte fondamentale della nostra esperienza quotidiana: arte è vita!

redenzione: non penso affatto che la musica sia... il male, credo solo sia una parte mooolto limitata dell'esperienza sonora che possiamo fare. Ciò che è sbagliato è il ruolo di principessa acustica che le è stato assegnato a discapito del rumore. Si tratta solo di ribilanciare un po'.

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