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musicoralità

Brani musicali in mp3 (digitali) costruiti attorno la melodia estratta dal parlato naturale. Un passaggio intermedio, ma fondamentale, per imparare a riscoprire la musicalità degli eventi sonori naturali e distruggere l'immagine dei cantanti, artisti virtuosi degni di essere adorati, imitati e strapagati.

alcuni esempi di musicoralità

1.18/02/2010_sbalorditoPlayDownload this Song
2.13/03/2010_non_ho_vogliaPlayDownload this Song
3.11/04/2010_pronto?!?PlayDownload this Song
4.18/10/2010_la_vispa_teresaPlayDownload this Song
5.23/04/2012_pubblico_di_mmerdaPlayDownload this Song

manifesto

la buona educazione mal riposta della gente stanca o assonnata è l'unica salvezza della musica cantata che da secoli ci stordisce i timpani.
c'è un solo motivo per cui il pubblico non scoppia in fragorose, dirompenti risate davanti agli irrealistici gorgheggi a cui sono costretti i cantanti passatisti per rimanere al passo con ritmi matematici e armonie numeriche con cui la musica passatista è calcolata. quel motivo è l'abitudine.
l'abitudine, come le regole, è un male necessario quanto la sua stessa cura.
mi toglierei gli occhi o mi strapperei le orecchie pur di non dover sopportare lo strazio di sillabe matematicamente perfette, rime schematizzate e l'imbarazzo del cantante che con malcelata incapacità cerca di accompagnare un gesto, uno sguardo, un'espressione per dare un senso a ciò che sta facendo. il senso non c'è! c'è solo un sintomo.
il sintomo di una malattia che prima o poi avrebbe sfogato, prima o poi avrebbe rivelato le proprie pustole al mondo e riversato il suo contenuto purulento su un pubblico già abbastanza addormentato per accorgersene, o solo sentirne l'odore, intontito dal rumore assordante e cieco del proprio applauso. la malattia è il canto. la malattia è l'adorazione del canto.
ma a quella malattia c'è una cura. si chiama attenzione, ascolto, intelligenza, passione. si chiama net.futurismo.
ascoltando attentamente il suono della voce nel parlato spontaneo non si sentono già forse incantevoli e potenti melodie? non basta il cambio di una nota o il ritardo di una parola in un discorso per cambiarne completamente il senso? e non sono forse queste cose che conosciamo e padroneggiamo già da piccolissimi, capaci di dare una violenza comunicativa solo attraverso la linea melodica del nostro discorso e poi, solo poi, vengono le parole.
che bisogno abbiamo di mettere al suono del nostro parlato delle catene all'ampiezza, al tempo e alla frequenza? quali sono le note giuste, il timbro e la scansione giusta delle parole lo sappiamo già. solo attraverso la musica cantata, perdiamo completamente quest'uso, per metterlo al servizio del tiranno ordine, alla mercè del despota organizzatore!
se vi guardaste con i miei occhi, idolatrati cantanti, vi seppellireste dalla vergogna.
per questo siamo qui a ordinare a voi, scimmie adoranti: abbandonate i concerti, disertate i musical e spezzate i vostri cd o fatene un falò. non v'é canto più bello della melodia del parlato. ascoltate il suono della vostra stessa voce: é lì che comincerete ad essere artisti e cantanti. giocate con le vostre capacità espressive, perché è il gioco che vi renderà liberi. il ritmo, l'armonia, la melodia sono catene logiche che non fanno che limitare le potenzialità espressive. strappatele dalla vostra carne e gettatele nel viso a chi vi chiama stonati. siamo orgogliosi di essere stonati, perché uscire dalle loro regole per noi è un segno di libertà, solo per chi vi vuole schiavi è un segno di incapacità.
oggi, con questo stesso manifesto, cominciamo ad educare l'italia ad ascoltare il suono della voce.
consci che l'abitudine, l'apatia e la convenienza di chi è abituato a mercificare l'arte sono un masso di granito davanti al nostro cammino, raggiungeremo il nostro obiettivo un passo alla volta.
il primo è il 'brano musicorale', che unisce la bellezza della musicalità del parlato all'abitudine all'ascolto del cantato matematico.
un brano musicorale si compone così:
1. lettura e registrazione espressiva di un brano testuale o registrazione di un discorso emotivo dal vivo.
2. elaborazione del brano registrato separando in blocchi di testo logici e sonori di cui si provvederà in seguito ad identificare la linea melodica, la scansione ritmica e la modalità espressiva.
3. sui vari blocchi sono consentite le seguenti elaborazioni computerizzate: lievi accelerazioni o rallentamenti per trattare tutto il brano con un singolo (o pochissime variazioni) parametro di battiti al minuto (bpm); lievi aumenti o diminuzioni di frequenza per rientrare per quanto possibile in una linea armonica a cui le addormentate orecchie degli italiani è abituata; lievi spostamenti temporali relativi tra i vari blocchi per rientrare nel tempo metronometrico.
4. il brano parlato così ricomposto viene codificato in scansione ritmica e linea melodica, sul quale è aggiunta una base musicale a gusto del musicista o compositore che renda al meglio, rispetto ai canoni classici, il contenuto semantico del testo o lo contrasti, a seconda dell'effetto che si vuole ottenere.
5. la base musicale così ottenuta sovrapposta al brano parlato precedentemente registrato, si chiamerà d'ora innanzi brano musicorale.

Il rumore è la musica del futuro: il nuovo album di StateOfBass

giovanni getto
42 articoli.

whitenoise sob coverBlack Noise/White Music – un approccio postmoderno al Dubstep?
È uscito per l’etichetta MAV Records, il concept album del one man project State of Bass, alter ego virtual/musicale del Bassanese, Kristian Fumei attivo da molti anni nella scena underground italiana con diverse uscite discografiche, tra cui nel 2010 il suo lp di debutto nella scena Dubstep "Darkddub", per l’etichetta berlinese JopStep Division.
Il contatto con il collettivo avanguardista del MAV nel 2011, lo porta a spostare gli accenti su alcuni aspetti della sua concezione di arte e musica. Con le sue parole:
"In un era come la nostra in cui assistiamo giorno dopo giorno al ridursi delle distanze grazie ai nuovi mezzi di comunicazione, dove l’incontro tra popoli e culture diverse genera un nuovo modo di comunicare e influenzarsi a vicenda, in cui siamo testimoni del mescolamento di culture che modificano sia le nostre abitudini, sia il nostro approccio alla "diversità", si è ormai creato un nuovo modo di vedere le cose e soprattutto le persone.

Oggi come oggi, non si può più parlare di culture nazionali, siamo in piena cultura globalizzata, beviamo americano, mangiamo giapponese, comunichiamo in bytes e magari pensiamo pure in modo orientale. Quindi, le cose che fino a 50 anni fa erano ritenuti parte della nostra cultura si sono talmente ridotte da poter essere considerate specie protette solo da estremismi.”
Questa è la visione che ha guidato la nascita delle tracce del suo album: 16 tracce che mescolano le musiche che lo hanno più influenzato. La musica "nera" (per lo più Reggae e Dub) da una parte e la musica  cosi detta "bianca" (Kraftwek, Glitch e la musica Futurista) creando una miscela di rumori "neri" e musica "bianca", che si caratterizza soprattutto per una disincantata rilettura della storia, dando luogo, sul versante creativo, più che a un nuovo stile, a una sorta di estetica della citazione e del riuso, ironico e spregiudicato.

L'album potrà essere scaricato gratuitamente dal sito della MAV records dalla prossima settimana.

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rocco papaleo con una frase distrugge sanremo

alfredone
47 articoli.

papaleo abbraccia morandiSono sicuro che sarà sfuggita ai più, infatti è ancora lì apparentemente innocua, al secondo 8:45 del file video che ti ho linkato qui sotto. Ai più, ma non agli elettrorumoristi, ma andiamo per gradi.

Venerdì 17 febbraio 2012 Rocco sguardo-da-triglia Papaleo canta Stormy Weather, il nulla in mezzo al nulla. Si prodiga in un semplice ma efficace solo con la melodica e poi (secondo 5:45) lancia la prima stoccata: non so suonare, ma basta seguire alcune semplici regolette e chiunque può farlo. Infatti gira per la sala e fa improvvisare a gente del pubblico. Svela l'inganno, ma non il suo: quello della musica! Ma quali divi, quali personaggi eccezionali, basta conoscere ed applicare alcune semplici regolette e chiunque può spostarsi dal ruolo passivo di adoratore in platea a quello attivo di divo sul palco. Ovvero, in poche ma efficaci parole, branco di scimmie idiote: state adorando il nulla!

Ma Rocco non si ferma qui, prima di arrivare ai fuochi di artificio. Al secondo 7:47 lo dichiara esplicitamente: tutti dovremmo suonare uno strumento. È una cosa facile, alla portata di chiunque, non ci eleva ad esseri speciali, anzi... tutti dovremmo avere anche quella dimensione. Sì perché quelle due o tre dimensioni in cui ci relega la società iperspecialista non sono sufficienti per descrivere un uomo, non un uomo nuovo almeno. Tutti siamo artisti (nella vecchia concezione del termine) in potenza e quindi è dovere e piacere di tutti esserlo anche nei fatti. Estendo io la dichiarazione di Rocco: suonate, dipingete, cantate, ballate, lasciate scatenare la vostra fantasia sui prati sconfinati della creatività. Quando ritornerà sarà infinitamente più forte e produttiva.

Ma al secondo 8:45 manda tutti a casa. La frase esatta è tuttavia il suono che preferisco è la risata di mio figlio. Appare come una smielata sentenza retorica fatta per strappare applausi attraverso i canali emotivi dei legami familiari. Forse... ma con tutti questi preamboli è chiaro dove vuole arrivare: sì, va bene la musica, van bene i musicisti e i cantanti e gli strumenti. Sbattetevi quanto volete, fate gare, fate galà festival e share.

Per quanto possiate agitarvi, mai riuscirete a darmi un esperienza sonora che è emotivamente neppure confrontabile con la risata di mio figlio. Un bambino, che fa la cosa che gli viene più naturale quando è felice. Senza aver studiato, calcolato, programmato, senza mettersi in competizione con nessuno produce il suono che, secondo Rocco Papaleo, ma io sono infinitamente d'accordo, ha il contenuto emotivo più alto di tutti. In altre parole musicanti e suonaroli, strillatori e cantantucoli di sanremo: andate a casa!

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non ci serve più musica, ci servono più emozioni

giovanni getto
42 articoli.

locandina di un musicalOgni tanto navigo un po' alla ricerca di lavori simili al mio. Come ho trovato il precedente di di Henry Hey, ora mi sono imbattuto in questa brillante trasformazione di un'abbandono emotivo trasformato in un vero e proprio pezzo di operetta *diciamo* jazzato.

Ancora una volta a dimostrare che abbiamo già abbastanza musica intorno a noi, senza che strutture gettate dall'alto vogliano vendercela compattandoci in gruppi d'acquisto denominati fans.

Abbiamo già abbastanza potenziale musicale dentro di noi, senza che qualcuno venga a dirci che siamo stonati: è molto più musicale un presentatore qualsiasi (Billy O'Reilly, in questo caso) che si abbandona ad uno sfogo nervoso che le idiozie dei musical.

E soprattutto, la musica della voce è sempre a portata di... gola. Costa poco e serve a molto: imparare ad usare tutte le tonalità di cui disponiamo e diventare capaci di esprimere le nostre emozioni, scoprirai, sono due cose che vanno di pari passo. Anziché stare seduto in un teatro ad... ascoltare. Basta ascoltare! Aspetta ancora un minuto e trentaquattro, va là, e guarda il video che ti ho linkato qui sotto...

 

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la musica non è solo inutile, è proprio dannosa!

giovanni getto
42 articoli.

bambino che ascolta una cuffia gigantescaIeri sera parlavo con un collega netfuturista della possibilità di estendere il principio della musicoralità ad altre fonti quotidiane di pseudo.suoni o quasi.suoni. La sfiga di un movimento artistico anarchico è che, se anche sostanzialmente ci muoviamo con ideologia compatta e coerente, non è possibile (o è molto difficile!) conoscere tutta la produzione creativa di tutti i colleghi.

E infatti, questo prode compare, non solo mi annuncia che altri esperimenti sono stati fatti in questa direzione, ma che egli stesso ha pubblicato un intero album tutto dedicato a questa idea: educare l'orecchio ad ascoltare i rumori usando la sua affinità indotta per la musica.

Il fatto è che l'idolatria mercato indotta nei confronti della musica pop al fine di accentrare movimenti di soldi tutti attorno ad un unico controllabile punto, la star, ha diseducato l'orecchio della gente a sentire, ascoltare e trarre piacere dal rumore. Oggigiorno musica è sinonimo di esperienza acustica piacevole (è musica per le mie orecchie) e rumore è sinonimo di esperienza sgradevole. Solo che per avere la musica devi accedere ad una fonte (guarda un po'?) rigorosamente a pagamento, invece il rumore è dappertutto: stessa differenza che c'è tra l'acqua del rubinetto e l'acqua in bottiglia (la musica è rumore in bottiglia). Ma non voglio farne qui un fatto economico, quanto piuttosto un fatto... vitale! I rumori fanno parte della nostra vita, come il tramonto, come i fiori (forse un po' meno), come facebook, come... dire che il rumore è sgradevole a priori è sintomo di incapacità di ascolto; ci sono rumori sgradevoli e rumori soavi, la capacità espressiva dei rumori è matematicamente infinitamente più ampia di quella dei suoni, non avendo i vincoli del ritmo e dell'armonia.

Dal momento in cui ti hanno convinto che la musica è il bene e il rumore è il male, cominci a rifiutare l'ascolto dei rumori che naturalmente ti circondano, per cercare una fonte acustica artificiale con la quale sostituire la colonna sonora della tua vita. Non è questo che fanno i 'ggiovani che girano con le cuffiette sparate a palla? L'equivalente acustico di mettere uno schermo davanti agli occhi e girare per strada osservando una realtà virtuale; nota quanto siano riusciti in questo intento: comunicare attraverso realtà virtuali come la rete è, per l'opinione pubblica, un terreno pericolosissimamente minato, ascoltare musica è invece indice di sensibilità e raffinatezza.

Il netfuturismo è un movimento artistico di avanguardia di massa, nostro preciso compito (preciso compito dell'arte!) è quello di capire prima (cosa velocissima) e spiegare poi (cosa difficilizzima). Per questo il tentativo della musicoralità è quello di rendere evidente a tutti la musicalità del parlato e il tentativo dell'album sopra linkato è quello di rendere evidente la musicalità di rumori quotidiani partendo da quelli più quasi musicali e fondendoli con brani musicali ai quali la gente è già abituata: si tratta di cantare la colonna sonora della nostra giornata.

Il risultato di Stefano Balice merita di essere segnalato, perché può essere un altro veicolo per ritrovare il contatto con i rumori della quotidianità, per scoprire una volta in più che l'arte non è qualcosa che si va a cercare in un museo, in un teatro o in un concerto, ma è parte fondamentale della nostra esperienza quotidiana: arte è vita!

redenzione: non penso affatto che la musica sia... il male, credo solo sia una parte mooolto limitata dell'esperienza sonora che possiamo fare. Ciò che è sbagliato è il ruolo di principessa acustica che le è stato assegnato a discapito del rumore. Si tratta solo di ribilanciare un po'.

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esempio di quasi musicoralità

giovanni getto
42 articoli.

Altri contemporanei hanno fatto cose simili alla musicoralità. Le finalità sono ben diverse, così come gli strumenti i mezzi e anche i risultati. Ritengo sia comunque importante conoscere anche il lavoro degli altri, per questo voglio proporti l'ascolto di questo 'gioco musicorale', datato, se vogliamo, ma efficace. La sovrapposizione armonica non è certo da musica popolare, ma comunque abbastanza orecchiabile (credo) per chiunque. La situazione (Sara Palin che, alla fine, canta!) è divertente, pertanto mi sembra stimabilissimo il risultato ottenuto dall'autore Henry Hey. Buon ascolto e buon divertimento.

(0 voti)

la vispa teresa

giovanni getto
42 articoli.

Da un po' notavo che le poesie sono recitate tutte con lo stesso pallosissimo tono. Anche chi parla in rima, spontaneamente usa sempre la stessa cantilena. Allora mi sono chiesto: ma qual'è questa cantilena?

Ho scelto una poesia qualsiasi, tra le più famose e nobili... credo di Leopardi, e ho chiesto di recitarla spontaneamente ad una vittima sacrificale (no, non quella della foto) e poi ho eseguito le solite elaborazioni musicorali.

Quindi, per ricordare, la voce è poco poco elaborata in tempo e frequenza, quel minimo che basta per sovrapporla alla base, e gioca con la stessa melodia suonata da un banjo per rendere evidente la musicalità del parlato naturale: si capisce bene ancora, o no?

Rinnovo l'invito ad inviarmi vostre registrazioni vocali, le trasformerò in brani musicorali, per dimostrare al sistema dell'arte sonora popolare mercificato, che siamo già tutti cantanti e non abbiamo bisogno dei loro divi e tanto meno di essere trasformati in scimmie adoranti e (soprattutto) paganti!

Per ascoltare il brano clicca qui sotto

la vispa teresa:

1.18/10/2010_la_vispa_teresaPlayDownload this Song

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musicoralità quotidiana

ilnono
75 articoli.

Avanti sempre verso lo stesso obiettivo: rendere evidente anche all'orecchio meno abituato all'ascolto quanta musicalità è già contenuta nel quotidiano (a partire dalla voce), utilizzando degli esperimenti di frammistione musicalità della voce con musica pop a cui è già (supinamente) abituato.

Questa volta ho voluto aggiungere un ingrediente in più, lavorando su una frase (sequenza di frasi) a cui più o meno tutti almeno una volta, presumibilmente più di una volta, siamo già incappati; quindi una melodia che conosciamo benissimo e che dovremmo riconoscere facilmente, anche senza il supporto del parlato.

Le prossime direzioni di ricerca per i prossimi brani sono due: 1. registrare frasi pronunciate in un reale stato emotivo e non riprodotto da me, come ho fatto fino ad ora; 2. utilizzare più frasi in uno stesso brano per riprodurre la struttura a cui tutti sono già abituati strofa-ritornello.

Infine, un invito a tutti: inviatemi vostre registrazioni vocali, le trasformerò in brani musicorali, per dimostrare al sistema dell'arte sonora popolare mercificato, che siamo già tutti cantanti e non abbiamo bisogno dei loro divi e tanto meno di essere trasformati in scimmie adoranti e (soprattutto) paganti!

Per ascoltare il brano clicca qui sotto

pronto:

1.11/04/2010_pronto?!?PlayDownload this Song

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avanti con la musicoralità

ilnono
75 articoli.

Pubblicato altro brano musicorale qui. Ne approfitto per spiegare nuovamente cos'è e perché. Gli obiettivi sono due: (1) riscoprire la bellezza della musicalità del parlato messa in secondo piano da secoli dal pretestuoso e inutile cantato; (2) ridimensionare l'atteggiamento divistico massmediatico dei cantanti come già discusso precedentemente in altro post.

Non per svalutare l'importanza e il significato della musica, ma per riportarlo al suo ruolo naturale. Ormai ha rimpiazzato l'ascolto ai rumori e ai suoni naturali e artificiali con regole, metriche e matematiche, limitando le capacità espressive nell'esperienza sonora. Con la musicoralità apriamo un ponte a chi è già assuefatto all'ascolto della musica, sostituendo al consueto cantato, la melodia di un parlato naturale semplificandone l'ascolto attraverso il rafforzamento con strumenti solisti che giocano sulla stessa melodia o variazioni. L'arte è vita, la musica non fa mai parte naturalmente della vita, la musicoralità inserisce nella musica una componente naturale, a cui ci siamo talmente tanto abituati da non notarla più. Riprendendo l'ascolto della melodia della propria voce, si può imparare ad usarla meglio, a rendere il parlato più comunicativo attraverso la metacomunicazione sonora e quindi migliorarsi la vita, vero obiettivo dell'arte netfuturista.

Inoltre, grazie alla tecnologia digitale contemporanea, non servono più cantanti superdotati, o meglio, macchine da intonazione da adorare, invidiare, strapagare e a cui chiedere autografi; ognuno può trasformare una propria frase in un brano musicorale, con l'aggiunta di una base qualsiasi (se ne trovano quintali in internet a disposizione gratuitamente) e qualche (pochi, il meno possibile) aggiustamento melodico e ritmico. Con la musicoralità distruggiamo il divismo massmediatico e ridiamo all'(oltr)arte il suo giusto fine: migliorare le proprie capacità espressive e comunicative per migliorarci la vita.

Nei primi esperimenti di musicoralità, lavoro su una sola frase alla volta, per aiutare le orecchie meno attente e dare il tempo di ascoltare e capire bene come naturalmente il parlato (in una situazione emotiva) sia prodotto con una melodia atta a rafforzarne i contenuti. Nota però, che per adattarlo alla musica, ho dovuto limitare alle regole dell'armonia le note naturali e alla ritmica la scansione naturale. Si percepisce poco, ma... è buffo sapere che strapaghiamo e adoriamo gente (i cantanti) il cui compito è quello di semplificare enormemente, limitandone le capacità espressive, ciò che noi facciamo naturalmente, tutti i giorni, gratis.

Per ascoltare il brano clicca qui sotto

non ho voglia:

1.13/03/2010_non_ho_vogliaPlayDownload this Song

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