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dal tema al librog
Nella mia carriera scolastica avrò fatto un miliardo di temi. Immagino sia un male comune: anche tu ne avrai fatti altrettanti.
Foglio protocollo diviso in due parti, almeno tre facciate scritte su non più di tre quarti di riga per lasciar spazio ai commenti del professore; titolo, introduzione, sviluppo, conclusione e sull'ultima pagina a destra lo spazio per il giudizio di un tale autorevole. Non si chiacchiera, non si copia (?!?), due ore (almeno) di concentrazione.
Poi uno mi fa: chissà perché fanno fare tutti questi temi, quando ti ricapita nella vita di dover fare un tema?
Ci penso su un attimo (in realtà diversi anni), ma non trovo risposta. Fuori dalla scuola, non solo non ho mai più fatto un tema, ma non ho mai più neanche visto un foglio protocollo. I fogli protocollo sono degli oggetti che sono fabbricati, distribuiti e venduti solo ed esclusivamente per fare i temi a scuola.
Poi c'è la questione dei libri. Durante l'infanzia e l'adolescenza mi è stata inculcata l'idea che leggere libri è sinonimo di grandi capacità intellettuali: chi legge è intelligente, chi non legge è una capra. La mia esperienza ai tempi era che faticavo a rimanere fisicamente fermo in una (o più) posizione a leggere un libro: smaniavo. Non riuscivo a stare fermo quel minimo di tempo necessario per leggere quella porzione di libro, il minimo sindacale, che reiterata mi avrebbe condotto alla conclusione del libro. Incalzanti sensi del dovere e pressanti sensi di colpa mi hanno costretto a riuscirci quel tanto che basta per non sentirmi una capra, ma non abbastanza per sentirmi (come avrei voluto) un intellettuale; non avrei mai potuto mettermi a livello con chi divorava libri e questo mi faceva sentire... inadeguato, che è il più grosso risultato dell'istituzione scolastica di tutti i tempi: far sentire gli alunni inadeguati.
E infine la questione della scrittura dei libri. Immagino a tutti, almeno una volta nella vita, sarà capitato di voler scrivere un libro. A me è capitato in continuazione: ho una bella storia, ho una bella idea, ottimo! Devo proprio scriverci un libro. Seeeee, non riesco a star fermo per leggerlo, come potrei riuscire a starci per scriverlo? In vent'anni avrò seminato casa di decine di prime dieci pagine di libri. Prima su quaderno, poi con la macchina da scrivere ed infine file su computer. È anche vero che con l'età mi sono calmato un po', ma non abbastanza per finire un libro.
Poi uno mi fa: hai notato che i libri hanno lunghezze standard? Non pensi che gli autori a volte si sbrodolino un po' pur di arrivare al numero minimo di pagine? No, non ci avevo mai pensato, ma spiegherebbe perché taluni libri sono noiosissimi e perché non capita mai (MAI!) che uno che c'ha una (UNA!) cosa da dire, non riesce a dirtela in un fascicoletto di poche pagine. Almeno non capita più dall'epoca dei manifesti, il controdolore, che è una bibbia, sta in sedici pagine!
Se fossi nato (e lo sono) e vissuto per tutta la vita in epoca pre web 2.0 la mia carriera intellettuale sarebbe finita così: formazione incompleta e senso di inadeguatezza.
Invece ho visto il fiorire dei blog, che ho letto, commentato e discusso. Poi ne ho aperto uno mio e infine ho aperto un sito. Ho odiato l'inutilità dei temi e la noiosità dei libri, ed ora scrivo centinaia di articoli all'anno e ne leggo molti di più. Non ero io ad essere inadeguato è la carta che era troppo lenta. O, per darmi un po' di arie, diciamo che avevo delle esigenze dieci anni avanti rispetto alla tecnologia.
Gli articoli in rete sono una nuova forma letteraria che solo vagamente ricorda il tema scolastico (anzi: chissà perché gli insegnanti invece che continuare a far fare i temi non chiedono agli studenti di tenere un blog sul quale scrivere post... a tema?), per il resto sono solo meglio. Niente tre facciate: più corto è, meglio è; niente stile letterario classico... sbizzarisciti; si può copiare *ehm* citare, non c'è nessuno che ti giudica autorevolmente e tutti che possono esprimere pareri attraverso i commenti e quindi possono far crescere il contenuto dell'articolo dinamicamente. Veloce e dinamico: cosa si può chiedere di più a... ad... ad una cosa qualsiasi?
Infine l'idea: non avevo la costanza per scrivere un libro in gioventù ora invece scrivo centinaia di post. Se avessi impiegato lo stesso tempo nello scrivere libri, ora ne avrei scritti almeno un paio. Visto che non ho un semplice blog che presenta una stringa di contenuti in ordine cronologico descrescente, ma un sito al'interno del quale posso ordinare i contenuti dinamicamente e in maniera incrociata in sezioni, categorie, parole chiave, autori, eccetera, perché non creo un libro dinamicamente, ovvero semplicemente filtrando in una nuova pagina (il libro, appunto!) articoli con una stessa parola chiave (il titolo!) e presentandoli in ordine cronologico crescente (il più vecchio per primo)?
In questo modo, mentre io continuo a scrivere i miei articoli, il libro si compone "da solo". Rimane disponibile, commentabile nelle varie sottosezioni (articolo per articolo) e così via. Mi mancava un pezzo al csm con cui ho fatto il sito (joomla) per ottenere questo risultato. Tempo mezzora per trovarlo (ho scelto fj related), scaricarlo e installarlo e ora lo posso fare: la tecnologia open source è un futuro bellissimo. Il copyright è lento come la carta. Così invento una nuova forma letteraria, non tanto nuova nella struttura (anche se un pochino...) quanto nel metodo di creazione che consente agli affetti dal ballo-di-san-vito come me di organizzare idee in una sorta di libro blog, o per l'appunto un librog.



