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la retorica del lavoro duro

pierre
17 articoli.

tipo in bicicletta che lavora duroTi ricordi quando scrivevo che è ridicolo vantarsi perché si lavora molto? Ecco, questa è una naturale estensione del ragionamento fatto ieri sul costo e sul valore delle cose.

Ragioniamo per un attimo dall’alto da un punto di vista idealistico. Facciamo finta di essere dio con una società da costruire: da una parte abbiamo a disposizione un certo numero di ore*uomo lavoro e dall’altra una serie di lavori suddivisi per tipologia che richiedono ognuno un certo numero di ore*uomo lavoro. Per voler ottimizzare il sistema, chiediamo agli individui che tipologia di lavoro vogliono fare (quel lavoro che li rende felici quando lo fanno!), li distribuiamo seguendo questo criterio e nel caso in cui, alla fine della distribuzione, rimangano dei… lavori spiacevoli che nessuno vuole fare, suddividiamo tra le varie persone quelle ore*uomo e avremo ottimizzato il sistema.

Si capisce così che alla fine il lavoro spiacevole è ridotto all’osso? Certo, tra il sistema ideale e la sua attuazione ci saranno cali di efficienza; il punto non è questo. Il punto è che con la struttura attuale (questo finto liberismo economico) non stiamo neppure tendendo all’ottimizzazione del mondo del lavoro, ma all’ottimizzazione della produzione, ovvero alla crescita dell’economia indipendentemente dalla tipologia e dall’utilità del bene o del servizio prodotto.

Nella nostra attuale economia, più si lavora, più si produce, più si guadagna e meglio è!

In un’economia ben pensata, quel lavoro la cui esecuzione è un sacrificio del quale ci si può vantare, dovrebbe essere ridotto a poche ore la settimana. In un’economia ben pensata quando uno dice lavoro molto, la gente risponde beato te, io invece ho delle cose da fare.

Ok, ora ci sono tutti gli elementi e domani posso lanciare la proposta che può rendere l’organizzazione (geni)anarchica una realtà, a partire da un programma politico, attraverso un partito e chiudendo con l’organizzazione sociale. Rapido riassunto e poi partiamo: niente rivoluzione, niente insediamento territoriale, transiente (convivenza con l’attuale democrazia) gestito funzionalmente e, ovviamente, secondo le normative vigenti; niente soldi, niente lavoro sgradevole. Ti dice nulla questa serie di considerazioni?

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