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la truffa del bene iterativo

alfredone
47 articoli.

rappresentazione visiva del bene iterativoInnanzitutto spiego cosa intendo per bene iterativo, visto che è un neologismo che mi sono inventato io.

Diciamo che è una contrazione dell'espressione bene (o servizio) la cui utilità aumenta iterativamente in maniera divergente, è chiaro che serviva una contrazione, no?

In pratica descrive il caso in cui un bene, che di per sé può avere o può non avere un valore (garantire la sussistenza, o migliorare la qualità di vita), la cui utilità aumenta con la quantità dello stesso bene, in base a regole iterative divergenti tipo:

  1. confronto simmetrico (più ne ho, più devo averne), è il caso dei beni da collezione, dell'accumulare soldi o qualunque altro bene senza finalizzarlo a nulla oltre che al mero possesso;
  2. confronto relativo (devo averne più degli altri), è il caso degli status symbol, dove con averne di più si intende, in senso esteso, avere lo stesso di tipo di bene, ma di qualità superiore, tipo una macchina più grossa, un orologio più costoso (non necessariamente più pregiato), e così via.
  3. confronto paritetico (devo averlo perché lo hanno tutti o anche solo perché penso che tutti debbano averlo), è la necessità di quei beni il cui possesso è riconosciuto essere condizione all'appartenenza di un gruppo sociale, la moda, per intendersi;
  4. altre?

In pratica qualunque algoritmo di utilità individualmente o socialmente divergente ricade in questo tipo di definizione.

Per estensione, lo stesso concetto si può applicare anche alle relazioni; si pensi ad esempio ad una società non gerarchica, (geni)anarchica, per l'appunto. La mancanza di necessità di predominanza sociale per la realizzazione di sé, stronca sul nascere la necessità della competizione, favorendo il prosperare della collaborazione. E questo è vero indipendentemente dal carattere dell'individuo o dalla compatibilità dei caratteri di due individui. Però non si applica se una persona mantiene l'atteggiamento, il carattere o, più in generale, una regola di utilità iterativa di confronto relativo: il mio valore dipende da quanto valgo più degli altri. In questo modo una società orizzontale, non gerarchica non sa rispondere, non si sa difendere!

Nota che la descrizione qui sopra si riferisce ad una negazione della meritocrazia, nella quale la scala di valori si basa sul confronto relativo, per prediligere qualcosa che potremmo chiamare megliocrazia, laddove è la naturale tendenza biologico sociale dell'individuo a realizzare sé stesso ad essere incentivata.

Quante volte hai contemporaneamente trovato giusto questi due antitetici messaggi: devi essere te stesso e devi essere il migliore dei tuoi competitori (o addirittura dei tuoi colleghi)? Non sono forse un inganno?

La meritocrazia è una bufala. Per dirla più correttamente, è il retaggio della nostra prima fase sociale gerarchica; ora è obsoleta e sarà sostituita dalla megliocrazia (nome del cazzo, trovane uno migliore tu che poi correggo).

Lo stesso discorso si applica anche al corteggiamento. Non sarà il maschio migliore ad essere scelto dalla femmina desiderata, ma il maschio più adatto. Il che è legato sì a componenti biologiche ma, dopo millenni di evoluzione sociale, anche a componenti relazionali, sociali e progettuali. Per cui anche nel corteggiamento (ammesso che varrà ancora il concetto di nucleo familiare, coppia e così via...) si applica il sii-il-meglio-di-te-stesso o megliocrazia.

Perché non c'è spazio per i beni iterativi in (geni)anarchia? In assenza di denaro o qualunque altro meccanismo di scambio dei beni, ciascuno prende liberamente ciò di cui ha bisogno; se non siamo in condizioni di indigenza, ce ne sarà per tutti, ma chiunque presuma di aver più necessità di un bene mano a mano che se ne impossessa, manderà in saturazione il meccanismo, fino a possedere inutilmente ogni bene di quel tipo venga prodotto e sottraendolo agli altri per... nessun motivo! Poiché non sono da pensarsi meccanismi di verifica della distribuzione dei beni, questo atteggiamento è da evitare in partenza, per cui individui non in grado di abbandonare i beni iterativi non possono partecipare alla (geni)anarchia.

Nota che tutta l'economia contemporanea (monetocentrica) è basata sui beni iterativi; ne ha bisogno perché il valore dell'economia dipende non dalla quantità di soldi (e quindi di beni) in circolazione, ma dalla quantità di soldi scambiati (non dalla grandezza, ma dalla variazione della grandezza). Ogni grandezza che dipende dalla propria variazione ha evoluzioni nel tempo esponenziali, per cui, se non si mantiene l'aumento esponenziale dell'economia, questa implode: troppo facile predirlo oggi, a fatti avvenuti. Questo è il motivo per cui chiamo la nostra economia monetocentrica, perché se vogliamo che ci garantisca benessere dobbiamo continuare noi uomini a tenerla artificiosamente in movimento, comprando cose che non ci servono, lavorando ore in più e facendo cose che non servono: siamo noi uomini a servizio dell'economia che a sua volta serve la moneta. L'economia che auspico è antropocentrica (antropeconomia), ovvero è finalizzata al benessere dell'uomo: è la moneta che si sacrifica, non siamo noi a fare sacrifici!

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