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la sussistenza dà diritto alla violenza
Vedo tre limiti teorici invalicabili alla genianarchia:
- il rapporto con strutture non anarchiche, che quindi è necessariamente non anarchico;
- l'incapacità di rispondere ad algoritmi iterativi di valutazione delle necessità ;
- la sussistenza.
Comincio dalla fine, ma prima debbo ricordare che i ragionamenti che porto avanti sul valore della (geni)anarchia sono tutti basati sull'efficenza o, se vogliamo, sull'adattabilità evolutiva darwiniana, non su passioni emotive o ragionamenti romantici e buonisti.
Mi spiego meglio: da che l'uomo ha capito che la vita sociale è più efficiente (in termine di soddisfazione della propria utilità ) della vita solitaria, gli istinti si sono dovuti rapidamente (considerando le scale evolutive) modificare, passando dalla tutela della propria sopravvivenza e della sopravvivenza della propria progenie, alla tutela di tutto il tessuto sociale; questo si è concretizzato con la condivisione di regole etiche, leggi, religioni, in generale accordi sociali.
Ma mentre gli accordi si fanno con la testa, gli istinti si seguono con la pancia, più facilmente, più velocemente e più spesso. Per cui ancora oggi la (geni)anarchia, che è logicamente il sistema più efficiente di regolamentazione sociale, non è banalmente realizzabile, e non lo sarà fino a che (1) razionalmente si riuscirà a dominare gli istinti opportunisti e ancora di più quando (2) la socialità ci verrà istintiva per selezione naturale/sociale, in pratica quando prevarranno quelle organizzazioni a più alto grado di socialità .
Questo ragionamento spiega (parzialmente) anche perché fino ad ora gli esperimenti pratici di anarchia si siano tutti rivelati fallimentari.
Se lo scopo (evolutivo) dell'accordo sociale è quello di massimizzare l'utilità degli individui attraverso la cooperazione, è chiaro che questo ha senso se dalla collaborazione stessa, l'utilità prodotta è uguale o superiore alla quantità necessaria a garantire la sussistenza di tutti gli individui che hanno contribuito a produrla. Se ciò non succede, uno o più individui non potranno sopravvivere e la scelta di chi non potrà partecipare degli utili, se fatta razionalmente, non massimizza l'adattamento; la scelta dovrà essere fatta biologicamente attraverso il predominio naturale o sociale, ovvero non necessariamente con... unghie e artigli, ma con qualunque arma a disposizione.
Serve chiarire cosa si intende per sussistenza? Dividiamo per semplicità (e perché per questa trattazione non ci interessa maggior suddivisione) le necessità dell'individuo in tre classi:
1. sussistenza: beni e servizi necessari alla sopravvivenza dell'individuo e alla diffusione del suo patrimonio genetico;
2. superfluo: quanto serve a migliorare lo stato di soddisfazione dell'individuo oltre la sopravvivenza;
(è evidente che beni che contribuiscono a prolungare la vita o a migliorare l'efficienza fisica e mentale sono borderline tra i primi due gruppi, ma non ci interessa...)
3. iterativo: beni e servizi la cui necessità è legata ad errori di valutazioni spontanei o indotti (induzione pubblicitaria, tossicodipendenza, collezionismo); il valore dei beni iterativi è determinato dal fatto che gli altri non li possiedono, che ne possiedono meno, che l'individuo stesso ne possiede meno di quelli che potrebbe possedere e così via. L'economia attuale si basa completamente sul bene iterativo.
In situazione di mancanza di sussistenza per la collettività è impossibile organizzare una società anarchica, ovvero... è possibile, ma è inefficiente. Per questo è stato ed è opportuno che le strutture sociali comincino ad organizzarsi in modelli gerarchici, che compaiano strutture eticizzanti come le religioni che avviano le basi di organizzazioni collaborative e che infine lascino il posto a società anarchiche a massima resa. È anche evidente che ogni singolo stato naturalmente si oppone al successivo, ma l'evoluzione è naturale e inevitabile, si tratta solo di anticipare i tempi e minimizzare i danni.
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