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la base romantica della MIA (geni)anarchia
Ho già avuto occasione di dire che non necessariamente equo significa giusto.
Sono cresciuto in mezzo a numeri e algoritmi e ho una tendenza molto personale ad estendere ragionamenti al massimo del rigore logico in tutti i campi. Se dovessi indicare la miglior scelta per una logica che dòmini lo sviluppo più efficente per una struttura sociale, copierei (in mancanza di meglio) la scelta che la natura fa da milioni di anni: la selezione naturale.
In fondo anche la capacità di interpretare come sentimenti le nostre sensazioni è una risposta evolutiva alla necessità di costituirci in gruppi sociali. Poco importa: che sia in un modo (cinico) o nell'altro (romantico), per me l'esito è lo stesso.
Mi spiego.
Supponiamo che nel definire una regola aprioristica di distribuzione delle risorse tra gli individui, si voglia prediligere, in base ad un criterio qualsiasi, un individuo rispetto ad un altro (è più intelligente, più forte, più adatto alla sopravvivenza), si viene a creare un nuovo problema: qualcuno (tutti) deve decidere, al posto della natura, (1) quale è il criterio che rende più adatta una persona rispetto ad un'altra, (2) quando è il momento qualcuno (tutti) deve stabilire chi rispetti meglio quel criterio.
Mentre forse il punto (2) è risolvibile in alcuni casi attraverso rigide misurazioni, il punto (1) causa un paradosso logico: se fossimo ora capaci di stabilire criteri di miglioramento della specie per il domani, vorrebbe dire che già adesso abbiamo realizzato quei criteri. Immagino che sia evidente che non sto parlando di rendere una razza più alta, più bionda o cose così, ma in generale più idonea alla sopravvivenza: se fossimo capaci di capire come si potrebbe realizzare, lo faremmo senza doverci selezionare.
Non escludo che qualcuno possa dimostrarmi il contrario, ma per ora rimango dell'avviso che, nella MIA (geni)anarchia, equo equivale a giusto. Ovvero, nella distribuzione delle risorse, a priori, una tutte gli individui contano uno o, per dirla in fretta, oneach (uno ciascuno).
Bada che non è frutto di ignavia o un finto senso buonista, è solo che mi sembra la scelta migliore per consentire al naturale meccanismo di selezione di compiere quello che finora è stata la maniera migliore per progettare e costruire un futuro che sia rigorosamente migliore del presente.
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