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equo non significa giusto
Al presente riesco a vedere due ostacoli teorici alla realizzazione della genianarchia e con quelli voglio cominciare, perché una volta risolte le cose difficili, tutto il resto va in cascata.
La prima cosa è che un sistema genianarchico non ha anticorpi per resistere a deviazioni interne alla struttura e ad aggresioni esterne; probabilmente è proprio questo il motivo per cui non si è mai creato stabilmente un'organizzazione anarchica se non in piccoli gruppi isolati.
La seconda cosa è la regola di giustizia. Nell'esempio della torta (ricordi?) si intendeva dividerla in parti uguali poiché si sottointendeva che il criterio giusto fosse quello di equità . Istintivamente mi vien da dire che questa cosa è falsa. Io vorrei impostare una sorta di anarchia darwiniana che sta a mezzo tra i luoghi comuni degli ideali di giustizia di destra e sinistra, dove a sinistra tutti devono avere uguali quantità di beni e risorse, a destra solo il migliore deve essere premiato.
In realtà , credo che in linea teorica, il criterio migliore sia quello di massimizzare le possibilità degli individui di restituire il loro contributo sociale, ovvero di realizzare la propria individualità . Facciamo un esempio banale di due genitori che hanno due figli che nei loro campi specifici sono ugualmente eccellenti (un po' di ottimismo, almeno negli esempi!) il primo è un grande fotografo, il secondo è un grande pilota (le rispettive categorie mi passino le banalità ). Un genitore premuroso e facoltoso regalerà al primo un'ottima macchina fotografica e al secondo un'ottima automobile, spendendo cifre enormemente diverse, ma realizzando obiettivi sostanzialmente identici per i due individui e per la società : entrambe sono stati messi in grado di realizzare al massimo il loro potenziale individuale e sociale.
Credo che la giustezza di questo esempio sia facilmente condivisibile (o no? Commenta sotto se non è così...), il fatto è che quando la vai a realizzare sorgono problemi estremamente pratici di valutazione: chi decide chi deve avere cosa? O meglio ancora: come si decide chi deve avere cosa?
Ah, no... Non ho una risposta. Sbatto qui le riflessioni perché scrivendo un trattato in internet, magari mica è detto che debba fare tutto io.
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