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equo non significa giusto

alfredone
47 articoli.

due scoiattoli di era glaciale si contendono la ghiandaAl presente riesco a vedere due ostacoli teorici alla realizzazione della genianarchia e con quelli voglio cominciare, perché una volta risolte le cose difficili, tutto il resto va in cascata.

La prima cosa è che un sistema genianarchico non ha anticorpi per resistere a deviazioni interne alla struttura e ad aggresioni esterne; probabilmente è proprio questo il motivo per cui non si è mai creato stabilmente un'organizzazione anarchica se non in piccoli gruppi isolati.

La seconda cosa è la regola di giustizia. Nell'esempio della torta (ricordi?) si intendeva dividerla in parti uguali poiché si sottointendeva che il criterio giusto fosse quello di equità. Istintivamente mi vien da dire che questa cosa è falsa. Io vorrei impostare una sorta di anarchia darwiniana che sta a mezzo tra i luoghi comuni degli ideali di giustizia di destra e sinistra, dove a sinistra tutti devono avere uguali quantità di beni e risorse, a destra solo il migliore deve essere premiato.

In realtà, credo che in linea teorica, il criterio migliore sia quello di massimizzare le possibilità degli individui di restituire il loro contributo sociale, ovvero di realizzare la propria individualità. Facciamo un esempio banale di due genitori che hanno due figli che nei loro campi specifici sono ugualmente eccellenti (un po' di ottimismo, almeno negli esempi!) il primo è un grande fotografo, il secondo è un grande pilota (le rispettive categorie mi passino le banalità). Un genitore premuroso e facoltoso regalerà al primo un'ottima macchina fotografica e al secondo un'ottima automobile, spendendo cifre enormemente diverse, ma realizzando obiettivi sostanzialmente identici per i due individui e per la società: entrambe sono stati messi in grado di realizzare al massimo il loro potenziale individuale e sociale.

Credo che la giustezza di questo esempio sia facilmente condivisibile (o no? Commenta sotto se non è così...), il fatto è che quando la vai a realizzare sorgono problemi estremamente pratici di valutazione: chi decide chi deve avere cosa? O meglio ancora: come si decide chi deve avere cosa?

Ah, no... Non ho una risposta. Sbatto qui le riflessioni perché scrivendo un trattato in internet, magari mica è detto che debba fare tutto io.

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