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genianarchia

perché il movimento cinque stelle può funzionare

alfredone
47 articoli.

el tricicle tra i due litiganti il terzo godeIeri ho illustrato quelli che per me sono gli errori di fondo del MoVimento Cinque Stelle, oggi vorrei invece appoggiare un ragionamento a difesa del vantaggio politico (nel senso etimologico di bene della comunità) che lo sviluppo di questo movimento porterà, almeno per un qualche periodo.

Una sensazione diffusa tra gli italiani è che i nostri grossi partiti abbiano fatto *per così dire* cartello: fingono di contrapporsi in progetti politici, ma poi finisce tutto a tarallucci e vino.

In pratica, in questi ultimi anni nella gestione dell'Italia si sono susseguite talmente tante da cazzate da poterla giudicare fallimentare; se fosse un'azienda, i dirigenti sarebbero già stati licenziati, è l'Italia... e questi continuano a dirigere impuniti.

L'effetto Grillo potrebbe essere quello di mandare un segnale di end impunity zone; la pacchia è finita, cari lor signori: o vi rimettete in careggiata o badate bene che noi un'alternativa ce l'abbiamo. Un po' come potrebbe fare una moglie, dopo un matrimonio di lunga data, stanco e trascinato, millantando un amante per re.interessare il marito; non avrà certo mai intenzione di lasciarlo, ma il solo istillargli il pensiero potrebbe bastare per far rinascere la scintilla dei primi incontri?

Una cosa è certa: forse non saremo tornati ai primi incontri, ma questi cartelli lasciati per Legnano, attentati fatti e annunciati e sommosse popolari almeno di quarant'anni ci riportano indietro: ah, nostalgia canaglia, siamo sempre qua.

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perché il movimento cinque stelle non può funzionare

alfredone
47 articoli.

Beppe Grillo e il Movimento Cinque StelleBeppe Grillo prima e il suo movimento poi da tempo predicano l'indifferenza politica tra destra e sinistra: sono tutti uguali, è tutto un magna magna. Qualche amicizia temporanea con Di Pietro / IdV, sostanziamente soli contro la politica.

In un periodo (era geologica!) in cui la gente è insoddisfatta della politica è facile raccimolare consensi attorno questa retorica, semplicemente spostando il conflitto da sinistra contro destra a cittadino contro politico. Il cittadino vota, per cui se si unisce trasversalmente è capace di battere il politico in questo gioco.

Sia ben chiaro, la distruzione delle categorie politiche destra e sinistra è gradita anche a me, ma l'atteggiamento (non)etico che caratterizza l'immaginario della classe politica non credo sia riservato solo alla classe politica, ma è dell'uomo; solo che quando una persona è in una posizione di grande potere, il suo opportunismo emerge prepotentemente.

Lungi da me l'idea di fare di tutta l'erba un fascio, al contrario, ciò che non mi spiego affatto sono le categorie cittadino-politico. Sono entrambe classi di persone, stesse caratteristiche fisiche, mentali, psichiche, anzi, il politico prima di divenire tale è stato un cittadino e, se tutto va bene, prima o poi tornerà ad esserlo.

Creare due categorie del genere significa presumere che (1) ad un dato momento (o con una certa gradualità) il cittadino viene formato a diventare altro, a far parte di un'altra categoria, (2) spontaneamente muta nel momento in cui entra a far parte di un ambiente sociale con caratteristiche diverse, (3) viene selezionato dall'ambiente sociale in base ad un meccanismo darwiniano: o sei abbastanza delinquente ed opportunista, oppure per te qui non c'è spazio.

Francamente mi sembrano tutte ipotesi inverosimili; alla fine siamo noi, e se così non fosse, se fosse un ambiente che ci muta, quali anticorpi avrebbero i 5stellisti per potersi salvare da questo ambiente muta-santi? Perché la loro parabola di partito antisistema dovrebbe essere diversa da quella della lega (fase discendente?), da quella dell'IdV (fase massima) solo perché le 5stelle sono in fase ascendente, quella più bella, quella dell'innamoramento?

Succederà come per i predecessori che in questa fase di esplosione raccoglieranno opportunisti pronti a salire sul carro del vincitore per un briciolo di potere (come i vari Scilipoti per l'IdV), che nel tempo i militanti motivati impareranno la scienza del compromesso politico e M5S diventerà l'enne+1esimo partito in attesa di scandali e mignotte.

Non ho mai pensato fosse una cosa utile cavalcare un disagio per impostare un percorso politico, certo è una buona strada per ottenere consensi. Una cosa mi preme però riconoscere a Grillo e alle Cinque Stelle: dallo spregevole razzismo della Lega, al fanatico (ma necessario al momento) giustizialismo dell'IdV, passiamo a parlare di ecologia, energia pulita, banda larga. Insomma, se son sbagliati i modi, almeno sono giusti i temi; ciò che non si capisce (no, no, si capisce, si capisce) é ma se gli italiani erano interessati a questi temi, perché han lasciato sparire i Verdi che è da oltre vent'anni che ne parlano?

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bossi e la lega: tolta la testa al serpente, il resto del corpo se ne andrà strisciando

enrico
26 articoli.

bossi umberto e renzoSono tutti uguali, dicono, da Belsito a Penati, da Bossi a Rutelli. In realtà nella questione che sta attorno alla Lega c'è un punticino in più, un punto che riguarda tutti gli oneman parties.

La Lega non è un partito ideologico, ma è un'idea partorita dalla fantasia di una sola persona e portata avanti da un manipolo di vestali, perché sostenuta da una marea di fedeli.

La Lega, come PdL, come IdV e come le 5stelle, nasce, vive e muore con il leader fondatore. La questione è che se in un partito ideologico scopri un vertice bacato, quando rimuovi il vertice, le ideologie rimangono. In un oneman party, se il oneman è corrotto, non rimane nient'altro.

Il sospetto che i vari Masaniello Bossi, Di Pietro e ora Beppe Grillo guidino per interessi personali o di terzi dei gruppi di potere democratico è sempre presente. Ora che il sospetto è, nel caso della Lega, una certezza, non sarebbe difficile ricostruire il tutto, attraverso due semplici macro-ipotesi: Bossi sin dal primo momento ha deciso di percorrere questa strada politica per interesse (un po' Don Abbondio, vaso di porcellana in mezzo a vasi di metallo) oppure è crollato strada facendo come Cappuccetto Rosso nel bosco ingannato dal lupo cattivo. In linea di massima, in entrambe i casi emerge che l'immagine del dur e pur che conosciamo non è altro che un immagine e l'uomo vale ben poco, giudizio che si poteva già dare dall'inizio riguardo le sue idee.

Il fatto è che, ora che è evidente che l'uomo non vale nulla, come si possono salvare le sue idee? Perché qualcuno dovrebbe pensare ragionevole continuare a propagandare le idee di un farabutto? L'unica risposta ovvia è per interesse politico: intanto che ci siamo trovati, rimaniamo un  gruppo di potere fintanto che stiamo insieme, per cui, qualunque sia il motivo, non ci lasciamo più! Se vogliamo, basterebbe questo banale ragionamento per capire che la sopravvivenza della Lega a Bossi è una vera e propria ammissione di complicità.

Ma un banale ragionamento sarebbe bastato anche per impedire la stessa nascita del partito, per cui... perché pretendere tanto proprio ora?

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la miglior soluzione ai problemi della gente è la gente

ilnono
75 articoli.

volontari a spalare la neveCome ho già avuto occasione di sottolineare, durante questi giorni di emergenza neve (scrivo da Forlì dove ha nevicato, non da Roma dove han detto che l'ha fatto), attraverso i siti di social networking si sono sentite le grida della gente e le azioni delle istituzioni. Grida in senso esteso, perché c'è stato chi ha giustamente gridato peste e corna, chi si è lamentato per stronzate, chi si è lamentato in cerca di coccole, chi si è rilassato postando foto poetiche, chi si è sbattuto per spalare neve... insomma, grida di ogni tipo.

La cosa buffa è che quando cade oltre un metro di neve in meno di dieci giorni significa che ogni singolo centimetro quadrato di tutto il territorio ha diritto al proprio metro di neve; significa che... hai voglia a centralizzare gli interventi, hai voglia a istituzionalizzare le procedure di emergenza, protezioni civili, comuni, eserciti; già dai primi giorni si leggevano gli inviti chi può spali davanti a casa propria, che son diventati chi può si spali la strada fino a chi è disponibile stiamo costruendo gruppi di volontari.

taaac!

Alla fine la soluzione è questa; va ben gli spalaneve e gli spargisale, finché la roba è quella che è, ma quando arrivano i problemi veri, bisogna che sia la gente (gli individui! le persone!) a rimboccarsi le maniche, aiutarsi, stringersi. É normale che sia così, il numero di persone abili e poco indaffarate, in questi giorni bloccati dalla neve, era impressionante rispetto ad ogni altro numero pensabile e gestibile da una qualsiasi istituzione.

La cosa meno normale, ma prevedibile, sono state le reazioni del tipo ma come: pago le tasse e quando è il momento mi devo spalare la strada da solo?

Yes, my dear.

Ma non è colpa tua se arrivi a pensare cose del genere, è che un sistema di governo (in senso esteso, gestione della cosa pubblica) centralizzato ti aiuta ad arrivare a questa conclusione: pago per disinteressarmi. Il che va bene finché va bene, ma quando nascono i problemi, si scopre che è un sistema che non funziona. Perché c'è bisogno di te. E guarda che non è una novità: c'era bisogno di te anche prima, c'è bisogno di te sempre. Solo che normalmente se non ci sei, le cose vanno a puttane un po' più lentamente, quasi in maniera impercettibile, però ci vanno.

Le tasse non possono essere il modo in cui tu paghi il tuo disinteresse e loro pagano il tuo silenzio, se c'è bisogno di una catastrofe perché tu te ne accorga, ben venga, perché è molto più catastrofico questo atteggiamento che cento giorni di neve. Ora fa in modo che la catastrofe sia servita: vedi di non dimenticartelo!

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c'è (geni)anarchia anche nelle impronte sulla neve

alfredone
47 articoli.

sentiero di impronte sulla neveUn'immagine sulla quale abbiamo avuto occasione di ragionare spesso in questi ultimi dieci giorni in Romagna e anche in gran parte del resto di Italia, ci pare di sentire.

Spesso fuori a piedi, il viso chino per sottrarsi al vento gelido e alle sferzate di neve, una certa attenzione rivolta a calcolare il percorso più corto e più praticabile ed attenzione ancora maggiore a dove si appoggia il piede in ogni singolo passo.

L'idea è quella di percorrere strade già percorse: la neve è già battuta anche se irregolare, è indiscutibilmente più facile camminare dove altri hanno già camminato; e lo stesso è per le macchine, le strade più pulite sono quelle di maggior percorrenza, un po' perché son le prime ad essere passate dagli spazzaneve e un po' perché ogni singolo passaggio di ogni singola macchina sposta la neve, la scioglie, libera la strada.

Così anche le nostre impronte; mentre camminiamo, usiamo il percorso fatto da altri per semplificare il nostro e contemporaneamente contribuiamo a semplificare il percorso di quelli che seguiranno. Non lo facciamo per generosità, per amore, altruismo o altre menate sentimentaliste del genere, lo facciamo perché inseguiamo la nostra meta e, se il sistema è costruito bene, nel farlo siamo aiutati dagli altri e aiutiamo gli altri a fare lo stesso. In questo particolare... sistema non c'è calcolo né premeditazione, Ã¨ così e basta, forse, anzi, è così, perché così lo si vuol leggere (in fondo dieci giorni di inattività costringono la mente a fare voli più lontano del solito).

L'idea della (geni)anarchia è quella di costruire tutti i sistemi di interazione sociale con lo stesso principio.

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la (geni)anarchia negli incroci stradali

alfredone
47 articoli.

ingorgo stradaleGià ci siam detti quanto i tentativi di primo tipo (rivoluzione violenta) e di secondo tipo (rivoluzione territoriale) siano tutti falliti nella storia, spesso per motivi esterni al gruppo anarchico; i tentativi di terzo tipo (rivoluzione graduale funzionale) costituiscono una strada inesplorata e credibile per procedere ad un passaggio lento e graduale verso l'anarchia. Il concetto è quello di tentare di espandere gli angoli di regolamentazione sociale risolti con la logica anarchica: regole non imposte, ma note alle parti, cioè condivise, comprese e applicate spontaneamente atte alla valorizzazione dell'individuo in senso sociale.

L'effetto potrebbe essere quello di indurre gli ananarchici ad apprezzare l'anarchia senza che nessuno gliene tessa le lodi, ma semplicemente sperimentandola.

Come dicevo, alcuni piccoli aspetti sono già presenti nella quotidianità. Consideriamo, ad esempio, il codice stradale e in particolare la regolamentazione degli incroci. Fino a qualche anno fa imperava il semaforo, come sostituto stupido del vigile, non che il vigile avesse lo spazio per comportarsi in maniera 'intelligente'; ovvero forse poteva ridurre i tempi di passaggio ad una direzione priva di vetture, ma non altro; molto di più di quanto non faccia un semaforo. Quindi siamo in una situazione in cui c'è una regola imposta dall'alto normalmente nota, accettata e condivisa ma che non ottimizza l'individuo (in questo caso, la partecipazione dell'individuo si riduce a decidere o meno il momento giusto di passaggio). Infatti, dimmi che non ti è mai capitato alle quattro di notte di passare con il rosso mentre da chilometri di distanza non si vedeva che landa desolata!

Un qualche anarchico infiltrato, però, ha deciso che questo non era abbastanza e si è inventato le rotatorie. Nelle rotatorie il tempo di impegno dell'incrocio è ottimizzato; tutti i decisori sono coinvolti nella scelta della soluzione migliore e, bada bene, contrariamente a ciò che avrebbero pensato gli ananarchici, gli incidenti sono diminuiti se non spariti!

Quante volte hai sentito dire (o pensato) nei confronti dell'anarchia ma se non c'è nessuno che controlla è un caos! Chi può impedire a tutti di fare tutto?

Ecco, le rotatorie sono una prova tangibile che non è così: se gli individui sono guidati da un interesse, in questo caso uscire dall'incrocio senza incidenti il più presto possibile, non faranno... tutto, faranno ciò che gli serve per raggiungere il proprio obiettivo.

Forse ora capisci a cosa serve un partito anarchico?  Serve per guidare il più velocemente possibile le scelte della regolamentazione sociale verso canoni (geni)anarchici, in un sistema di regole noto, capito, condiviso spontaneamente e applicato che ottimizzi l'individuo sociale.

Si può fare. Adesso.

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l'anarchia è già in mezzo a noi

alfredone
47 articoli.

gruppo di volontari del 118Ma quando ti dicono: non è possibile, sarebbe meraviglioso, ma è un'utopia!

È importante che gli individui capiscano non solo che l'anarchia è possibile, ma che è l'unica scelta accettabile; scegliere altro è accontentarsi.

Ti dicono che l'uomo è intrinsecamente opportunista; che ciò non sia vero è dimostrato dalle mastodontiche organizzazioni sociali in tutto il mondo. Siamo in una fase di transizione della nostra evoluzione dove l'istinto di sopravvivenza, ancora molto forte, va calando e l'istinto di socialità, ancora un po' *diciamocelo* blandino, va crescendo. Un giorno, tra qualche migliaio d'anni, chi leggerà questi scritti si stupirà della necessità di scrivere... tali banalità.

Quindi la ricetta quotidiana è: lavorare per piacere, facendo qualcosa di utile a se è al tessuto sociale, senza avere in cambio riconoscimenti economici, ma potendo usufruire parimenti del lavoro degli altri individui... ti ricorda nulla?

Personalmente ritengo il mio lavoro istituzionale un portatore sano di stipendio. Non completamente, per carità! Diciamo che se mi regala un 20% di soddisfazione, il resto è noia necessaria se voglio sopravvivere nel capitalismo. Otto ore al giorno con una resa del 20% giustificano il 100% della mia sussistenza; le rimanenti tre ore al giorno dedicate mediamente ad attività sociali (non ultimo la scrittura di questi stessi post) non sono riconosciute in nessun modo, nonostante (ne sono consapevole) abbiano un'utilità che, confrontata al resto della mia giornata lavorativa, può essere stimata al 200%.

Quanti sono in queste condizioni? Quanti lavorano per vivere e dedicano il loro tempo libero a cose utili? Io ne conosco tanti. I netfuturisti, ad esempio, lavorano così: ogni ora di tempo libero per costruire un pensiero avanguardistico completo e coerente. Ma non c'è bisogno di cercare tanto in là: pensa ai volontari del 118, agli educatori *sigh* religiosi, le associazioni senza fini di lucro (quelle vere!), anche i volontari all'interno dei partiti politici. Moltissima gente, già adesso, sa cosa significa lavorare, darsi da fare, sbattersi con passione per qualcosa in cui si crede e per farlo, aspetta di essere stimbrato. Così diventa: il lavoro è quella cosa noiosa che ti procura lo stipendio, l'hobby è quella cosa entusiasmante che serve, ma che non vale niente; questa è già una verità diffusa adesso!

Si tratta di montare su questo lavoro vero, non retribuito, fatto di passione, che ora è considerato un surplus, spingere l'acceleratore a tavoletta e superare il lavoro istituzionale in quarta! Di metterlo tutto insieme e dargli la dignità di colonna vertebrale produttiva per l'anarchia che verrà.

Facciamo un esempio. Alla settimana scopro che ho quattro ore libere, che magari di solito aspetto indolente, non uso (ricordati che il tempo*uomo, oltre alle risorse del mondo, è l'unica cosa che abbia valore in (geni)anarchia!). Se tu potessi usare queste quattro ore per fare qualcosa che ti piace, avresti buttato un'altra goccia nel mare anarchico. Se ti piace ad esempio costruire ninnoli, falli  e portali nel negozio anarchico* o appoggiali su un portale e chi li vuole se li viene a prendere. Ti piace insegnare? Mettiti a disposizione di chi ha bisogno. Ti piace coltivare? Ottimo, organizzati per distribuire i prodotti in modo che non vada a male nulla. Il gioco è che se ognuna di queste attività è fatta per la sola propria gratificazione, alla distribuzione del prodotto non seguirà un corrispettivo economico. Adesso... se è ancora più spiccato il tuo istinto opportunista di sopravvivenza, starai pensando all'uno che perdi; se invece si è sviluppato abbastanza il tuo istinto sociale, starai pensando al mille che guadagni! Tieni presente che l'evoluzione ha una sola direzione e gli individui del primo tipo hanno il solo destino di estinguersi.

Ricorda: quando il prodotto è finito, non te ne devi più preoccupare. Ti ha dato tutto quello che poteva darti con la soddisfazione di averlo fatto. Quindi se ne usufruisce un altro anarchico, bene, il ciclo prima o poi si chiuderà, se ne usufruisce un ananarchico, potrebbe essere l'occasione per fargli capire come può essere migliore il mondo.

Due riflessioni e poi le altre magari le lasciamo nei commenti:

*il negozio anarchico è un negozio dove non c'è un negoziante: chi ha, porta e chi ha bisogno, prende. Per rendere movimento un'iniziativa di questo tipo (con vecchi canoni si dovrebbe definirla commerciale *gh gh*) è necessario che gli individui si organizzino e che rendano anche partecipi passivi gli ananarchici, ma non si può lasciare che l'opportunismo ananarchico se ne impossessi. Ricordo che fintanto che siamo nel transiente dall'ananarchia all'anarchia, il rapporto con le strutture non anarchiche non può essere gestito in maniera anarchica. Per cui nel negozio anarchico oltre a verificare che non venga saccheggiato stupidamente da ananarchici si dovrebbe approfittare per divulgare le iniziative anarchiche.

Mano a mano che un'iniziativa di questo genere si diffonde, girerà sempre più lavoro non retribuito e sempre meno lavoro retribuito causando due grossi effetti che innescheranno le reazioni degli ananarchici: la concorrenza sleale e il calo di entrate fiscali. Mentre per il primo problema non posso che lasciare un monito, poiché la soluzione dovrà essere escogitata caso per caso, per il secondo bisognerà necessariamente organizzarsi offrendo gruppi di supporto alle esigenze pubbliche.

Ci pensi quanta gente già adesso ha aperto spontaneamente e singolarmente la strada all'anarchia? Ci pensi organizzandoci quanto potremmo fare? Probabilmente se tutti collaborassimo, venti ore alla settimana sarebbero sufficienti, ma chi (non avendo più bisogno per la sussistenza) dedicherebbe solo venti ore alla settimana ad una cosa che gli piace?

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la base romantica della MIA (geni)anarchia

alfredone
47 articoli.

la statua alllegorica della giustiziaHo già avuto occasione di dire che non necessariamente equo significa giusto.

Sono cresciuto in mezzo a numeri e algoritmi e ho una tendenza molto personale ad estendere ragionamenti al massimo del rigore logico in tutti i campi. Se dovessi indicare la miglior scelta per una logica che dòmini lo sviluppo più efficente per una struttura sociale, copierei (in mancanza di meglio) la scelta che la natura fa da milioni di anni: la selezione naturale.

In fondo anche la capacità di interpretare come sentimenti le nostre sensazioni è una risposta evolutiva alla necessità di costituirci in gruppi sociali. Poco importa: che sia in un modo (cinico) o nell'altro (romantico), per me l'esito è lo stesso.

Mi spiego.

Supponiamo che nel definire una regola aprioristica di distribuzione delle risorse tra gli individui, si voglia prediligere, in base ad un criterio qualsiasi, un individuo rispetto ad un altro (è più intelligente, più forte, più adatto alla sopravvivenza), si viene a creare un nuovo problema: qualcuno (tutti) deve decidere, al posto della natura, (1) quale è il criterio che rende più adatta una persona rispetto ad un'altra, (2) quando è il momento qualcuno (tutti) deve stabilire chi rispetti meglio quel criterio.

Mentre forse il punto (2) è risolvibile in alcuni casi attraverso rigide misurazioni, il punto (1) causa un paradosso logico: se fossimo ora capaci di stabilire criteri di miglioramento della specie per il domani, vorrebbe dire che già adesso abbiamo realizzato quei criteri. Immagino che sia evidente che non sto parlando di rendere una razza più alta, più bionda o cose così, ma in generale più idonea alla sopravvivenza: se fossimo capaci di capire come si potrebbe realizzare, lo faremmo senza doverci selezionare.

Non escludo che qualcuno possa dimostrarmi il contrario, ma per ora rimango dell'avviso che, nella MIA (geni)anarchia, equo equivale a giusto. Ovvero, nella distribuzione delle risorse, a priori, una tutte gli individui contano uno o, per dirla in fretta, oneach (uno ciascuno).

Bada che non è frutto di ignavia o un finto senso buonista, è solo che mi sembra la scelta migliore per consentire al naturale meccanismo di selezione di compiere quello che finora è stata la maniera migliore per progettare e costruire un futuro che sia rigorosamente migliore del presente.

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il futuro è in una rete di (geni)anarchie

ilnono
75 articoli.

connessione di città del mondo con linee luminoseChiacchiere, chiacchiere, ma... quando cominciamo a stilare il sistema di regole ideale per una (geni)anarchia?

Non sono chiacchiere, né cazzeggio, il fatto è che lungo questo percorso di post sto tracciando un sentiero, delle caratteristiche necessarie e sufficienti a delineare una (geni)anarchia; una volta che un insieme di regole rispetta questi principi, è una (geni)anarchia, ma non LA genianarchia.

L'obiettivo è quello di eliminare ogni tipo di struttura gerarchica e procedere verso un individualismo sfrenato; puntualizzo per i più maliziosi: sempre qui (e in tutto il netfuturismo) per individualismo si intende l'esaltazione delle capacità proprie dell'individuo, inclusa la socialità! Ãˆ una categoria che si riconosce meglio con il termine demassificare, perché la parola individualismo purtroppo è in uso comune con altro significato, ma se ti abitui un po' con me...

In pratica, ogni singola regola dovrà essere pensata per massimizzare le possibilità creative e di sviluppo (utilità) di ogni singolo individuo. Ogni persona decide se partecipare a questa (geni)anarchia, prendendo visione del regolamento, capendolo (yes, richiede intelligenza, per questo si chiama (geni)anarchia! gli stupidi non possono essere anarchici), accettandolo e applicandolo. Bisognerà regolamentare la minore età, fino a quando non si hanno le capacità di capire il regolamento, l'età varierà da persona a persona (capisci cosa intendo per individualismo? qui siam tutti maggiorenni a 18 anni: ti sembra credibile?), ma forse stiam parlando di circa dodici anni. Bisognerà regolamentare i rapporti con le strutture an-anarchiche, per le quali sono richieste regole non anarchiche, forse un esercito. I rapporti con le altre (geni)anarchie. Le regole di accettazione di nuovi individui in comunità (facile), la gestione delle patologie an-anarchiche (non tutti sono fisiologicamente in grado di capire e applicare), la gestione di atteggiamenti an-anarchici. Dopodiché si potranno suddividere i contrasti in tre tipologie, due delle quali di facile risoluzione: quando le risorse sono sufficienti per tutti i contendenti e quando non lo sono per nessuno. Infine, quando le risorse non sono sufficienti per tutti è necessario stabilire una regola di distribuzione o assegnazione. Serve una procedura per aggiungere, modificare o cancellare regole alla quale tutti (non so come dirlo: TUTTI!) devono poter partecipare. In (geni)anarchia NESSUNO può dire a me va bene, fate voi!

Dopodiché si può partire, non credo serva altro.

Ma poi mi han chiesto: ok, tutto molto bello, molto hippy e mi piacerebbe anche. Sembra un mondo dove c'è il sole anche quando piove, ma a me ad esempio dispiacerebbe molto dover rinunciare alla mia casa o alla proprietà privata in genere. Nella (geni)anarchia c'è la proprietà privata?

In generale la risposta è non lo so. Ecco come mi immagino il futuro:

una volta rispettati i principi sopra (che forse con il tempo si potranno estendere o ridurre) poi ogni comunità potrà stabilire il proprio insieme di regole e metterlo in pratica, di modo che se un individuo per qualunque motivo (o perché ha appena raggiunto la maggior età o perché ha cambiato idea) non gli piace la proprietà privata, esce dalla propria comunità e si trasferisce in un'altra il cui regolamento gli sembra più appropriato al proprio modo di concepire la vita sociale. In un futuro, probabilmente le comunità si scambieranno le esperienze nell'applicazione dei regolamenti; talune comunità vedranno che hanno sbagliato e preferiranno adottare altre regole che magari altre comunità hanno già sperimentato funzionare benissimo e così via. Quando tutto il mondo sarà anarchico, si potrà infine cessare di avere strutture e regole di interfaccia con altre società an-anarchiche. Il mondo diventerà un'enorme rete di comunità (geni)anarchiche, una sorta di net.an.archia globale.

Sì, ok, ok. Detto questo, tra un po' pubblicherò su questo sito un'ipotesi di regolamento, promesso.

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le tre strade verso la (geni)anarchia

alfredone
47 articoli.

scritta sul muro inerente la rivoluzioneAl presente, riesco a vedere tre modi per arrivare ad un regime anarchico: (1) cambiamento improvviso (sudden change), (2) progressione territoriale, (3) progressione funzionale.

La maggioranza dei tentativi storici compiuti fino ad ora (non a caso falliti!) hanno tentato la prima strada: la rivoluzione! Ci tengo a chiarire che per rivoluzione non intendo necessariamente una presa di potere armata, ma un cambiamento repentino e globale. L'idea, anche se un po' suggestiva, è che tutto il mondo (o una parte importante di esso) si accordi per passare improvvisamente da un qualunque regime di governo all'anarchia; ma tipo dalle 14:30 del 22 agosto 2012 ora locale. In questo modo non si presenterebbero i problemi di gestione dei rapporti con gruppi sociali non anarchici o rischi di ingerenze opportuniste, si ma... rimarrebbero problemi ben più gravi! Affinché si possa parlare (ed attuare!) una (geni)anarchia è necessario che ogni singolo individuo conosca, capisca, accetti e applichi le regole. In pratica se questa rivoluzione fosse il risultato di un referendum, non esiste che passa con il 99%, perché quell'1% è sufficiente per far collassare il sistema. Figuriamoci poi se si parla di una rivoluzione armata, dove è una minoranza che forza la maggioranza ad accettare il sistema di regole!

La progressione territoriale è già più credibile, ma dagli esempi storici sembra avere un alto tasso di mortalità infantile e una sorta di massa critica al di sopra della quale il sistema collassa. L'idea è quella di fondare un gruppo sociale in un dato territorio sul quale si prendono accordi di completa sovranità con le forme di governo esterne; il gruppo deve essere tale da garantirsi una forma preponderante di autosufficienza, in modo da poter minimizzare gli scambi commerciali con l'esterno (che sono necessariamente non anarchici). In questo modo è più gestibile l'introduzione graduale di individui pronti ad un cambiamento radicale che, per quanto visto, difficilmente possono essere an-anarchici da troppo tempo. Ci sono moltissimi esempi di piccole comunità quasi-anarchiche in qualche modo stabili (che vedremo a tempo debito); altri esempi di comunità collassate e nessun caso di società estese con regime anarchico, né nella storia, né attualmente: la sfida rimane aperta. L'idea sarebbe quella di cominciare a costituire un gruppo che, ancora vivente in regime democratico, ad esempio, si incontra per (1) stilare l'insieme di regole condivise, (2) trova il modo di impossessarsi/acquistare un territorio, (3) stila accordi con le forme di governo esterne. Bada bene: ogni singolo individuo deve accettare le regole condivise! Una volta raggiunti questi obiettivi si può partire e, nel caso di prosperità, accettare in seguito espansione numerica e territoriale sempre condizionata ai tre punti.

Questa mi sembrava la cosa più credibile, nonostante le enormi difficoltà, fino a quando non mi sono chiesto: ma perché l'espansione deve essere per forza territoriale, non si può considerare una forma di espansione virtuale, ad esempio sulle varie funzioni della nostra società?

Una volta costituito un gruppo di individui che condividono regole anarchiche, questi potrebbero cominciare ad attuarle non necessariamente all'interno di un territorio, ma direttamente nell'attuale struttura sociale. Ovvio, con l'accorgimento di raggiungere accordi per non violare l'esistente sistema di leggi, al fine di non creare inutili sforzi... per uscire di galera! Lo scopo è quello di creare delle isole anarchiche funzionali che sono completamente attuate tra anarchici e diventano una vetrina tangibile di fattibilità concreta dell'anarchia per gli an-anarchici. Se le basi sono corrette, e l'attuazione le rispecchia, sono sicuro che il fascino dell'organizzazione anarchica persuaderà gli an-anarchici più di quanto possano fare mille parole. Vedremo in seguito come si può attuare concretamente già oggi, anzi, come dovremmo stare già attuandola!

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