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favole per adulti

favole per adulti

Ho la sensazione che sia ora di dare una rinfrescata al panorama delle favole. In pratica, da un pezzo non si sente parlare che delle solite trite e ritrite: cavalieri, dame, streghe rigirate in tutte le salse. Il fatto è che le favole dovrebbero dare il primo approccio all'etica per i bambini e un'indicazione di continuità per gli adulti e invece quelle che conosciamo si appoggiano su valori vecchi, raccontati in modo vecchio con personaggi vecchi e situazione vecchia. Insomma, un po' come la musica classica, o come il nonno Simpson: è ancora lì solo perché pare brutto liberarsene e fintanto che sta lì qualcuno deve dire che è bene che ci sia.

Il problema è che così le favole diventano noiose ed inutili e prima che qualcuno dica che non han più ragione di esistere, propongo la scrittura di nuove favole che si facciano promotrici di un'etica al passo con i tempi e di un linguaggio e personaggi un pochettino più moderni.

Il procedimento è questo: si prende una situazione reale eticamente scorretta, ma diventata ormai consuetudine, la si traspone nel mondo delle favole dove ogni cosa torna al suo posto e tutti vissero felici e contenti. Uno, passando dalle favole, comincia a pensare che forse non è un'utopia,  o che non sono solo io a pensare che dovrebbe essere così, o che forse forse proprio solo una favola non è e piano piano comincia a darsi da fare per farla diventare realtà.

Visto che stiamo parlando di adulti, che purtroppo hanno perso molte delle loro capacità creative passando attraverso la scuola, non useremo metafore, similitudini o analogie: partiamo da situazioni reali! Altrimenti gli adulti non ci capirebbero nulla.

P.S.: se ti sei lasciato trarre in inganno dal nome della tipologia di idea digitale così come ha fatto l'immagine in header, spiacente di averti deluso Fico.

la cicala e la formica... africane!

pierre
17 articoli.

la cicala e la formicaAncora sulla retorica del lavoro a tutti i costi, quante volte avrai sentito il luogo comune che gli africani non han voglia di far nulla? Prendono la vita con mooolta calma e poi finiscono in indigenza e chiedono la carità.

Io mi chiedo se può essere sempre stato così; prima della colonizzazione europea a chi chiedevano la carità? In quale chiesa si trovava incessantemente la bustina in cerca di soldi per un popolo intero incapace di provvedere geneticamente al proprio sostentamento?

Che ci vuoi fare: noi europei siamo degli sgobboni (formiche) capaci di far fronte all'inverno, mentre gli africani sono cicale che cantano, ballano e giocano e poi, quando è il momento di mangiare, esibiscono bambini-scheletro per ottenere briciole alla mensa europea.

Si capisce che è un discorso che non fila. Sono stato in Africa a verificare (Zambia) è ho scoperto che è una terra fertilissima, che puoi raccogliere anche quattro volte l'anno; tra i tropici tutto l'anno ci sono dodici ore di luce dalle sei alle sei, raramente è caldo caldo e praticamente mai è freddo. In un clima così (un clima da bare necessities) a nessuno viene in mente di cumulare... per l'inverno! Vivi, ti gusti la vita, finche non finisce. Anch'io avrei fatto così e forse, unificando alle esigenze europee, questo è un atteggiamento da cui si può imparare anziché condannare e reprimere, o al meglio redimere.

Mi viene in mente, allora, che la nostra smania all'accumulo è dovuta solo ad un fattore ambientale: cerchiamo di avere sempre di più perché, ancestralmente, dobbiamo far fronte all'inverno. Ci sembra stupido chi non si dà da fare per avere più di ciò che serve, e inefficiente chi spreca anche una sola ora senza cumulare. Il fatto è che, se da un lato questo atteggiamento ci ha traghettato fino al 2011, ovvero ci ha consentito in altra epoca di sopravvivere e poi di prosperare, infine di soggiogare altre culture e imporre loro questa presunta esigenza, dall'altro lato questa esigenza non c'è più.

Dalla costruzione dei grandi centri commerciali in avanti, non abbiamo più paura dell'inverno neanche quando usciamo di casa. Non abbiamo più freddo, non abbiamo più fame e sono poche le malattie che ci colgono impreparati e stiamo lavorando anche su quelle. In pratica, l'atteggiamento formica ci serve pochissimo, oggigiorno, se non che è solo deleterio: malattie cardiovascolari, psicopatologie e chissà in cos'altro possiamo somatizzare lo stress, più la competizione, l'opportunismo e la prevaricazione. Non sarebbe male se, invece che imporre i nostri tumori ad altri, integrassimo un briciolo di cicalismo nella formicheria.

Per rendere l'inutile, obsoleta, sbagliata, antieducativa favola della cicala e della formica ai posteri, la mutiamo leggermente. Perché mentre la versione di LaFountaine ce l'abbiamo nel mesencefalo, quella che segue ci deve essere insegnata artificialmente, con la speranza che, in un centinaio di generazioni, moderi quest'inutile istinto alla cumulazione.

C'era una volta, tra i due tropici, una cicala e una formica. Mentre la formica lavorava strenuamente per raccogliere cibo per l'inverno, la cicala cantava di gusto deliziando tutti gli insetti del circondario.

La formica scherniva la cicala - canta, canta, ma vedrai che brutta fine farai quando verrà l'inverno - e tutti guardavano la formica con occhi sgranati, poi la cicala riprendeva a cantare.

Ma la formica, che ci teneva a non fare la figura dell'idiota mentre tutti si divertivano, ripeteva i suoi moniti alla cicala - Ah, vedrai quest'inverno vedrai... - La cicala invece continuava a cantare.

Un bel giorno, il 21 di dicembre arrivò l'inverno, la formica si chiuse nel suo formicaio mentre la cicala continuava a cantare allegramente. Non passò tanto tempo che la cicala andò a bussare alla porta della casa della formica.

- A ah! - fece la formica - Lo sapevo: adesso vieni a pietire da mangiare, ma io dura: NO! Col cavolo, ci dovevi pensare prima, posso mica sgobbare io e poi tu vieni a prenderti la tua parte, non è giusto, non è giusto, ma son buona e vabbè, vieni pure a prendere la mia elemosina.

La cicala rispose - Veramente ero preoccupata per te, è un po' che non ti si vede in giro e visto che oggi è una bella giornata di sole ed è domenica, volevo sapere se ti andava di venire al lago. -

- Bella giornata? Ma non è  inverno? -

- Sì, ma un inverno equatoriale, il clima è ancora gradevolissimo, che fai: vieni? -

La formica per stizza non andò. Anzi finì i suoi giorni nuotando nel mare dei suoi averi (sì, sì, proprio come l'adattissima figura didattica per bimbi Paperon de Paperoni) colpita da un tremendo malore dovuto all'iperlavoro e allo stress. La cicala invece subì l'invasione di formiche del nord che le tolsero tutti i beni e la costrinsero a lavorare d'estate e a mendicare cibo di inverno. Eh eh, un brutto finale? No no, mica è finita. Diciamo che adesso... siamo arrivati più o meno fino a qui, il finale sta a te.

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kuhill e la guerra dei Mattazzi

alfredone
47 articoli.

una casa fatta d'alberiKuhill è andoriano da parte di madre e Drullo del tecnobosco da generazioni.

Non che abbia suscitato reazioni razziste. Il suo essere andoriano è evidente per la morbida coda decorativa, due occhi enormi da cerbiatto e arti lunghi e affusolati. Per il resto Kuhill può sembrare un falesino qualsiasi.

Nel fare il Drullo, no. Nel fare il Drullo è davvero speciale, e non perché sia andoriano. Kuhill veglia sul Tecnobosco venti ore al giorno e per tutta la settimana destra: non è mai stanco. Se è stanco, dorme sopra lo stesso vecchio Tipiglio in cui ha installato la Centrale Ricettiva.

Dormire nel Tecnobosco è relativamente facile e riposante: per questo bastano pochi minuti! In effetti 'Tecnobosco' è un termine forse eccessivo, perché l'assorbimento radiante di giorno avviene solo dalle 15:00 alle 17:00, fino alla prima interruzione pubblicitaria. L'energia elettromagnetica viene poi rilasciata lentamente durante tutta la notte, sottoforma di rumomusica rilassantissima che va da suoni che si scrivono come svisshhhh ad altri che si scrivono come frrrrrissshhhh.

Il vecchio Tipiglio è un albero secolare-semovente-ma-molto-lentamente da cui si può guardare tutto il Tecnobosco. Non va molto in là. Va anche detto che consuma pochissimo.

Una cosa la si può dire con assoluta certezza senza timore di smentita: se nel Tecnobosco succede qualcosa, Kuhill lo sa; se nel Tecnobosco succede qualcosa, Kuhill interviene e sistema. Bella forza, direte voi, altrimenti che Drullo sarebbe! Giusto.

Nonostante tutto, oggi (il giorno in cui vi racconto la storia) Kuhill è preso alla sprovvista da una notizia felicemente condotta alla Centrale Ricettiva sopra il vecchio Tipiglio da Iliviano il microcip. Più o meno tutti gli animali del Tecnobosco adorano il giovane Drullo e chi può lo aiuta nel tenere tutto pulito e ordinato. Iliviano è vecchio, ormai. I suoi figli sono già volospariti per altri nidi con le loro consorti microcip. La pensione garantita dal governo delle 21:30 è ottima, così Iliviano può dedicarsi ai suoi passatempi: leggere i videopoemi in tv e aiutare Kuhill a tenere il Tecnobosco in ordine.

- Kuhill, Kuhill, ti chiamo io mentre lo faccio.

- Hola, Ili', qual buon vento?

- Vento di risa: hai voglia della notizia del giorno che ti dico io se mi dici che ne hai voglia?

- Di quale giorno?

- Uno, dico io che l'ho detto. E l'ho sentito quando lo dicevo per cui ne sono sicuro. Ma che combinano i Mattazzi, i Mattazzi che combinano lo sai o te l'ho detto?

- Ho visto che sono scesi nella valle a due gruppi di tutti-diviso-due, faranno una partita a Crunch…

- Ma che dici mentre ti ascolto! Per fortuna che c'è la fortuna che te lo dico io che non sono un altro: fanno la guerra e si combattono in due schieramenti.

- La guerra? E che cosa sarebbe: un gioco nuovo?

- Magari! Lo sarebbe se lo fosse. Rischia invece che si fanno male se qualcuno non evita il rischio che se ne facciano. Che dici di dire, Kuhill, andiamo a vedere cosa c'é da vedere?

- Io vado e tu che fai?

Salto-volando aggrappati alle antenne più alte degli alberi maestri, Kuhill e Iliviano arrivano alla valle dei Mattazzi in men che non si dica, tipo due righe fa. Nascosti dietro un Frospuglio, aspettano un po' che arriviamo anche noi e poi cercano di capire cosa stanno combinando questa volta i Mattazzi, perché una giusta non ne avevano mai fatta, ma tanto meno la guerra…

La valle è come un enorme ciotola naturale, distesa d'erba da rùmino e bassi Frospugli, tutta circondata dal Tecnobosco e cicoria. Quando piove tantissimo, s'accolma d'acqua e i pesci ci vengono in vacanza, diversamente lavorano al lago Lagosto, nella parte nord-estiva del Tecnobosco. Forse una volta (tipo, tanto tempo fa) c'era un ghiacciaio che si era stufato evaporando, o un vulcano alla rovescia, che eruttava dal basso. Kuhill preferisce pensare che i giganti ci facevano le torte, ma è assurdo: ai giganti i dolci non piacciono.

Ecco allora che la valle dei Mattazzi, dove di solito vanno i bambini Mattazzi a rotolarsi per gioco dal basso verso l'alto (saranno bambini, ma sono anche Mattazzi!) o le Frigomucche a pascolare. Quel giorno (sempre lo stesso di questo racconto, quindi oggi per chi scrive, a destra di chi legge) i Mattazzi si sono schierati in due divisioni intere, cioè senza resto: al lato est, capitanati da Plic (un nome insolito per un Mattazzo, ma tutti i Mattazzi hanno nomi insoliti) che strilla ordini a destra e a sinistra, mentre i suoi compari corrono avanti e indietro, sopra e sotto, per fare tutto senza che serva a niente. Gli ordini sono sottotitolati per i non udenti con enormi bandiere sventolate al vento da diciotto Bandierini Mattazzi, chiaramente visibili alla pagina 777 del televideo.

Al lato ovest, Pac (vi ho già detto che i nomi dei Mattazzi sono insoliti?) sta davanti a tutti; guarda cosa fa Plic in lontananza e cerca di copiare. Male. Ma fare peggio è impossibile, perché tanto anche i Mattazzi che sono con lui, corrono e corrono senza arrivare da nessuna parte. Pac si serve del telefono senza fili per passare gli ordini. Ma già al terzo passaggio, destra è diventata sinistra e anche il governo delle 20:30, alle 21:14 è vittima del ribaltone. Addio pensione, pensò Iliviano.

Tutti vestono strano. E questo è normale per i Mattazzi. Tutti hanno in mano degli strani oggetti di gommaprene e pastamolla. E anche questo può essere normale per i Mattazzi. Tutti hanno in testa lo stesso strano cappello: quelli di Plic, i Plicchiani, lo portano con la visiera davanti; quelli di Pac, i Pacchiani, lo portano con la visiera di dietro. E questo era strano anche per i Mattazzi.

Proprio mentre cominciano a intonare canti denigratori e a mostrarsi reciprocamente i genitali, al Frospuglio dove Kuhill e Iliviano si sono nascosti, arrivano Ettah ed altri bimbi Mattazzi. Ettah è la più strana dei Mattazzi. Una bimba famosa in tutto il tecnobosco perché racconta delle storie inverosimili. Peggio che 'Alessia nel mese delle Parapiglie', perché a quella storia lì, ancora ancora ci si crede che possa avere un fondo di verità. Le storie di Ettah sono davvero impossibili! C'è quella dove uno faceva attraversare i pedoni sulle striscie, o quel paese dove tutti pagano le tasse. Ah, e poi c'è la storia del politiconesto e la scuola che ci impari qualcosa: ma insomma! Kuhill tante volte ha tentato di farle capire che se voleva che la gente ascoltasse le sue storie, un legame con la realtà lo doveva mantenere. Non glielo diceva con cattiveria, ma solo perché Ettah soffriva del fatto che gli altri del Tecnobosco (Biculli compresi, e loro, si sa, credono veramente a tutto!) non ascoltavano le sue storie per più di due respiri. Inventavano delle scuse assurde (meno delle storie di Ettah!) e poi scappavano. Ettah ci soffriva per questa cosa, piangeva di nascosto a volte, ma non riusciva a rinunciare a raccontare le sue storie assurde!

- Ettah, che succede tra i Mattazzi?

- Cia' Kuhill, Hola Ili'. La denominazione di questo evento è guerra, guerra è ciò in cui si stan prodigando!

- Che ti avevo detto io prima quando dicevo di avertelo detto?

- Ma cos'è questa g-u-e-r-r-a?

- Quanto è nel tuo campo visivo, niente di più, niente di meno. Alla mia stessa memoria sovviene dai meandri dei ricordi passati una novella antica di due popoli in divergenza di opinioni a tal grado da giungere inaspettatamente alla terminazione l'uno dell'altro…

- Ettah, non cominciare con le tue storie assurde!

- Se cominci a raccontare una storia che inizia con te che racconti la storia dall'inizio, io devo assolutamente avere il dovere di andarmene ad un appuntamento con uno che non esiste a cui non ho mai detto che proprio adesso che è ora dovevamo evitare di vederci!

- Tranquillo Ili', non è il momento delle favole di Ettah, ora: vero, Ettah?

- Umpf. ma quella antica novella aveva un fascino accattivante…

- Raccontami di questa, invece…

- Tutto ebbe inizio con l'approssimarsi dei Campielli al paese dei Mattazzi…

- A cosa ti riferisci quando parli dei tuoi riferimenti alla parola Campiello che hai appena pronunciato?

- Il _Campiello_ è una sorta di cappello, con la principale differenza che va in testa ed ha un numero di finalità molteplici, quantizzabili a quattro: primo, ripara dal sole; secondo, migliora l'estetica; terzo, identifica lo stato sociale; quarto, porta alla guerra.

- Ma com'è possibile arrivare alla guerra per un Campiello?

- Non per il Campiello in quanto esso stesso entità, piuttosto per la maniera in cui indosso lo si porta! I Plicchiani asseriscono veementi che la visiera del campiello deve a tutti i costi essere sfoggiata in posizione frontale. Di per contro, i Pacchiani insistono strenuamente che la visiera sia stata concepita per essere indossata da tergo. Lunghe riunioni ed incontri cittadini non hanno messo fine a tal diatriba. Sono seguite sapienti propagande e referendum: niente da fare! Metà Mattazzi si professano seguaci della teoria di Plic, La rimanente metà giurerebbe che Pac asserisce la sola verità. Ed ecco la guerra.

- ?

- ?

…

- Scusa, ma non c'è modo di evitare questa guerra?

- Ehi! Io mi dedico alla narrazione di storie inverosimili, non sei tu forse il Drullo del Tecnobosco? credo che faccia parte delle tue mansioni arrivare al bandolo di questa insolita matassa!

Ettah ha ragionissimo! Anche Ili' lo pensa, si può sentirlo fin da qua. Non c'é bisogno di dire altro: Kuhill gonfia il petto, si rizza in piedi e, agile come un andoriano, raggiunge con una corsa il centro della valle dei Mattazzi. Da qui estrae il suo elettrocorno, aggancia il cavo dell'alimentazione ad un onda elettromagnetica che passa di lì per caso ed emette un potentissimo rumosuono. Se dovessi scriverlo, scriverei qualcosa tipo chsrcccshhhzzxxkk e qualche altra cappa e zeta.

Tutta la valle piomba nel silenzio (tranne i Beccucci: quelli continuano il loro stridìo anche dopo che hanno smesso!) e Kuhill urla

- Plic e Pac qui da me, subito!

mormorìo mormorìo mormrìo mormro mrmr mrmr mrmr mrmr mrmr

poi Plic risponde

- Avimmo di fare la guerra, Kuhill. Se ne parliamo in successivamente?

E Pac dall'altra parte fa eco

- Come ha detto lui!

Fumìno di indignazione e strillo poderoso (più dell'elettrocorno)

- SUBITO!!!

A capo chino, si avvicinano i due capigruppo da est e da ovest verso il punto in cui Kuhill li stava aspettando.

- Cos'è quel pezzo di gommaprene e pastamolla che hai in mano, Plic?

- Questa? Questa qui? Un arma portentissima che facisse male assai agli altri e non a me. E questo saribbe un riparatore tipo di uno scudo, così che gli altri non fanno male a me.

- Ce li ho anch'io. Uguali. Però meglio.

- Ma sono di gommaprene e pastamolla: è impossibile farsi male con quelli!

- Ehi! Noi siamo Mattazzi, mica Idioscemi!

- Ehi! Noi siamo Mattazzi, mica Idioscemi!

- Cos'è questa storia della guerra?

- Sono loro che non volessero portarsi il Campiello alla diritta...

- È vero, siamo noi che non lo vogliamo!

- E non si può trovare una soluzione diversa dalla guerra?

- No, finché i Pacchiani si ostinerebbero portandosi la visiera rovescia!

Si sarebbe potuto andare avanti per ore, per fortuna Kuhill conosce bene il suo mestiere. Invoca la saggezza fotosensibile e la forza artificiale attraverso le formule che i Drulli del Tecnobosco si trasmettono da generazioni. Danza la introdanza camminovolando sui cotòfili ed infine, con uno sforzo di testa ed un lampo di genio, gli arriva l'illuminazione sostenibile.

- Plic, girati!

- Se si gira lui, mi giro anch'io…

- Uhm. Allora facciamo così: Plic fermo, Pac girati!

Obbediente all'autorità del Drullo, Pac fa quello che gli viene chiesto. Un gesto apparentemente banale, ma mai nulla di banale succedeva nel paese dei Mattazzi. Appena i Mattazzi vedono che le visiere di Plic e Pac sono allineate nella stessa direzione, cominciano a gridare al tradimento taluni, e alla vittoria gli altri. Qualcuno si dispera per la sconfitta, qualcun'altro torna a casa perché si era dimenticato di cambiare canale.

Insomma la faccenda si sgonfia in quattro e quattro otto e per gioco e divertimento i Mattazzi cominciano a portare il Campiello rotocamminando, così un passo hanno la visiera davanti e il passo dopo la visiera dietro. non è normale, dite voi? giusto, ma in fondo stiamo parlando dei mattazzi, o no?
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preparativi al congresso dei fallarelli© 2010

alfredone
47 articoli.

I fallarelli© fanno un congresso mondiale una volta l'anno, subito dopo la befana. Non nel senso del 6 gennaio; è che la befana fa un congresso tutti gli anni (eh, si: da sola!) e subito dopo lo fanno i fallarelli©.

Ogni anno in un posto del mondo diverso, ma sempre sopra una capocchia di spillo, perché sono tremendamente tradizionalisti. Da sempre, da prima della nascita dell'uomo. Cioè, da prima della nascita dell'uomo sono tradizionalisti, non che si incontravano già allora su una capocchia di spillo, perché gli spilli ancora non li aveva inventati nessuno; ma da quando li hanno inventati, ci stanno benissimo sopra. Tutti loro e in più un chiosco delle piadine che ogni anno fa un sacco di soldi dei quali poi, essendo che è di un fallarello©, tale Sicmedro, non sa cosa farsene.

Eh... beh... non sanno cosa farsene dei soldi perché i fallarelli© sono una specie di folletti. Specie nel senso di varietà, anche se non sono affatto vari, normalmente sono completamente identici; poi in pratica possono trasformarsi in quasi qualunque cosa, quindi diventano molto vari. Ma non troppo, perché l'Erreffemme Algicràudo, re di tutti i folletti del mondo (quindi non solo dei fallarelli©) ha dato loro un compito ben preciso: quella di mischiarsi in mezzo agli uomini sotto forma di altri uomini disgustosi e poi fare i fastidiolini agli altri. Ma mooolti fastidiolini. Compito molto gradito ai fallarelli©, i quali, seppure siano i più saggi tra i folletti, sono sempre folletti e adorano fare i fastidiolini, ma mooolti fastidiolini. Il fatto è che di tanto in quanto gli sfugge, tra un fastidiolino e l'altro, una botta di saggezza che cambierebbe la vita alla gente se solo la ascoltassero. Ma sono incidenti, non è la normalità.

Ve' che poco prima dell'inizio del congresso del 2010 Piclauro faceva vedere a Tacgiona una foto che gli avevano fatto mentre faceva i fastiolini a una che faceva finta di niente: che risate.

Tacgiona, con le lacrime agli occhi dal ridere, gli faceva - Và, và il travestimento da negro è perfetto e qui ancora non gli dicevi niente e ah ah ah che già questa pregava per essere altrove... ah ah! -

- Sì si. Il travestimento è stato impegnativo, ma ne è valsa la pena. Ma che alla fine le ho detto poco o niente. Mi sono avvicinato piano piano alla panchina, mi sono seduto. Ho acceso una sigaretta... e poi mi guardavo in giro per i cavoli miei -

- Ah ah ah. Delicatissimo! Sei un diavolo dei fastidiolini! La soddisfazione più grande è mettere a disagio la gente con la propria presenza. Ah ah ah. E poi cosa le hai detto? L'hai presa in giro? Le hai insegnato qualcosa?

- Te l'ho detto, non le ho detto quasi niente. Se lei c'ha pensato, ho creduto che fosse un insegnamento sufficiente farle capire che è una cosa stupida il sentirsi a disagio per una presenza... scomoda. Magari adesso ci sta pensando. Magari si sente in colpa. Magari spera di avere un'altra occasione per rifarsi... Tu che ne pensi?

- Sshh, comincia il congresso.

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