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clerici vagantes

dal passato il futuro
Sono rimasti in due. Gli ultimi clerici vagantes, goliardi, seguaci di Pietro Abelardo, padre della scolastica dell'intelligo ut credam.
Un pretesto narrativo rivelatosi vincente sia per il linguaggio che per la semantica delle performance in strada, convivi e teatri di un gruppo (ora duo) di eclettici istrioni, giocolieri incapaci, cantanti caciaroni e musicisti scassatimpani.
Essere gli ultimi dei clerici vagantes significa essere vecchietti ultraottocentenari, significa aver visto parecchia storia, significa che la saggezza fa a gara con l'alzheimer, che il ricordo dei bei tempi delle gozzoviglie in locanda tarda ad andarsene e si confonde con le sagge e pungenti citazioni dotte dell'ultimo millennio e in particolare (la memoria, si sa, è quella che è) degli ultimi anni.
Matusa con il fisico da giovinotti? Frutto di un patto con il diavolo.gico (dicono loro) e di una vita morigerata a parole e sconclusionata a fatti. Come dicevo, è il pretesto perfetto per intrecciare un sano e rilassante entertainment old style con un linguaggio teatrale da performance di avanguardia. Questo perchè, non soddisfatti delle risate e degli applausi raccolti sempre numerosi da oltre 500 piazze lungo tutto lo stivale, isole comprese, i Clerici Vagantes continuano a sperimentare nuove modalità comunicative con un obiettivo chiaro: rompere la distanza artista-pubblico, risvegliare il pubblico dal ruolo passivo-compiacente, rendere il pubblico protagonista dell'evento performativo, in una parola, demassificare! Per questo definiscono il loro spettacolo, teatro comico interattivo: comico nel senso palazzeschiano (non esiste nulla di abbastanza serio da non poterci ridere sopra) e interattivo nel senso netfuturista (non esiste nessuno abbastanza div(in)o da poter essere considerato più artista di te).
Esperimenti geniali, che nascono con la gente. Tra la gente. Sempre diversi, adattati alle situazioni che, per loro stessa natura, non si ripetono mai. In mezzo alle immancabili risate ed applausi, il pubblico vive un'insospettabile performance d'arte d'avanguardia, un'anticipazione del solo futuro possibile dell'arte teatrale: un'arte che ti spinge a riflettere, capire, un'arte che ti cambia la vita (esiste un altro tipo di arte?).
Mentre gli ambienti colti si dividono tra il famolo strano di chi se la canta e se la suona e il guardascarpismo di chi afferma che l'avanguardia non esiste più e tutto quanto è stato già fatto, è in strada che si consuma il futuro, è in strada che si lavora instancabilmente per preparare un nuovo mondo. Non vorrai mica mancare?
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