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dopo berlusconi chiunque avrebbe fatto bella figura. anche monti.
Anche mio padre. Anche mio nipote di sette anni. Chiunque.
Fase uno: aumento delle tasse. E vabbè, abbiam pensato molti, il re trombone non c'ha lasciato alternativa: noi con le pezze nel culo e lui con i suoi processi e proclami.
Fase due: rilancio dell'economia. Asino caduto. Nulla di fatto.
In politica sono alla fine rimaste solo tre fazioni:
1 Una destra che continua a perpetrare un'antichissima idea di divisione sociale tra imprenditore e operaio, tra ricco e povero, tra uomo di successo e mediocre, tra dominatore e dominato! Un'idea storicamente di destra: c'è chi è nato per comandare (i pochi) e chi è nato per essere comandato (i molti). Il fascismo attivo e passivo, perché esiste anche chi è fallito, povero e mediocre abbastanza da sostenere che è giusto che sia un dominato, il più grosso successo dei mass media è stato legittimare questo punto di vista. E Monti di fatto questo sta facendo: incrementando la divisione, legittimandola, come se nel 2012 fossero pochi gli imprenditori/operai, i geni poveri e gli idioti *sigh* ricchi.
2. Una sinistra (e centro) compiacente che dice di no con la bocca e ammicca con lo sguardo; idealista su tutto, tranne che sui soldi. Ma che sinistra: un'antidestra, simmetrica allo specchio.
3. Io che continuo a sostenere la forza dell'individuo. Non l'uguaglianza, ma la diversità ; non il dominio, ma la parità . Non l'autorità , ma l'indipendenza. Non il controllo, ma la libertà . Gli individui sono la forza della società , la società è una rete di individui, sono individui più le connessioni. Sostenere la disparità degli individui significa sfaldare la rete, nel terzo millennio significa soccombere.A chi ha paura degli idioti io rispondo che gli idioti vanno formati, non messi in galera. A chi ha paura dei potenti rispondo che i potenti non sono altro che individui come noi che hanno subito un'inganno più forte del nostro e hanno ceduto. A noi individualisti non servono né governi, né padroni, sappiamo regolamentarci da soli. Non lasceremo indietro nessuno tra gli idioti, li formeremo ad individui. Non ci serve l'economia, noi la facciamo l'economia.
E tu, da che parte stai?gianburrasca e il mistero dei vestiti casuali
Vorrei spezzare una lancia in favore di tutti quei nerd che si vestono alla cazzo. In realtà nè spezzo una a favore e un'altra tra noce e capocollo.
Parlo di comunicazione. Lo faccio sempre. La scelta dei vestiti, al di là degli aspetti squallidamente commerciali, è una scelta di comunicazione. Da parte di chi indossa certi vestiti perché sa che in quel modo darà una certa immagine di sè e da parte di chi lo osserva che si fa una certa immagine dell'altro. Perché questa comunicazione avvenga è normale ed indispensabile che il linguaggio sia codificato e condiviso. Credo sia questo il motivo per cui i 'ggiovani seguono le mode: imparano una lingua e parlano quella, prima che, crescendo, imparino a parlarne una propria.
Il punto è che c'è anche gente (gruppo nel quale mi infilo dentro anch'io e alla grande) che pretende un certo snobbismo in questo salotto di chiacchiere e moda. Puoi pensare che sia stupidità o distrazione, ma si mettono indosso il primo straccio che trovano in casa... letteralmente. In pratica, non si vestono: si coprono!
Mi son fermato a guardarci ieri, ma non ho trovato snobbismo in questo; né distrazione, né tanto meno atteggiamenti di superiorità . Alla fine tutti abbiamo bisogno sia di comunicare, sia dell'approvazione dell'altro; cambia solo il metodo in cui la cerchiamo. Non vestire in maniera ricercata significa togliere all'altro la consueta occasione di giudizio. Oh, beh, sì: uno può dire non veste seguendo i codici, quindi è uno sfigato! E tutto sommato fa anche un favore: tutti quelli che si fermano al primo gradino saranno allontanati. La stessa identica cosa si applica anche ai canoni più inconsueti delle mode di particolari gruppi urbani, come gli emo, ad esempio, quelli che pretendono di odiarsi avendo una grandissima attenzione di sé *umpf*.
Non potendo pertanto l'altro farsi un'idea di te attraverso i vestiti, deve cominciare a guardare altro. Per alcuni è naturale, per alcuni è un'esperienza nuova e affascinante, per altri è estenuante e per altri ancora... non ne vale la pena o non lo sanno fare! Notare piccoli movimenti, espressioni del viso, la prossemica, posture o altri mille dettagli che ti fanno scoprire, o anche solo intuire piccoli aspetti di una persona che un capo di abbigliamento potrebbe millantare o nascondere. Ecco, c'è anche questo fatto qui: ci viene molto più facile mentire attraverso un vestito che attraverso i nostri stessi particolari.
Alla fine vestirsi distrattamente serve a tenere lontano quelle persone che non sono capaci di osservare i dettagli e di andare in profondità nella conoscenza delle persone e ad interessare invece chi ha maggior attenzione all'altro. Insomma... come tecnica non è male, caro il mio nerd, ma risparmiami la posa del non mi interessa piacere all'altro! che ti val bene quella lancia spezzata nella schiena.
Tant'è che, nel 2012 potrebbe essere l'ora di inventare un codice comunicativo anche per i distrattamente vestiti. Se l'obiettivo è quello di non distrarre con l'abito, bisognerebbe fare un tinta unita, di tutti i colori dell'umore, senza fronzoli di nessun genere, ammesse solo le tasche, insomma qualcosa di perfettamente asettico e così entriamo prepotentemente in quel futuro dei film degli anni '50, ma almeno per un buon motivo.
sanremo il festival della compiacenza
Meravigliose signore e incredibili signori: una stupenda buonasera e un caloroso benvenuto a questa spettacolare nuova edizione del festival più importante di tutta la fantastica storia della mitica canzone italiana.
Innanzitutto vorrei chiedere un clamoroso applauso per le bellissime scenografie con le quali quest'anno (eccezionale tra l'altro) il nostro espertissimo scenografo ha reso questo palco, già accoglientissimo di per sé, letteralmente l'ottava meraviglia contemporanea. Guardatelo attentamente perché una cosa così sensazionale non la vedrete più per il resto della vostra lunghissima e spensierata vita.
Durante questa serata da favola si succederanno davanti ai vostri divini occhi, leggendari personaggi del mondo della miglior musica, tra i quali alcuni neppure realmente esistenti, ma progettati in laboratorio per la vostra soddisfazione; pensate: esiberanno cortesemente le loro doti da sirena per questa unica serata, dopodiché verranno smantellati dai nostri geniali tecnici genetici.
Ma facciamo un altro grande applauso all'esoterico sarto che ha genialmente intuito le forme, i colori e i tessuti con i quali ha brillantemente composto l'opera d'arte di cui ora sono umilmente vestito, che definirlo abito sembra umiliante.
In più vorrei che indossaste gli avveniristici occhiali da sole di cui siete stati previdentemente dotati dall'organizzazione, un applauso per l'organizzazione, per salvare i vostri meritevoli occhi dalla bellezza eterea e abbagliante dell'angelo precipitato in terra per assistermi nel corso della serata: fantastiche signore e strepitosi signori, un grande applauso per la valletta.
Guardate con che passo degno della migliore ballerina incede. Un applauso per il passo... e un applauso anche per la miglior ballerina. Un applauso per il vostro applauso e un applauso per me che ve lo chiesto.
Bene, siete davvero meravigliosi, ma non perdiamo un altro solo preziosissimo secondo del vostro utilissimo tempo, e andiamo a presentare il cantante più bravo di tutto il mondo di tutti i tempi e se venisse dimostrata da brillanti scienziati l'esistenza di universi paralleli, il più bravo anche di quelli. Non che i successivi cantanti siano da meno. Ognuno dei cantanti che canterà stasera è il migliore di tutti, senza che sia peggiore di nessuno. Questa sera per voi, per il vostro piacere, per il vostro santo divertimento, abbiamo abbattuto la proprietà transitiva. In fondo cos'è una legge fondamentale dell'universo di fronte alla vostra soddisfazione?
[whitney] houston we have a problem
É tempo di elegie per Whitney Houston deceduta l'altro ieri. Tempo di retorica, tempo di ricordare cosa di bello ha lasciato nel massmondomassmediale. Tempo di dispiacersi. Un'altra volta. E un'altra volta ancora e ancora la prossima.
Lo trovo tremendamente cinico.
Houston we have a problem. Whitney da tempo ne aveva più di uno. Vogliamo fingere romanticamente fosse ancora la ragazza graziosa (come fu la sua immagine di fine anni 1980) schiacciata dal peso del successo, della fama, della notorietà , dei soldi?
Non ha retto, poereta, i problemi si sono moltiplicati e lei ha ceduto.
Ma cazzo, non è dai tempi di Marilin Monroe che succedono di queste cose!?! O forse da prima... non so.
Quanto ci vuole prima che ci rendiamo conto che il rapporto divofan imposto dal sistema massmediale è male per i televidioti, per le scimmie ululanti ai concerti, quanto è male per le star.
Pensa che spettacolo di corto circuito è riuscito ad inventarsi questo sistema: la gente desidera più di ogni altra cosa diventare parte dello star system, e una volta diventato star, ti spacchi (o forse prima). Il tutto per mantenere un continuo flusso di soldi in una sola direzione e una massa monopensante facilmente influenzabile.
Minchia, quanto moralismo oggi. Ma mi fa buffo che le stesse persone che hanno contribuito a guidare la Whitney lungo la sua strada verso il disfacimento, oggi ne compiangano la dipartita.
Se volete bene alla vostra prossima star di riferimento, fatele una cortesia: ascoltate le sue canzoni di nascosto, non comprate gadget, non stimatela in pubblico. Finirà sposata con tre figli e un lavoro in Comune, ma almeno diventerà nonna.
don't feed the monster
Il divismo è un mostro che divora la savietà dei fan e la salute dei divi. Funziona così: separa i pochi dai molti e assegna dei compiti. I pochi devono crogiolarsi, i molti desiderare di essere i pochi. Durante questo processo i molti non desiderano altro, i pochi non fanno nulla di utile.
Alla fine sarebbe poco più che un gioco dove chi ci guadagna sono gli organizzatori, solo che ogni tanto ci rimette la pelle uno dei pochi e sempre ci rimettono la cotenna i molti.
Se continui a pensare che va bene così e il mio è inutile moralismo del cazzo, l'articolo finisce qui e ognuno per la sua strada; se invece stai pensando che è un vero peccato, ma io che ci posso fare, continua a leggere dal successivo capoverso.
Ricordati che sei tu che stai dando da mangiare alla bestia, se smetti di dare da mangiare alla bestia, morirà di fame, se la nutri, ogni volta che uccide ne sarai complice.
Nutri la bestia quando:
- nella tua camera hai un poster diverso dal tuo e desideri essere un personaggio mass mediale più di quanto tu non desideri essere te stesso;
- pubblichi elegie di vip morti affinché tutti sappiano, ma se diparte un tuo caro, neanche uno stato;
- pensi che sia legittimo che star massmediali (attori, sportivi, ...) abbiano stipendi sultanici perché fanno cose che pochi sanno fare;
- pensi che segnare un gol al Rel Madrid sia un'impresa più importante che riparare il rubinetto che sgocciola;
- cambierai la tua intenzione di voto dopo le ultime dichiarazioni di Totti;
- il tuo divo di riferimento è migliore di altri perché ai suoi concerti va più gente;
- guardi il tuo divo in tv ammirandolo e segretamente sperando di essere al posto suo, con la consapevolezza che in fondo non te lo meriteresti, ma non si sa mai...
- non avere una pay tv significa rimanere indietro;
- pagare le tasse è cedere ad un furto, ma il biglietto allo stadio è sacro;
- è giusto che i calciatori stiano con le veline: si meritano l'un l'altra ed è bene che non si accontentino di meno.
Altro?
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si, ministro cancellieri: io VOGLIO il posto fisso VICINO a casa
Voglio un lavoro strapagato, con un orario flessibile mooolto contenuto, e molte altre santissime cose; perché VOI non siete capaci di strutturare un mondo del lavoro ove la gente cerca ciò che gli piace, ma preferite adorare questo dove la gente è costretta a fare quello che deve. E addiriturra, se quello che deve è spiacevole, è un valore: nobilita il lavoro!
Vi siete inventati un mondo del lavoro fatto di sacrifici, fatto di incertezze, rinunce, adesso addirittura... abbandoni? Parlate del desiderio di lavorare vicino a casa, vicino alla propria famiglia, come se fosse una debolezza. Poi però chi li accudisce i genitori anziani o, viceversa, chi bada i figli quando devi andare ada abitare lontano dai genitori?
Riesco ad immaginare come questa frase che ha fatto il giro d'Italia in 24 ore sia stata probabilmente estrapolata da un discorso ben più ampio; immagino che si sia semplicemente riferita al fatto che se sacrifici debbono essere fatti, che questi sacrifici si facciano.
Ok, but...
Colgo l'occasione per combattere con tutta la forza mediatica che questo sito mi consente, l'immagine del lavoro che vorreste propinarci: il lavoro NON É un sacrificio necessario alla sopravvivenza. Il lavoro è quella piacevolissima attività che ci permette di realizzarci socialmente come individui e di lasciare immortale al futuro una parte di noi, sia essa un bene o un servizio.
Il vostro dovere è quello di garantirci questo. Vi pago, vi paghiamo per questo. Per rendermi, per renderci persone felici.
Ora... se lei mi vuol dire che in queste condizioni non ci riesce, che c'è bisogno di anni prima di recuperare gli sperperi del re trombone, che questa economia di mmerda alla quale, nonostante tutto, avete accondisceso, non riesce più a garantire completamente la nostra felicità , se è questo che sta cercando di dirci... le parole non sono bamboccioni, mammoni, pigroni, ma sono scusate, sono mortificata di non poter fare meglio, ma se avrete la sufficiente pazienza, vedrete nel tempo ci riusciremo.
Di fronte ad una frase del genere, sono sicuro che il popolo italiano allargherà ancora un po' le natiche; d'altro canto ha taciuto di fronte alle estrosità del precedente imperatore senza vergogna (qualcuno lo ha anche sostenuto), per cui ha ancora quei sensi di colpa necessari al giusto spirito masochistico di sopportare un governo di (forse abili) contabili, ma incapaci nel gestire la comunicazione.
in fondo siamo solo macchine per emozioni
Non è così difficile essere felici. Basta non lasciarsi distrarre (troppo) dai bisogni indotti e che quindi tanto bisogno non sono.
Una volta appagati i bisogni primari (perché... diciamocelo: essere felici a pancia vuota è una vera impresa!) all'uomo non serve tanto.
Siamo macchine pensate e costruite per provare emozioni, se ci pensi: nulla ci dà più piacere che il provare piacere.
In una giornata può succederci di tutto, ma se riusciamo a ritagliarci due o tre momenti di emozioni piacevoli, allora la giornata è salva. Se uno riesce a salvarsi almeno un 50% delle giornate, avrà una vita felice. Eddai: non è una cosa così difficile!
Poi dipende da te per il cosa ti procura emozioni piacevoli: a me piace la sensazione fisica dopo la ginnastica, il freddo del letto sotto al piumone appena ti ci metti, solo perché so che durerà poco, un pasto gratificante, un buon odore, o anche cose meno frequenti come la soddisfazione di aver tradotto in oggetto digitale un'idea artistica, la risoluzione di un problema lavorativo. Ma ognuno ha le sue.
Il punto è che se riesci a vedere queste cose nella tua giornata, credo che difficilmente qualcosa riuscirà a turbarti.
Attenzione, con questo non voglio togliere, sottovalutare o denigrare l'entusiasmo e la passione nel progettare, anche a lunga scadenza e la soddisfazione della realizzazione di progetti anche complessi, impegnativi. Ma tra la soddisfazione e la felicità c'è un bel po' di differenza.
lo stipendio dei parlamentari calcolato sul pil procapite
I litigi sullo stipendio dei parlamentari? Classico caso di depistaggio!
Che se li calcolino basati sul pil o sullo stipendio medio italiano, senza nessun altra agevolazione. Qualunque sia l'importo, tipo lo stipendio medio, tre volte lo stipendio medio, dieci volte... non importa.
Se hanno lo stipendio calcolato con una formula FISSA sullo stipendio medio italiano, l'unico modo che hanno per alzarselo è alzarlo a noi e visto che alzarsi lo stipendio è la cosa che sanno fare meglio, ne beneficieremmo tutti.
Problema risolto.
Se il problema fosse questo. Ma il problema non è più o meno soldi. Il problema è la moneta-in-sé.
Fintanto che ti convincono che l'economia deve essere basata sul libero mercato, sul guadagno e sullo stipendio, non immagini neanche quale potrebbe essere la vera soluzione.
non che sono stati assassinati due senegalesi, ma il perchè!
La sequenza di fatti: un tale va fuori di testa e spara a rotta di collo ad africani. Ne uccide due e ne ferisce altri. Viene inseguito e si uccide.
Alla notizia si alza il naturale cordoglio fatto di indignazione sentita e di indignazione di forma; le parti vicino alle vittime protestano e cercano di mettere una qualche pezza affinché questo non succeda più.
Passano un paio di giorni e si ritorna al consueto silenzio del non-è-successo-nulla.
Ciò che mi ha fatto ragionare in tutta questa faccenda non sono le dichiarazioni degli estremisti razzisti che girano in rete; così come quelle degli pseudo-razzisti (quelli che dicono li metterei tutti al muro, ma poi quando si trovano un poveretto davanti gli danno cinque euro), ma la reazione dei sempliciotti di abbastanza-destra che rifiutano di unirsi all'indignazione perché non la capiscono: ecco, vorrei spiegargliela.
Innanzitutto, per capire a chi sto parlando, ti copio qui a seguito un'immagine con alcuni loro commenti

L'indignazione, caro mio (come posso definirti? ... uhm... ah yes!) omarello, non sta nel fatto che sono state uccise delle persone, questo è vero, capita tutti i giorni, ma nel perché! Di solito i soprusi rispetto a terzi sono commessi per interesse personale; la cosa è disdicevole, ma comprensibile. Rubo, uccido o violento per avere qualcosa che voglio, che non ho, ma che tu hai. Quello che è peggio del "solito" è che uccida una persona non per qualcosa che posso prendergli, per un interesse mio personale, ma per qualcosa che è! Non si può colpevolizzare, punire o qualunque altra cosa, una persona per qualcosa che è; lo si può fare per qualcosa che fa.
Quando qualcuno comincia a puntarti il dito contro e ti accusa perché sei negro, perché sei omosessuale, perché sei sfigato, perché sei malato, perché sei gracile... allora è finita: crolla qualunque senso etico voglia regolamentare la vita sociale.
Non sei convinto sia questo il motivo? Prova a pensarci: come si chiamavano i due senegalesi uccisi? Perché non si titola uccisi Moammed e Mustafà ? Perché alle due vittime non viene riconosciuta una dignità di persona? Non sono stati uccisi due esseri umani, sono stati uccisi due senegalesi. O meglio, un italiano ha ucciso due senegalesi, quindi tutta l'italia ha sparato al senegal (motivo per cui si è voluto subito caratterizzare l'assassino: un pazzo di estrema destra, quindi la notizia diventa l'italia pazza di estrema destra ha sparato al senegal).
Il fatto è che dentro il titolo c'è scritto uccise due persone perché senegalesi, è questo il fatto gravissimo; è questo il motivo per cui tutto il senegal e tutti i senegalesi si indignano; e perché anche tutte quelle altre categorie che sono in odore di discriminazione potrebbero indignarsi preventivamente e così anche tutti quegli italiani che hanno capito queste banalità , basilari per ogni sistema etico: si indignano e vogliono strillare con forza che non è stato il gesto di un italiano, ma il gesto di un pazzo che casualmente è anche italiano!
Non ultimo il terrore che se l'atto non sia abbastanza duramente condannato, ne seguano altri. Sappiamo ben tutti la propaganda razzista che la lega sta portando avanti da decenni, sappiamo anche che attecchisce bene in certe fasce culturalmente più deboli e che la crescente indigenza aumenta la reattività , quindi potenzialmente si possono immaginare altri individui candidati ad altre stragi, è bene che sappiano sin da ora che le conseguenze sarebbero gravissime, un briciolo di deterrente non glielo vogliamo dare?







