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calendario dei bisticci ricreat(t)tivi

23/11/2011
Bisticcio Ricreat(t)tivo
Circolo ARCI RECIRCOLO V.le Spazzoli, 51 Forlì


14/03/2011
Bisticcio Ricreat(t)ivo
Quintet Via Romea Sud, 93 Ravenna (RA), Italy

logo bisticci stilizzato

Proseguiamo gli esperimenti sul Bisticcio Ricreat(t)ivo in collaborazione del quintet. Sappiamo che serve più ritmo e giocosità: il bisticcio deve diventare più... ricreat(t)ivo e siamo pronti ad applicare tutti i suggerimenti raccolti la volta precedente. Se vuoi continuare a seguire le evoluzioni dei Bisticci ricreattivi, iscriviti alla pagina facebook. Se non sai precisamente dov'è il Quintet, butta un occhio su google maps.


21/02/2011
Bisticcio Ricreat(t)ivo
Quintet Via Romea Sud, 93 Ravenna (RA), Italy

logo bisticci stilizzato

Mentre il Bisticcio Ricreat(t)ivo diventa sempre più ludico, facciamo i primi test con la collaborazione del quintet. Se vuoi continuare a seguire le evoluzioni dei Bisticci ricreattivi, iscriviti alla pagina facebook.
Se non sai precisamente dov'è il Quintet, butta un occhio su google maps.


bisticci ricreattivi

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anno 2011 odissea nel bisticcio

giacuomo
19 articoli.
litigio tra parlamentarigioco ad immaginare un brandello di futuro possibile dopo i primi bisticci ricreat(t)ivi.

accidenti, mi devo sbrigare o rischio di perdere l'elettrotram!

davanti alla fermata c'è già parecchia gente, ma dell'e-tram neanche l'ombra: è in ritardo (per questo, in italia, non esiste futuro ;-) ).

nel cicaleccio indistinto del crocchio, due vocine gracili e gentili spiccano: sono due anziane signore che discutono senza timore di essere ascoltate, o forse proprio con il desiderio di essere ascoltate

- ti dico che se l'istruzione italiana non va incontro presto a riforme importanti, collasserà! - dice quella con il fazzoletto a celle fotovoltaiche per la ricarica del web.cell in testa.

- le riforme sono già in corso - risponde l'altra con i capelli bianchi come la neve - e vedrai che con il ritorno alla disciplina che c'era ai nostri tempi, questi giovani rimetteranno la testa a posto.

- pfui - reagisce sgarbatamente Fazzoletta - fosse per te ritorneremmo ad arare a mano!

- non sono io che lo dico - Bianchina mostra il cell - lo vedi questo articolo su eurorepubblica.eu?

- non ho bisogno dell'opionione di altri per sapere che è una castronata!

- fai male. documentarsi è importante ed è proprio questo che manca alla scuola...

a questo punto non resisto più e proclamo ad alta voce

- mi dispiace, Bianchina, ma su questo tema chiedo il bisticcio!

- ah, impudente Quattrocchi - sorride Fazzoletta mentre un led verde sul bordo del copricapo segnala che il cell è completamente carico - non sai con chi ti stai mettendo contro!

- lo scoprirò presto, mia cara. quello che manca alla scuola è maggior contatto con il mondo, educazione all'uso delle nuove tecnologie e motivazione all'apprendimento, anziché al voto!

- Fallo! un tema solo o si rischia l'ot - Fazzoletta vuol rimanerne fuori, ma evidentemente non disdegna improvvisarsi operatore di network.

- lascia stare, me la posso cavare benissimo: credo piuttosto che nella scuola ci siano tutte le risorse necessarie ad un buon apprendimento e che siete piuttosto voi giovani affumicati perdigiorno a non volerle cogliere perché avete avuto tutto senza dover faticare per nulla.

- scusami Bianchina, ma... o mi dimostri che sono un perdigiorno o mi devi un fallo di 'offesa gratuita'

- hai ragione, scusa, ti devo un fallo.

- perfetto. quindi tiro la punizione con un... ehm.. ecco: è stato l'alzheimer a farti parlare o la pila del pacemaker ti fa contatto col cervello?

- non male questa, andiamo al sodo.

- non puoi pensare che i giovani oggi siano una categoria diversa, come se fossero piombati sul mondo tipo specie aliena, sono il prodotto del lavoro e della società della precedente generazione. se ci sono delle colpe, andrebbero ricercate nell'impostazione scolastica come se la sono trovata. cosa avrebbero di diverso dalla tua generazione?

- scusate - risponde un signore di mezz'età con la cravatta pubblicitaria - io ho un figlio di diciassette anni e vorrei bisticciare anch'io su quest'argomento.

- ascoltiamo Cravattomania - Bianchina acconsente e la partecipazione cresce. perdiamo un e-tram e prendiamo quello dopo, non finiamo la discussione, richiedeva un sacco di tempo, ma credo che presto ci rivedremo per il secondo round. Continuo a chiedermi se Bianchina non avesse tutti i torti, sarà vecchia, ma di certo non mi è sembrata stupida, questa sera dò un'occhiata in rete...

sai qual'è la cosa buffa? è che nel 2020, o 2100, quando tutto questo sarà normale, rileggendo questa cosa penseranno 'eh, e allora?'

(0 voti)

le cazzate del premier: abbiamo subito un gol, ma siamo 4 a 1

franzisco
30 articoli.

napoleoneChi è che si vuol divertire con me a scoprire la fallacia nascosta dietro la dichiarazione del premier riportata nel titolo di questo post? Non ci arrendiamo, abbiamo subito un gol, ma siamo 4 a 1 Nessuno? No... Vado io.

Il sottointeso è che la valutazione del gradimento del voto sia una media lungo il corso della legislazione; se uno non ragiona su questo fatto, sembra che quattro vittorie adombrino effettivamente l'effetto della recente disfatta; il paragone con il calcio, come al solito, aiuta l'appeal verso il vasto numero di idioti tifosi che lo sostengono. Per rendere evidente l'inganno è sufficiente creare un parallelo su esperienze quotidiane con valutazione cronologica di alto contenuto emotivo. Giochiamo:

1.

- Come va con tua moglie?

- Abbastanza bene: dopo vent'anni di matrimonio, due anni fa abbiamo divorziato. 18 anni su 20 di vita coniugale mi sembrano un ottimo risultato, no?

2.

- Come sta tuo marito?

- Benissimo. Dopo trent'anni di perfetta salute, l'anno scorso è morto. 29 anni di ottima salute su trenta indicano che le cose stanno andando... quasi perfettamente.

(0 voti)

bisticci ricreattivi: un'altra possibile spiegazione

ilnono
75 articoli.

scontro don camillo e pepponeL’idea nasce dall’osservazione dell’impotenza dell’individuo nel far fronte al soverchiante ingresso dei mass media in ogni singolo aspetto della vita sociale e relazionale. Gli imbarazzanti effetti si osservano nei tentativi di ricostruire nei rapporti personali la struttura comunicativa trasmissiva-ripetitiva monodirezionale tipica degli old media, oltre che i contenuti. L’accettazione del ruolo di spettatore o fruitore passivo ostacola una comunicazione costruttiva e creativa e giustifica confronti pregiudiziali dove l’obiettivo non è più l’identificazione della soluzione migliore o dell’interpretazione più ragionevole, ma l’imposizione all’interlocutore della propria posizione, o meglio, della posizione assorbita di cui ci si fa portavoce, antenna ripetitrice. Su quest’altare, ogni forma di correttezza linguistica o semantica è sacrificabile. In questa era massmediocentrica, l’ultimo devastante passaggio della cancellazione dell’individualità è il rischio incombente di trasformare anche internet, media strutturalmente partecipativo e creativo, in una malacopia dei precedenti, vanificando ogni tentativo naturale di liberazione dell’individuo.

La finalità è quella di fornire uno strumento (per cominciare) la cui forma stessa stimoli il recupero degli aspetti basilari della comunicazione: 1. il desiderio di conoscere posizioni diverse dalle proprie scoprendosi non più soli sia nell’uguaglianza che nella differenza, 2. la voglia di mettere alla prova il proprio punto di vista per verificarne la solidità, ovvero la gioia di guardare il proprio pensiero attraverso gli occhi dell’altro, 3. l’etica nella comunicazione, 4. la partecipazione attiva e creativa, 5. l’emozione dello scontro e 6. la ricerca della verità.

Affinché sia efficace, questo strumento deve essere il più largamente distribuibile, per questo deve essere piacevole, perché il modo più facile per distribuirlo è fare in modo che sia desiderabile, ovvero, pensandolo nella forma di un format di intrattenimento, auguriamoci divertente.

Il tutto si traduce nel creare un format alternativo alle tipiche situazioni di spettacolo dal vivo esistenti, salvando solo le caratteristiche di convivialità e divertimento e gettando tutto il resto. Non deve esservi più una forma di comunicazione uno a molti: il che esclude televisione, cinema, teatro, cabaret, musica, operetta, fruizione passiva dello sport, presentazioni scientifiche, eccetera. Non deve esservi più un pubblico che viene, sapendo che guarderà senza essere visto.

Il bisticcio ricreat(t)ivo propone un insieme di regole che stimolano la partecipazione ad una discussione verbale sottoforma di gioco a premio (la forma competitiva alla quale siamo abituati ahimè all’approccio al gioco viene in questo modo subdolamente assecondata). Il gioco DEVE essere indipendente dal contenuto. Ovvero, nella situazione di gioco/bisticcio, il ‘bisticciante’ ha occasione di imparare una modalità di confronto atipica (se si considerano relazioni di carattere quotidiano) con l’unico scopo di vincere un gioco; nel frattempo impara delle regole e si abitua ad applicarle, in modo da riproporle naturalmente nelle situazioni di relazione quotidiana. Quali sono queste regole? Le normali regole dell’etica della comunicazione: le fallacie costituiscono fallo e sono punite, le argomentazioni corrette, logiche e convincenti sono desiderate e quindi premiate. E così via.

In questo senso, la presenza di un arbitro, che in questo contesto assume il titolo di ‘operatore di network’, ha il valore di ricordare e richiamare queste regole assegnando i punteggi stabiliti dal regolamento, soprattutto aiutando chi non ha mai giocato, ad orientarsi e partecipare. Un bisticcio ben organizzato con giocatori preparati e abituati, non ha bisogno di essere arbitrato, ma giocatori preparati e abituati non hanno bisogno di giocare.

L’ambizione per il bisticcio ricreat(t)ivo è che si imponga come primo format di questo genere (partecipativo/attivo) sia come forma di intrattenimento sociale (serate in locali, ristoranti, bar) che come gioco da fare tra amici la sera a casa (magari coadiuvato da un gioco di società commerciabile) o tra sconosciuti in situazioni improvvisate e naturalmente non deputate alla comunicazione: tavoli affiancati nei ristoranti, attese alla fermata del tram o fila alla mutua.

Primo format significa che lo strappo più grosso per una serena e gioiosa fruibilità del bisticcio ricreat(t)ivo è l’accettazione della partecipazione attiva. Quando la gente comincerà a desiderare una partecipazione attiva in ogni tipo di intrattenimento o, in generale, di comunicazione (vedi scuola, comizi politici, dibattiti scientifici...), le vecchie abitudini monodirezionalmente imposte moriranno naturalmente e i format partecipati prolifereranno. L’ambizione per il bisticcio è segnare la fine della terza patetica era dei mezzi di comunicazione di massa.

Tenendo presente che in questa fase il format è ancora in perfezionamento, il gioco funziona così:

Da 20 a 100 persone sono invitate a partecipare ad una serata conviviale nel corso della quale può essere presente un buffet o altro intrattenimento tradizionale. L’idea di commistionare prodotti tradizionali alla proposta fortemente innovativa, si è rivelata necessaria per semplificare un viaggio già di per sé troppo complicato.

Uno o più ‘operatori di network’ introducono e conducono la serata, innanzitutto spiegando il regolamento e poi lanciando un tema qualsiasi (ricordati che il gioco DEVE essere indipendente dal contenuto) che, in questo contesto, viene chiamato ‘provocazione’. I bisticcianti intervengono sequenzialmente prenotando per alzata di mano e sostengono verbalmente la propria posizione sulla provocazione. Al termine di ogni intervento, un operatore di network assegna un punteggio in base alla forza delle argomentazioni o delle penalità, se sono state usate fallacie. Un bisticcio può durare 30-40 minuti al termine dei quali, chi ha accumulato il maggior punteggio viene proclamato Maestro di Retorica è ha il diritto di riassumere e ‘imporre’ la propria posizione in una breve arringa di 1-2 minuti.

Per movimentare il format sono allo studio diverse forme sempre legate alla comunicazione: la possibilità di sfidare a duello un contendente, altri non possono intervenire ma chi vince sottrae fino a tre punti all’avversario; la possibilità di sottoporsi a delle limitazioni casuali: si sceglie una carta che impone dei limiti come parlare in rima, o evitare parole con la esse, per raddoppiare il proprio punteggio e così via.

Trasformare tutto questo in un gioco, significa che ogni mezzo per vincere (meglio, accumulare punti) entro le regole è lecito, anzi, da preferire. Pertanto, non DOVENDO entrare in merito ai contenuti, è necessario che sia il regolamento a fare in modo che contenuti facilmente contestabili rendano i giocatori vulnerabili agli attacchi di altri bisticcianti pronti a rubare punti. L’idea è quella di trovare un sistema di regole sulla forma che permetta di selezionare naturalmente il contenuto migliore, addirittura anche quando si giochi non arbitrati: una sorta di meccanismo di selezione naturale di idee nella comunicazione.

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induzione e deduzione: l'argomentazione nei bisticci 2

bianconiglio
1 articoli.
sherlock holmes

Dopo le prime serate, i Bisticci stanno prendendo forma e si sta delineando la struttura portante del gioco: un dibattito sottoposto a regole di correttezza retorica, le fallacie.

Oltre a distinguere interventi corretti da interventi fallaci è utile, per amor di completezza e per fare un servizio a bisticcianti, spendere due righe su come proporre un intervento.
La struttura generale corrisponde ad un botta e risposta, gli interventi possono portare una nuova idea relativa all'argomento della serata come alla stessa maniera essere legati ad interventi precedenti in maniera positiva e negativa, per rafforzare un'idea già venuta a galla o per affondarla.
Ogni intervento dovrebbe essere minimamente strutturato, dovrebbe comprendere delle ipotesi sulla quale basare un ragionamento che porterà quindi ad una tesi, l'idea in sé che si vuol comunicare.
Storicamente si possono individuare due grandi modalità di ragionamento (una terza, la abduzione, non verrà ora illustrata), la deduzione e la induzione, entrambe composte delle parti fondamentali: ipotesi e tesi.
L'induzione è una modo di ragionare largamente sfruttato nelle scienze: data una caratteristica che vediamo ricorrere negli elementi di un insieme di oggetti, possiamo indurre che questa sia comune a tutti gli oggetti di quell'insieme.
In fisica è all'ordine del giorno, quando vediamo, ad esempio, oggetti che liberi di muoversi tenderanno a raggiungere il pavimento, possiamo indurre che tutti gli oggetti avranno lo stesso comportamento. Naturalmente, l'insieme di oggetti al quale estenderemo la caratteristica di cadere verso il pavimento avranno una serie di caratteristiche che li accumuneranno, tra le quali quella che permetterà loro di cadere verso il pavimento, in questo caso una densità maggiore di quella dell'aria.
Se non utilizzata in maniera corretta l'induzione è un'arma a doppio taglio, si può incorrere infatti in una fallacia, la ignoratio elenchi. L'esempio classico di fallacia induttiva è affermare A, B e C sono del sud e sono dei delinquenti (ipotesi) da cui per induzione tutte le persone del sud sono delinquenti (tesi). E' una fallacia perché non si può dimostrare che la caratteristica di essere del sud implichi la caratteristica di essere delinquenti.
L'altra metodologia, la deduzione, si compone alla stessa maniera di una serie di ipotesi ed una tesi che segue logicamente le ipotesi. Il classico esempio è fuori piove e non ho l'ombrello e devo uscire di casa (ipotesi) da cui mi bagnerò (tesi). Importante è mantenere un atteggiamento logico durante il ragionamento perché se svolta male, anche questa modalità può incorrere in fallacia, la non causae ut causae. Dalle ipotesi che abbiamo usato sopra, ad esempio, non potremo concludere che adoro le carote verdi, perché non c'è connessione tra i concetti.
Sfruttare queste modalità è utile per portare un'opinione o un'idea. Specificando le ipotesi ed il ragionamento applicato, infatti, un altro bisticciante che non sia d'accordo dovrà forzatamente smontare il ragionamento confutando le ipotesi.
Risultano quindi un'ottima arma di attacco e difesa durante le serratissisme sfide dei Bisticci Ricreat(t)ivi!

La struttura generale corrisponde ad un botta e risposta, gli interventi possono portare una nuova idea relativa all'argomento della serata come alla stessa maniera essere legati ad interventi precedenti in maniera positiva e negativa, per rafforzare un'idea già venuta a galla o per affondarla.

Ogni intervento dovrebbe essere minimamente strutturato, dovrebbe comprendere delle ipotesi sulla quale basare un ragionamento che porterà quindi ad una tesi, l'idea in sé che si vuol comunicare.

Storicamente si possono individuare due grandi modalità di ragionamento (una terza, la abduzione, non verrà ora illustrata), la deduzione e la induzione, entrambe composte delle parti fondamentali: ipotesi e tesi.

L'induzione è una modo di ragionare largamente sfruttato nelle scienze: data una caratteristica che vediamo ricorrere negli elementi di un insieme di oggetti, possiamo indurre che questa sia comune a tutti gli oggetti di quell'insieme.

In fisica è all'ordine del giorno, quando vediamo, ad esempio, oggetti che liberi di muoversi tenderanno a raggiungere il pavimento, possiamo indurre che tutti gli oggetti avranno lo stesso comportamento. Naturalmente, l'insieme di oggetti al quale estenderemo la caratteristica di cadere verso il pavimento avranno una serie di caratteristiche che li accumuneranno, tra le quali quella che permetterà loro di cadere verso il pavimento, in questo caso una densità maggiore di quella dell'aria.Se non utilizzata in maniera corretta l'induzione è un'arma a doppio taglio, si può incorrere infatti in una fallacia, la ignoratio elenchi. L'esempio classico di fallacia induttiva è affermare A, B e C sono del sud e sono dei delinquenti (ipotesi) da cui per induzione tutte le persone del sud sono delinquenti (tesi). E' una fallacia perché non si può dimostrare che la caratteristica di essere del sud implichi la caratteristica di essere delinquenti.L'altra metodologia, la deduzione, si compone alla stessa maniera di una serie di ipotesi ed una tesi che segue logicamente le ipotesi. Il classico esempio è fuori piove e non ho l'ombrello e devo uscire di casa (ipotesi) da cui mi bagnerò (tesi). Importante è mantenere un atteggiamento logico durante il ragionamento perché se svolta male, anche questa modalità può incorrere in fallacia, la non causae ut causae.

Dalle ipotesi che abbiamo usato sopra, ad esempio, non potremo concludere che adoro le carote verdi, perché non c'è connessione tra i concetti.Sfruttare queste modalità è utile per portare un'opinione o un'idea. Specificando le ipotesi ed il ragionamento applicato, infatti, un altro bisticciante che non sia d'accordo dovrà forzatamente smontare il ragionamento confutando le ipotesi.Risultano quindi un'ottima arma di attacco e difesa durante le serratissisme sfide dei Bisticci Ricreat(t)ivi!

 

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bisticci ricreattivi, chi è costui?

ilnono
75 articoli.

l'abiura di galileo galileibisticci ricreattivi sono una struttura anarchica, ovvero in grado di autoregolarsi, di confronto verbale attraverso la quale è possibile selezionare il punto di vista migliore per quel gruppo, indipendentemente dal contenuto.

Dopo le riflessioni e discussioni post bisticcio al Valtorto di Ravenna del 14 aprile 2011, siamo giunti a questa conclusione grazie alla quale è infine possibile dare una risposta di una riga a tutte quelle persone che ci hanno (mille volte) chiesto: vabbè, ma cosa sono questi bisticci? Si tratta di identificare quelle regole di comunicazione che permettano al gruppo, indipendentemente dall'argomento (contenuto), di scegliere il punto di vista migliore, penalizzando quindi le forme retoriche scorrette a favore di punti di vista opportunisti, favorendo l'espressione del maggior numero di opionioni possibili (descrizione gettaedrica della realtà) e così via.

Immagino che vorresti farmi un altro paio di domande (se ce ne sono altre ci sono anche i commenti...): se è strutturato, come fa ad essere anarchico? Su questo punto credo che ci sia un po' di confusione nei termini. Per non correre rischi, userò piuttosto il termine genianarchico. Non c'è bisogno che ti dica che l'accettazione condivisa di un insieme di regole può enormemente influenzare lo sviluppo di un sistema sociale. Se quel gruppo di regole è costruito in modo da massimizzare la crescita autonoma e creativa dell'individuo in armonia con la struttura sociale, allora siamo di fronte ad una genianarchia.

E la seconda: quindi mi stai dicendo che se Galileo e l'Inquisizione si fossero confrontati con le regole dei bisticci a quest'ora non ci sarebbe stata l'abiura? Uhm... diciamo di sì; diciamo che se il tribunale dell'inquisizione avesse accettato i falli chiamati dall'operatore di network, sarebbe stato un continuo suono di fischietto. Ma non voglio essere così ottimista; preferisco dire, in senso lato, che l'obiettivo è quello di fare in modo che quel gruppo sia messo nelle condizioni migliori per trovare la soluzione migliore, non necessariamente la Verità. Credo che sia oggettivamente il massimo a cui si possa aspirare. E, pensa un po', il tutto attraverso un gioco.

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il contenuto e il contenente: bisticci da ridere

ilnono
75 articoli.

comunicazioneMooolto interessante anche l'esperimento del 14 aprile 2011 al Valtorto di Ravenna. Un paio di riflessioni sono emerse anche grazie alla collaborazione dei presenti e alla fruttuosissima discussione post test; riflessioni che determineranno il prossimo format dei bisticci.

Siamo stati tutti d'accordo sul fatto che le potenzialità dei bisticci ricreattivi sono enormi sia dal punto di vista didattico che ludico, da un lato; dall'altro chi era presente e ha giocato per la prima volta ha ammesso di essere disorientato dalle regole, dal setting, dai contenuti... in generale dalla totale novità della situazione. Già da tempo noi ci chiedevamo se fosse stato semplificante aprire una sessione di gioco facendo un primo test veloce con un argomento pretestuoso, di nessun interesse personale o emotivo, in modo che i neo.giocatori potessero solo interessarsi alle modalità di gioco (contenitore), tralasciando il significato di cui si sta parlando (contenuto). A favore, uno non si lascia 'distrarre' da ciò che intende comunicare e si concentra sul gioco, contro non è facile trovare qualcosa da dire su un argomento che non esiste o che non suscita nessun interesse. 

Il punto di svolta è stato il notare che il bisticcio ha questa duplice connotazione didattico/ludica e che può essere usato ad un fine, all'altro o ad entrambe. Non solo, il fine didattico non è di sicuro sui contenuti, anzi... ma esclusivamente sulle modalità di relazione, su come uno si forma un'idea, come la esprime, come la comunica, come la difende e, eventualmente, come la cambia. Questo significa che, contrariamente a ciò che temevamo inizialmente, imparare a 'giocare' ai bisticci ricreattivi può essere fatto indipendentemente dal contenuto, anzi, forse imparare senza un contenuto emotivo consente di capire meglio il meccanismo dei punti, dei falli, degli scambi di interventi, duelli e così via.

Nel prossimo test abbiamo definitivamente deciso che faremo una doppia sessione: la prima per prendere confidenza con il gioco e le regole usando un argomento giocoso e poi, quando siamo entrati nella struttura, un secondo test con un argomento più coinvolgente, con la speranza che ciò che si è imparato nel primo tempo dia i suoi frutti nel secondo.

Rapidamente, sempre più gente richiede spiegazioni più accurate su cos'è un bisticcio e come si svolge. Non è facile per noi spiegarlo anche perché non è ancora completamente formato (work in progress!). Non appena ha contorni definiti prepariamo (promesso!) un prontuario di spiegazioni il più efficaci e veloci possibili. Nel frattempo devo chiederti la fatica, se vuoi saperne di più, di spulciare tutto quello che abbiamo raccolto su questo sito http://www.ilnono.it/bisticci-ricreattivi/blog e sul gruppo facebook http://www.facebook.com/bisticciricreattivi al quale, tra l'altro, sei invitato ad iscriverti!

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credo, penso e so: l'argomentazione nei bisticci

giovanni getto
42 articoli.

giordano bruno anela all'infinitoUno degli aspetti didattici dei bisticci ricreattivi si nasconde nella necessità di argomentare. Difficilmente è richiesto nell'uso comune; nella quotidianità è sufficiente esprimere un'opinione, se l'interlocutore ha un'opinione contraria alla fine del confronto solitamente ognuno resterà della propria idea, altrimenti prevarrà quella del bisticciante più carismatico, non quella meglio argomentata.

É stato proprio nel corso dei primi esperimenti con i bisticci che ci siamo accorti che nessuno tra i bisticcianti ha particolare difficoltà ad esprimere la propria opinione; le difficoltà nascono quando cerchiamo di argomentare. Nel bisticcio è necessario, non può essere evitato. I punti nel gioco sono assegnati in base all'argomentazione: un punto se si esprime un punto di vista, due punti se si portano almeno esperienze personali (peccando dei limiti dei ragionamenti induttivi, della ignoratio elenchi e così via...), tre punti se l'argomentazione è logica e generale, ovvero dimostrabile e dimostrata.

Mentre argomentiamo il nostro punto di vista (si si, proprio mentre ascoltiamo noi stessi parlare), ci accorgiamo che molte idee che ci siamo costruiti e per le quali 'siamo pronti a morire', non hanno più (se l'hanno mai avuta) una motivazione razionale, non sappiamo spiegarle. E più l'approccio alla formulazione di questa idea è emotivo, più l'idea è religiosa, ovvero non siamo disposti né a metterla in gioco, né a ragionarci, tanto meno cambiarla.

Anche in questo il bisticcio ricreattivo rivela enorme potenziale didattico: consente al bisticciante di scoprire da solo e in sé stesso la debolezza delle proprie argomentazioni, la necessità ed il modo di averle e il tutto attraverso una serata ludica il cui unico obiettivo (immediato) è raccogliere più punti possibile attraverso i propri interventi e duelli per diventare... maestro di retorica della serata!

(0 voti)

tra 60 ore lampedusa senza immigrati

giovanni getto
42 articoli.

tra due giorni libero lampedusaIl vero problema è che la comunicazione non è gestita con le regole dei bisticci ricreattivi. La soluzione sta per arrivare. La promessa che tutti conosciamo fatta dal nostro premier è scaduta, guarda caso, il primo d'aprile!

Su questo sito ho fatto il giochino di mettere un counter, perché odio quando si disattendono i numeri (i numeri sono le uniche cose che riusciamo ancora a non mettere in discussione, qualche volta...) e quando si arriva in ritardo. Ma il problema che mi pongo, in questo caso, è di natura retorica.

Nei bisticci vogliamo abbandonare l'ad hominem, ovvero il giudicare la validità di un'argomentazione sulla base di chi l'ha detta. In questo caso, mi sembra che ogni persona possa tornare a pronunciare qualunque frase come se fosse la prima volta, ovvero immacolato da tutte le precedenti menzogne. E infatti, nella registrazione che abbiamo sentito tutti, dopo il proclama sono arrivati urla di gioia ed applausi.

Chiunque abbia sentito quella frase (sono pronto a scommettere oltre il 90%) sapeva che era falsa e questo in un bisticcio non lo si sarebbe potuto lasciare passare. Se il premier avesse pronunciato quella frase in un bisticcio, nessuno avrebbe potuto dire 'è falso perché menti sempre' senza rischiare il fallo di ad hominem. Ma chiunque avrebbe potuto chiedere e vincere facile (bonci bonci bom bom bom!) un duello dove semplicemente richiedeva la prova (non probatum).

Come al solito il problema sono le modalità di comunicazione; è chiaro che in un comizio, la folla non ha diritto di replica o di domanda (motivo per cui la formula del comizio andrebbe abolita!); in un comizio giocano tantissimo le emozioni e poco i dati e i fatti. Infatti quello che succede è che il premier torna a mentire ancora e ancora, impunito anche di fronte ai fatti, quando egli stesso dovrebbe dimettersi alla prima promessa disattesa (l'unica cosa che un uomo veramente possiede è la propria parola).

(0 voti)

ehi amico, non è una guerra!

alfredone
47 articoli.

tipo incazzato alla guidaSarà capitato anche a te di incontrare il signore (o la signora) nella foto. Succede un patereccio al volante e quello, da dietro il vetro, comincia ad urlare e a gesticolare (più di tutto solleva dita). La scena che vedi tu è uno che si muove scompostamente, diventa paonazzo, gli si gonfia la giugulare, gli vedi muovere le labbra, alle volte suona il clacson... ma non senti null'altro. Magari stai ascoltando musica classica e lo vedi scomporsi al suono della ninna nanna di Brahams. Lui si immagina spaventosamente temibile e invece sta solo facendo una grottesca figura di mmerda.

A quel signore lì voglio dirgli solo una cosa: easy man, non siamo in guerra. Stare troppo tempo in macchina è una sfiga che tocca a tutti. C'è traffico, si va sempre più piano di quanto si vorrebbe, la strada è piena di idioti al volante e di piloti accorti che qualche volta fanno idiozie. Qui ci siamo dentro più o meno tutti: sbraitiamo o facciamo cazzate al volante a targhe alterne.

C'è però un'altra questioncina che potremmo porci un po' tutti: visto che (1) sono decenni che c'è traffico e che arriviamo in ritardo, perché non partiamo dieci minuti prima? Scusa, ma una volta è colpa del signor Brambilla che sta cercando parcheggio, un'altra volta della Signora Maria che sta cercando la seconda nella leva del cambio, ma visto che sono ventisei anni che fai la stessa strada e ventisei anni che ti incazzi perché arrivi in ritardo... parti dieci minuti prima, no? Dice 'mi rompe i coglioni dover stare in macchina ad incazzarmi quando potrei essere altrove a fare cose ben più produttive'! E bravo il mio giovane imprenditore, qui scatta il consiglio (2) anche a me piacerebbe avere i capelli lunghi e folti, ma questo è. Visto che in macchina ci devi stare, perché non fai come me: scegli una materia che ti piace (ci sarà una materia che ti piace, no?), naviga la rete, trova i podcast, io li ho trovati di quasi tutte le mie materie preferite, ti ci fai dei cd con gli mp3 e, intanto che stai in macchina, studi! Dopo ventisei anni, invece che incazzato, ti trovi laureato. Ti capiterà che ti diverti così tanto a starci (e a rendere produttiva un'attività altrimenti noiosa quanto necessaria) che allungherai un po' la strada per finire di ascoltare la lezione, fingerai di non riuscire a trovare parcheggio o ringrazierai la signora Maria che, davanti a te, sta per fondere il motore mentre i pistoni invocano pietà al cospetto della furente potenza di nostro signore.

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