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clerici alla ricerca di disprezzo
Da un paio d'anni a questa parte, chi ha avuto occasione di vedersi in tranquillità una performance dei Clerici Vagantes™ si è sicuramente accorto di diverse profonde novità . In particolare una ci ha colpito e vorremmo discuterla qui: già dalle prime battute e poi per tutto lo show, anziché invitare il pubblico ai consueti consensi attraverso clamori, risate ed applausi, i clerici richiedono disapprovazione, anzi di più: disprezzo!
Ci siam chiesti se sia una sorta di marchio di fabbrica, un famolo strano per distinguersi dai tanti colleghi e concorrenti (ma perché proprio questo?). Conoscendoli, una risposta del genere non ci convincerebbe e, visto che abbiamo qui il Saggio da Forlì™, un Clericus Vagans™ storico, ne approfittiamo al volo e lo chiediamo direttamente a lui:
I - Signor da Forlì, o Saggio se posso... come devo chiamarla?
SdF - Prova con patacca e vediamo se rispondo io o tua sorella. Saggio™ va bene, mi chiamo così!
I - In diversi vostri spettacoli di questo 2011 vi ho sentito più volte incitare il pubblico a manifestarvi disprezzo già dall'apertura (e anche con discreti risultati, mi è parso di vedere): da dove viene questa trovata, è il solito famolo strano?
SdF - Macchè famolo strano!?! Il punto è che noi siam abituati allo spettacolo con calore umano e interattivo, che la gente c'è, è presente, non è che sta li e basta. Ai nostri tempi, nel 1214, bastava veramente poco per raccogliere una gragnuola di verdura che se stavi in quelle città che si sapevan tirchie conveniva più lo spettacolo disgustoso per raccoglier frutta che quello virtuoso per non raccogliere denari. Ed è stato così fino alla seconda guerra mondiale...
I - Poi cos'è successo?
SdF - È prepotentemente entrato nei neuroni della gente il rapporto divo-fan. Il massmedismo ha convinto le masse che sono... masse! Che c'è uno [bravo] che parla e tanti [idioti] che ascoltano senza aver altra voce in capitolo che assentire. Ora noi siamo ogettivamente bravi, per carità , ma che ci abbiam nostalgia dei nostri tempi e vorremmo che la gente recuperazze il vocabolario del buuu e allora gli riinsegnamo a parlare.
I - ma come, scusa, a monosillabi?
SdF - Eh beh, sì, un passo alla volta. La cosa più bella è la partecipazione attiva, quando un patacca vien su che vuol dire la sua, sapendo che magari, se ne dice troppe è poi lui che frustra gli altri (come fanno i bambini che non lo sanno e gli idioti quelli veri!), ma se ne dice il giusto, è meraviglioso! Poi siamo noi in difficoltà che dobbiamo stare al passo, ma è la parte più bella del gioco; stimolante, che richiede concentrazione, ma interessante anche per noi che vediam sempre lo stesso spettacolo da 797 anni!
I - quindi il vostro obiettivo sarebbe quello di avere spettacoli dove la gente si sente libera di intervenire?
SdF - Ma che è una pubblicità questa? Non è quello che ho appena detto?
I - Non capisco cosa centri con i buuu tutto questo?
SdF - Nella comunicazione, (quasi)chiunque è capace di manifestare approvazione. Se hai una ragazza figa davanti e non sei malato-timido non avrai difficoltà a dirle che è una gran bella passerona; se invece c'hai un ragano che non s'assomiglia a nulla a portata di messa a fuoco, si vede mai qualcuno che le dice minchia assomigli al fratello brutto di Vespa™?
I - Beh, forse qualche cafone?
SdF- Eh! Non hai colto la metafora. Il problema non è quel raganaccio di cui sopra che con un sacchetto in testa si scopa comunque, il problema sono i soprusi sociali, il rapporto con la presunta autorità , con l'ingiustizia e così via. La televisione, che va guardata comodamente in silenzio dalla poltrona, ti ha insegnato che anche se non ho nessuna autorità per dirti quello che ti sto dicendo (pensa alle lezioni di scienze di Giacobbo, o ai pareri politici di Totti) visto che te lo dico io, allora ho ragione perché io sono io e tu non vali un cazzo.
I - Quindi voi vorreste creare una nuova... razza di pubblico capace di manifestare dissenso?
SdF - Non solo: una nuova razza di *persone* capace di manifestare dissenso! Dire ad uno spettacolo stupido (perché il problema non è una clavetta che cade o un attore che recita come un cane, ma che uno spettacolo sia inutilmente stupido cioé che non c'abbia niente da dire!), dire ad uno spettacolo stupido che è stupido è veramente poco. Al più ti alzi e te ne vai, o dormi o aspetti e poi dimentichi, insomma... è veramente poco. Il fatto è cogliere l'occasione di palestra per imparare a dire di no nella propria vita e nella partecipazione alla vita sociale. Mi raccomando però, come ho detto prima: non NO a priori, è solo che SI è facile da dire, ma il NO ve lo siete dimenticati.
I - Tutto molto più chiaro ora. Ti ringrazio per le esaurienti spiegazioni, mi viene solo un po' difficile da accettare la storia della ragazza meno gradevole esteticamente...
SdF- Vabè, vabè, te lo spiego la prossima volta, intanto mettiti avanti e vai di sopra, che il sacchetto è sul comodino di fianco al letto.



