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avanguardia

microfono in primo piano ad un pubblico

spettacolo perfetto: il cerchio si chiude

saggio
27 articoli.

cerchio di visi di personeAlla fine è successo. Il giorno 9 aprile 2012 a Varano de Melegari (PR) in una rievocazione storica medievale abbiamo realizzato la nuova fase del teatro: lo spettacolo circolare.

Chi ci conosce lo sa, fuori dal palco, fuori anche dai palchi improvvisati in strada o in piazza, itineriamo in mezzo al pubblico in contesti di feste medievali, sagre paesane e costruiamo dei mini-spettacoli per pubblici che non vanno oltre le dieci persone, mischiano l'improvvisazione a siparietti teatrali e ad esercizi tecnici come canti polifonici, giocolierie ed altro... sì, sì, le solite cose, mi vien da dire.

Se hai letto un po' di articoli prima, sai che stiamo inseguendo (tra le altre cose) lo spettacolo perfetto e nell'era della comunicazione paritetica, uno spettacolo del genere deve essere pensato in modo che chi partecipa alla proposta, abbia il diritto di lasciare... un commento. Se non altro perché abbiamo già ceduto il passo all'idea che le risate più belle (e qui stiamo parlando di spettacoli comici, divertissment, ma non solo) ce le siam fatti a cena con gli amici.

Due giorni fa, dopo i ripetuti ed estenuanti tentativi, ta-daaa: l'esperimento è riuscito. In un mini relazional.cerchio improvvisato con Massimo, Monica, Claudio, Massimo e Deborah, dove non tutti conoscevano tutti, dopo chiacchiere e risa, ci siamo zittiti ad ascoltarli e poi allontanati ad osservarli continuare lo spettacolo; un fuoco che ha continuato a bruciare senza di noi; un fuoco al quale noi, alla fine, avevamo solo dato la scintilla. Se ne fossero stati consapevoli, i nostri cinque nuovi amici, prima di salutarsi, avrebbero dovuto applaudirsi l'un l'altro (magari prima o poi leggeranno qui).

Niente facili entusiasmi. È solo una prima volta, complice la situazione limitata nello spazio e prolungata nel tempo che costringeva a incontri frequenti e ripetuti; complici anche le persone che erano particolarmente gioviali e cordiali, ma... è la prova provata che è una cosa fattibile! Che la televisione e tutti i mass media o forme d'arte monodirezionali, se hanno fatto un danno enorme non è comunque irrimediabile, o forse la cura dei nuovi media sta già cominciando a fare effetto.

Non so se a voi capita, dopo tanti giornali on line, trovarsi a leggere un giornale cartaceo al bar, magari un articolo stupido e cercare istintivamente la riga aggiungi commento a fine articolo. O quando guardate una di quelle assurde tribune opinionistiche (neanche elettorali o politiche!) dove gente qualsiasi (qualunque cosa significhi!) si scambia pareri idioti su questioni pretestuose e tu cerchi la manina con il pollice in basso da cliccare prima di cambiare canale, perché pensi che a loro importi sapere che tu non apprezzi.

Immagino l'attore della prossima era performativa non come un interprete a copione o un improvvisatore all'impronta, ma solo come un provocatore capace di accendere fuochi con una piccola scintilla e rimanere seduto a bordo palco ad osservarli bruciare. La rivoluzione è cominciata.

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clerici alla ricerca di disprezzo

giovanni getto
42 articoli.

protesta cogito ergo protestoDa un paio d'anni a questa parte, chi ha avuto occasione di vedersi in tranquillità una performance dei Clerici Vagantesâ„¢ si è sicuramente accorto di diverse profonde novità. In particolare una ci ha colpito e vorremmo discuterla qui: già dalle prime battute e poi per tutto lo show, anziché invitare il pubblico ai consueti consensi attraverso clamori, risate ed applausi, i clerici richiedono disapprovazione, anzi di più: disprezzo!

Ci siam chiesti se sia una sorta di marchio di fabbrica, un famolo strano per distinguersi dai tanti colleghi e concorrenti (ma perché proprio questo?). Conoscendoli, una risposta del genere non ci convincerebbe e, visto che abbiamo qui il Saggio da Forlì™, un Clericus Vagansâ„¢ storico, ne approfittiamo al volo e lo chiediamo direttamente a lui:

I - Signor da Forlì, o Saggio se posso... come devo chiamarla?

SdF - Prova con patacca e vediamo se rispondo io o tua sorella. Saggioâ„¢ va bene, mi chiamo così!

I - In diversi vostri spettacoli di questo 2011 vi ho sentito più volte incitare il pubblico a manifestarvi disprezzo già dall'apertura (e anche con discreti risultati, mi è parso di vedere): da dove viene questa trovata, è il solito famolo strano?

SdF - Macchè famolo strano!?! Il punto è che noi siam abituati allo spettacolo con calore umano e interattivo, che la gente c'è, è presente, non è che sta li e basta. Ai nostri tempi, nel 1214, bastava veramente poco per raccogliere una gragnuola di verdura che se stavi in quelle città che si sapevan tirchie conveniva più lo spettacolo disgustoso per raccoglier frutta che quello virtuoso per non raccogliere denari. Ed è stato così fino alla seconda guerra mondiale...

I - Poi cos'è successo?

SdF - È prepotentemente entrato nei neuroni della gente il rapporto divo-fan. Il massmedismo ha convinto le masse che sono... masse! Che c'è uno [bravo] che parla e tanti [idioti] che ascoltano senza aver altra voce in capitolo che assentire. Ora noi siamo ogettivamente bravi, per carità, ma che ci abbiam nostalgia dei nostri tempi e vorremmo che la gente recuperazze il vocabolario del buuu e allora gli riinsegnamo a parlare.

I - ma come, scusa, a monosillabi?

SdF - Eh beh, sì, un passo alla volta. La cosa più bella è la partecipazione attiva, quando un patacca vien su che vuol dire la sua, sapendo che magari, se ne dice troppe è poi lui che frustra gli altri (come fanno i bambini che non lo sanno e gli idioti quelli veri!), ma se ne dice il giusto, è meraviglioso! Poi siamo noi in difficoltà che dobbiamo stare al passo, ma è la parte più bella del gioco; stimolante, che richiede concentrazione, ma interessante anche per noi che vediam sempre lo stesso spettacolo da 797 anni!

I - quindi il vostro obiettivo sarebbe quello di avere spettacoli dove la gente si sente libera di intervenire?

SdF - Ma che è una pubblicità questa? Non è quello che ho appena detto?

I - Non capisco cosa centri con i buuu tutto questo?

SdF - Nella comunicazione, (quasi)chiunque è capace di manifestare approvazione. Se hai una ragazza figa davanti e non sei malato-timido non avrai difficoltà a dirle che è una gran bella passerona; se invece c'hai un ragano che non s'assomiglia a nulla a portata di messa a fuoco, si vede mai qualcuno che le dice minchia assomigli al fratello brutto di Vespa™?

I - Beh, forse qualche cafone?

SdF- Eh! Non hai colto la metafora. Il problema non è quel raganaccio di cui sopra che con un sacchetto in testa si scopa comunque, il problema sono i soprusi sociali, il rapporto con la presunta autorità, con l'ingiustizia e così via. La televisione, che va guardata comodamente in silenzio dalla poltrona, ti ha insegnato che anche se non ho nessuna autorità per dirti quello che ti sto dicendo (pensa alle lezioni di scienze di Giacobbo, o ai pareri politici di Totti) visto che te lo dico io, allora ho ragione perché io sono io e tu non vali un cazzo.

I - Quindi voi vorreste creare una nuova... razza di pubblico capace di manifestare dissenso?

SdF - Non solo: una nuova razza di *persone* capace di manifestare dissenso! Dire ad uno spettacolo stupido (perché il problema non è una clavetta che cade o un attore che recita come un cane, ma che uno spettacolo sia inutilmente stupido cioé che non c'abbia niente da dire!), dire ad uno spettacolo stupido che è stupido è veramente poco. Al più ti alzi e te ne vai, o dormi o aspetti e poi dimentichi, insomma... è veramente poco. Il fatto è cogliere l'occasione di palestra per imparare a dire di no nella propria vita e nella partecipazione alla vita sociale. Mi raccomando però, come ho detto prima: non NO a priori, è solo che SI è facile da dire, ma il NO ve lo siete dimenticati.

I - Tutto molto più chiaro ora. Ti ringrazio per le esaurienti spiegazioni, mi viene solo un po' difficile da accettare la storia della ragazza meno gradevole esteticamente...

SdF- Vabè, vabè, te lo spiego la prossima volta, intanto mettiti avanti e vai di sopra, che il sacchetto è sul comodino di fianco al letto.

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lo spettacolo lo fa il pubblico

saggio
27 articoli.

immagine stilizzata del pubblicoLo spettacolo lo fa il pubblico: noi lo sosteniamo da un pezzo! ma dal vivo, quando dobbiamo muoverci in fretta, rischiamo di fare la solita figura dei rufiani. Qui no, qui c'è tutto il tempo per noi di spiegare perché e per te di leggerlo.

Lo faccio con un esempio.

Durante l'ultima performance nel fanese, abbiamo proposto un tre quarti d'ora di repertorio per rimanere su palco in un dopo buffet almeno un'ora e mezza. Vanno bene quei dieci minuti di introduzione per conoscere il pubblico e per farci conoscere, far conoscere soprattutto lo stile dello spettacolo per dar modo ai deboli di stomaco e portatori di pace maker di prepararsi, avvisare o andarsene, ma il resto del tempo cos'è successo?

Nel resto del tempo abbiamo parlato di e con: Carlo ed Emidio, attribuendo ad essi una presunta neonata relazione omosessuale, in particolare Emidio con lo sguardino lungo e Carlo compiacente e girato di spalle; Michela che non ha staccato gli occhi un secondo dal Cavalier Brambilla, imprenditore bergamasco, travestito da bambino piccolissimo per l'occasione, forse proprio per ingraziarsi le attenzioni della bella Michela. Giuditta, che non ha smesso un secondo di ridere, ma ha avuto occasione di imparare con i Clerici Vagantes che Babbo Natale... non si dicono queste cose ad una bimba così piccola! Italo, che ha votato Berlusconi (assieme ad altri due in sala!) e non abita troppo lontano: puta caso che la situazione politica italiana peggiora ulteriormente (è possibile?) sappiamo con chi prendercela. Aurora ha dovuto prestarci il suo corpo per un breve momento di satira sul corteggiamento... suo malgrado. Dario sarebbe venuto più volentieri al posto suo. Eh, facile: con un trascorso sul palco, hai meno paura a salirci sopra; ma Dario, non avercene, Aurora è più gradevole da guardare. Entrambi, Dario ed Aurora, arrivati sino ai Clerici Vagantes, per colpa di Consuelo, seduta al tavolo con loro e con il ragazzo (presumo...) al quale non abbiamo avuto occasione di chiedere il nome. Annalisa la rossa con altre quattro giovani ragazze che, forse, non hanno resistito all'invasività dello spettacolo dal vivissimo dei Clerici. Ed altri ancora ai quali non abbiamo chiesto il nome, ma con i quali tutti insieme ci siamo fermati a giocare, abbiamo creato momenti nuovi. Situazioni che non capiteranno mai più e che anche noi abbiamo visto per la prima volta, ridendo sotto la 'maschera' per non spezzare l'incantesimo e, qualche irresistibile volta, ridendo smaccatamente.

Non siamo tanto lontani dalla prossima fase delle arti performative, nel momento in cui usciremo a metà per una pausa, e la gente in sala continuerà a scherzare tra ex-emeriti sconosciuti senza la necessità di mediazioni di scafati calpestatori di palco. In pre visione di quel momento, voglio cogliere l'occasione di questo post di dedicare a tutte le persone sopra nominate un bell'applauso, con la promessa, dalla prossima volta in poi, di farlo anche dal vivo.

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se non hai conosciuto nessuno, che sei uscito a fare

saggio
27 articoli.

clerici vagantes in mezzo alla genteL'opera avanguardistica dei Clerici Vagantes prosegue, questa volta ad Ascoli Piceno, questa volta in mezzo alla gente. Niente palco, niente orari, niente cartelloni. Un'animazione nel bel mezzo dei visitatori della festa pre San Valentino (a proposito: ti sei svalentinato?) in piazza del Popolo.

L'idea (banale e noiosa!) è quella di fermare la gente e, come degli spacciatori di intrattenimento, improvvisare momenti di cabaret, comicità, musica. Lo schema (banale e noioso!) comincia con la diffidenza e finisce che non vorrebbero più lasciarci andar via e la fatidica frase 'ma perché non andate a Zelig?' (almeno tu che stai leggendo, sappilo: non vogliamo andare a Zelig, basta chiederlo!)

Ci siamo fermati a ragionare su questa situazione (sono anni che la ricostruiamo, sarebbe strano che non l'avessimo fatto!), quella diffidenza iniziale è la stessa che ti impedisce, che impedisce a tutti di fare conoscenza ogni volta che esci di casa. Vai alla festa del cioccolato ad Ascoli e giri per gli stand come se tu fossi davanti alla televisione: l'altra gente c'è, ma è dietro uno schermo e se diventa invadente o fastidiosa è sufficiente cambiare canale (o strada, in questo caso, a meno che uno non sia a Venezia...)

Sarei curioso di averti qui davanti e chiederti: maccheccazzo esci a fare se non conosci nessuno?!? La gente noiosissimamente attorno a te, sta lì solo per completare l'immagine, non ha una funzione se non quella estetica, non ti lamentare poi se esci e ti senti solo!

Una volta vista questa malattia sociale, abbiamo deciso di trasformarci in due crocerossine della socialità comatosa modificando lo schema di approccio all'intrattenuto:

  1. fermiamo un gruppo di persone;
  2. vinciamo la diffidenza con la nostra ineffabile verve;
  3. fermiamo un secondo gruppo (eventualmente anche un terzo);
  4. ancora distruggiamo la diffidenza fino a che diveniamo un unico cerchio di persone;
  5. stimoliamo in maniera giocosa, ma esplicita, le relazioni paritetiche non stellari, in modo che i due gruppi anche se costretti da noi e dalle circostanze interagiscano tra di loro;
  6. lasciamo che le relazioni paritetiche diventino predominanti rispetto a quelle stellari;
  7. ci allontaniamo dal neogruppo creato, lasciando che... si intrattenga da solo.

Figo, no! Lo spettacolo perfetto non ha bisogno di veter.artisti, solo di avanguardisti venuti dal passato. Per la cronaca, il punto sette non lo abbiamo ancora raggiunto, quando succederà mi vedrai esplodere... prossimamente su questa rete. Poi punteremo al punto otto: nessuno si allontanerà dalla festa prima di aver conosciuto tutti.

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voce al pubblico

saggio
27 articoli.

3 ottobre 2010, Thiene (VI): la crociata dei Clerici Vagantes per abbattere il muro artista|pubblico continua. Mille esperimenti sono stati tentati, tutti con risultati *ehm* normali. Questa volta il colpo di genio è del Paggio (al secolo Andrea Marchi). Gli spettacoli si aprono sempre invitando il pubblico a dir la propria, a dissentire (buuu!), a chiamar la pubblicità, a guidare lo spettacolo in qualche modo, variarlo, parteciparvi.

Ma oltre alla naturale accettazione del ruolo, la timidezza spesso e volentieri si aggiungono altri due ostacoli: la luce tutta indirizzata sul palco (che crea una distanza enorme!) e il microfono. I Clerici Vagantes sanno bene l'importanza che il pubblico (l'italiano) smetta di essere fruitore passivo e guadagni il proprio ruolo (proprio di diritto!) di protagonista (almeno co-protagonista *sigh*); parlando con il microfono, si crea uno sbilanciamento enorme tra gli attori e il pubblico, e se anche uno decide di 'dire la propria' difficilmente riesce ad uguagliare il volume del pubblico, anche con tutti i trucchi che gli artisti possono utilizzare per aiutarlo. La soluzione è banale nell'idea, ma geniale nel risultato: far girare un microfono anche in mezzo al pubblico! Sarà banale, ma ditemi: in quale altro spettacolo un pericolosissimo microfono gira per il pubblico?

Pericolosissimo.

Difficilissimo.

A Thiene ha funzionato! Chi c'era lo sa. I Clerici Vagantes hanno dovuto improvvisare nuove situazioni ad ogni sollecitazione che giungeva a tutti ben amplificata dal microfono, anche sacrificando il repertorio, fermandosi a metà gag. Ma per ogni cosa persa, ce ne sono state mille di guadagnate. Mille volte più difficile, un milione di volte più gratificante.

Già vediamo i futuri sviluppi: due microfoni fissi e orbitanti in mezzo al pubblico. Probabilmente non riusciranno a fare più neanche una riga di repertorio, non verrà mai più uno spettacolo uguale all'altro, ma... un enorme passo in avanti verso lo spettacolo perfetto!

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