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antropeconomia

Han voglia a dire della crisi, non crisi e i derivati e i bond e la bolla delle carte di credito. E quegli altri (i complottisti) che saltan su con la storia delle banche centrali che batton moneta con l’interesse e fanno i signorotti con i soldi che non esistono o che sia legittimo chiedere degli interessi sui prestiti. La questione, a mio avviso, è sbagliata a monte. Quando decidi di inventarti qualcosa, come ad esempio la filosofia o un’automobile, qualunque cosa, quando decidi di inventare qualunque cosa, la prima cosa che ti devi chiedere è qual è il problema e la seconda è come faccio a risolverlo e poi, solo poi, ti dai da fare per trovare la soluzione. Quando la soluzione che hai escogitato (magari senza seguire questo elementare procedimento) diventa più preoccupante del problema, ti devi fermare e ammettere che c’è qualcosa che non va alla base. Fermarti, pensare, trovare altra soluzione, distruggere, ricostruire e ripartire. La questione, nel caso dell’economia, è che sarebbe dovuta servire a garantire il benessere e il netto, oggi come oggi, è che il benessere è molto disuniformemente distribuito nel mondo e che la sopravvivenza dell’economia è dipendente da questo fatto. A me sembra inaccettabile, dopo un fallimento così grave è ora di fermarsi e fare una pensata, escogitare una soluzione migliore e ripartire con quella.
indignados e viola: che succede dopo la protesta?
Tra le critiche e il fanatismo vorrei ragionare un po' sui grandi movimenti di protesta che stanno percorrendo trasversalmente tutto il capitalismo contemporaneo.
Il capitalismo è socialmente errato e questo è più o meno scritto dappertutto su questo sito. L'errore è talmente insito nel sistema che vagamente lo si percepisce, lascia un lieve fastidio dietro l'orecchio, ma niente altro. Poi è arrivata l'indigenza; con l'indigenza non ci sono grossi meriti a protestare: c'è la fame. Viene da dire perchè protesti ora? Quando il capitalismo (sbagliato) ti riempiva la pancia andava tutto bene, in realtà ora non stai protestando contro il capitalismo, ma contro l'indigenza. Scusa... mi correggo, perché l'indigenza c'era anche prima, lontana però. Ora stai protestando contro la TUA indigenza.
Con un briciolo di ottimismo mi vien lo stesso da guardare questi movimenti di protesta in positivo: almeno ora qualcosa si muove; fino al Grande Fratello 9 sembrava tutto normale. Sfortunatamente mancano le giuste motivazioni. Uno dei motivi di critica più forte durante le prime agitazioni degli indignados (saltando a piedi pari i vari se non ora quando e popoli viola... i grillini, che ormai hanno fatto il salto della barricata, per la precisione i viola protestavano contro l'ex premier e hanno ottenuto il risultato sperato) era che gli indignati sapevano contro cosa protestare (sistema economico fallato, banche egemoni, governi compiacenti), ma non sapevano cosa proporre in sostituzione. Lo ridico: sono scesi in piazza a piangere perché sentivano i morsi della fame senza sapere dove la mamma teneva il biberon.
Ho continuato a vedere la cosa con ottimismo perché prima si intuisce il problema, poi lo si capisce e dopo, soltanto dopo, si cerca la soluzione. Gli indignados stavano manifestando la fase uno: intuizione del problema. Ma poi? Mi sono dimenticato (non ragionavo in quel momento) del fatto che il sistema massmediatico contemporaneo, come dice giustamente il Saggio, è autofagocitante: in pratica l'atto di protesta stesso diventa utile al mantenimento dello status quo. Vorrei saperlo spiegare meglio, ma non serve. Guardati la seconda puntata di Black Mirror, ti lascio qui sotto il link della scena madre (se vuoi vederlo integralmente evita lo spoiler); dal minuto 6:00 puoi vedere l'abilità del sistema massmediatico che nutre il capitalismo come la protesta venga ingoiata e perfettamente inglobata nel sistema, dopodichè... sparisce nel nulla, anzi sparisce nel tutto.
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La conferma mi arriva dai vari gruppi facebook: un miscuglio di complottismo e di proposte di soluzioni che, alla fine, sono isomorfe al capitalismo: nulla che risolva veramente.
Lo dico per tutti gli indignados e vari protestanti contemporanei: il danno che si trascina un sistema a scambio di beni e servizi monetario è isomorfo (perfettamente trasportabile!) in un sistema dove la moneta è sostituita con carte elettroniche, punti e persino il baratto. Nota che siete talmente intrisi nel capitalismo da non avere più neanche la fantasia di immaginare un mondo senza intermediazione tra beni e servizi. Per cui, indignados di tutto il mondo... Esercizio: prova ad immaginare un mondo senza soldi, come sarebbe e come bisognerebbe fare per traghettarvici il sistema capitalistico contemporaneo. Suggerimento: la soluzione esiste, eccome!
[visto che è per quelli di tutto il mondo... exercise: try to imagine a completely moneyless world, how it'd be and how is possible to transform the contemporary capitalistic society to it. hint: solution does exists!]
Per quelli che insistono a dire che è un utopia rispondo, come al solito, che l'utopia è un sogno irrealizzabile per i pavidi e un'ambizione non negoziabile per gli audaci: tu sei un pavido o un audace?
ma l'africa non muore mai di fame?
Sono passati quasi quarant'anni da quando ho visto la prima foto con sguardini come questi, l'indicazione che al mondo ogni due secondi muore un bambino di fame, quasi sempre in Africa, e che sono un egoista se non metto una donazione in quelle buste che ti consegnano la domenica all'uscita dalla messa.
In quarant'anni è passata una generazione: o sono tutti morti o problema risolto. Invece no, sono ancora lì a fare sguardini colpevolizzanti nelle foto.
Cioè, abbiamo risolto la questione del buco dell'ozono (chi parla più del buco dell'ozono?), scongiurato il millenium bug e invece con la fame del mondo siamo ancora qui?
Ma siamo seri un secondo: chi può davvero pensare che una società che muore di fame da quarant'anni sia sopravvissuta alla selezione naturale per millenni fino a diventare coeva del Grande Fratello? E dai, come fai a non chiederti ma quest'Africa non muore mai di fame? Davvero ti stai ancora immaginando un'intera città , popolo, nazione, continente dove la gente, tutta la gente, non sa fare altro che tirare avanti un piattino, fare uno sguardo colpevole e chiedere cibo per favore.
Ti hanno detto che l'Africa è una terra arida, ma ti sei chiesto perché della gente viva da millenni in una terra arida? Come fanno gli eschimesi che vivono in mezzo al ghiaccio senza rompere i coglioni a nessuno e se passi di là ti offrono persino cena e moglie?
Ti hanno detto che ci sono interi villaggi che vivono a 20 km dal pozzo più vicino e che devono fare tutta quella strada a piedi tutti i giorni per bere, ma ti sei chiesto perché non prendono su baracca e burattini e spostano il villaggio una volta per tutte? Capisco un'anno di carestia, dieci anni; ma passare tutta una vita avanti e indietro a fare 20 km per l'acqua è un insulto per l'intelligenza umana; un popolo che vive così, merita di morire. Eppure qualcosa costringe questo villaggio a vivere 20 km dal pozzo più vicino...
Non ci sono delle cose che non tornano? Il fatto che del problema dell'Africa che muore di fame se ne sente parlare da dopo il colonialismo e non prima per me può voler significare solo due cose: o che prima c'era il problema ma noi non conoscevamo nulla dell'Africa o che è stato il colonialismo a ridurre interi popoli al lumicino.
Sinceramente faccio fatica a credere ad un intero popolo incapace di sostenersi. Fuori da messa non dovrebbero più mettere bustine per i fondi con le foto dei bimbi africani, dovrebbero mettere le foto dei capitalisti americani ed europei, sono loro che hanno bisogno di soldi per lasciare in pace l'Africa. Dici che sono un pozzo senza fondo? Ah, ok. Ma pensaci la prossima volta che compri diamanti o banane.
il valore e il costo
Cosa sono i soldi? Almeno come prima concezione, un rimando temporale, spaziale e personale alla restituzione di un bene o servizio fornito.
Io cedo delle scarpe che ho fatto io al fornaio, ma non ho bisogno di pane, così mi dà un foglio che dice che, socialmente, ho fatto un lavoro che ha un valore e che quel valore lo potrò riscuotere altrove, in un altro momento e da un'altra persona, in cambio di altro. E magari quell'altra persona avrà bisogno di pane e il ciclo si chiude.
All'inizio poteva essere così. Il concetto sano poteva essere questo. Ma con il tempo, i soldi sono diventati il valore che rappresentano. Possedere dei soldi non significa più poter possedere delle cose, ma possedere la cosa più importante di tutti, ovvero la possibilità di averla. I soldi non sono più un niente in divenire, ma sono qualcosa che può essere comprato e venduto, qualcosa su cui si può scommettere e qualcosa per cui val la pena vivere. L'idea, ottima in partenza, si è trasformata in un errore catastrofico.
Anche questo lo si poteva intuire per tempo, ma forse chi aveva la testa per farlo, non aveva l'interesse di farlo. Ad esempio, quando ti accorgi che per stabilire il prezzo di un bene, devi applicare una legge che è legata alla domanda e all'offerta. Cioé lo stesso bene, prodotto nelle stesse condizioni, anche dalle stesse persone (e che quindi senza dubbio ha lo stesso valore!) a seconda di quanto ne metto sul mercato, ha valore diverso, a seconda di quanto la gente ne ha bisogno ha valore diverso. Un mercato così fatto è facilmente manipolabile e strumentalizzabile. Il primo che scoprì la legge della domanda e dell'offerta, con un briciolo di onestà , avrebbe dovuto urlare 'fermi tutti! Qui c'è qualcosa che non va: fermiamo la partita, ridecidiamo le regole e ricominciamo'. Perché è vero, questa legge ha senso in questa economia, ma è anche vero che, oltre ad essere molto pericolosa (e in questi giorni anche quasi fatale) è una cosa che non ha nessun senso dal punto di vista umano.
Vediamola per un secondo in un'ottica oneach (perfetta equivalenza tra gli individui), il valore di un bene è determinato dalla quantità di ore necessario a produrlo più il valore delle materie prime. In pratica, al posto del costo di un bene in valuta, potrei esprimere il valore in somma tra il costo delle materie prime (in valuta, diciamo per territorialità , euro €) e il numero di ore*uomo (diciamo hm). Ehi, ma... un muratore ci mette un'ora a fare un muro e un medico dieci e lo fa anche male, vuol dire che il muro del muratore vale dieci volte di meno? Già , il punto è che questa regoletta applicata al nostro attuale mercato causa questi effetti paradossali e devastanti, ovvero: nel nostro attuale mercato una regola giusta è inapplicabile.
Un altro passettino.
Applicando questo ragionamento alle materie prime usate per fare il bene, anche queste, avranno un valore esprimibile in valuta più ore uomo, fino alle materie prime prime, ovvero estratte direttamente dalla natura, il cui valore in materie prime, ovvero valuta, è nullo, e che varranno solo ore uomo. Se questo valore venisse trasferito lungo tutta la catena produttiva, tutti i beni e servizi potrebbero essere quantificati in ore uomo. Teoricamente.
Teoricamente un bene o un servizio di cui abbiamo bisogno è dato da materie prime che fornisce il mondo e da ore impiegate da persone per trasformare quelle materie prime nel bene o servizio: natura+ore*uomo.
In un antropeconomia si potrebbero utilizzare anziché i soldi, il tempo di lavoro, per scambiare beni, ma voglio mettere le mani avanti, come siamo riusciti a distorcere il significato del denaro per interessi personali, arriveremmo a distorcere anche quello del tempo e gli effetti, ne sono sicuro, sarebbero ben più devastanti.
Questo ragionamento è qui illustrato per un solo motivo: per ricordarti che alla fine il tuo tempo, ovvero la tua vita, vale e costa ciò che fai, ciò che sai e quindi ciò che sei, il denaro invece non conta un cazzo.
il mastro di soldi sul banco di prova: cosa farà mari-o-monti?
Periodo di frizzante incertezza nel panorama politico italiano. Tolto il marciume del vecchio, voltato pagina, ora rimane l'interrogativo di come si comincerà a riempire il bianco.
La chiacchiera più chiacchierata riguarda un tale Mario Monti (povero, chissà quando l'hanno preso in giro da piccolo con un nome così: dove preferisci andare in vacanza mari-o monti?), esperto di soldi, e il suo governo tecnico. Che piaccia o non piaccia, sia bene o sia male, vattelapesca.
Se fossi il dittatore d'Italia da mo' avrei dato il via alla rivoluzione culturale, politica, economica della genianarchia; ci siamo liberati dalla palude... credo non si possa ambire di più. Rimane quindi l'interrogativo se per liberarci dalle fiamme dell'inferno possa aiutarci un... diavolo esperto. Qualcuno dice che è mandato da Belzebù in persona per farci ancora più sprofondare nella miseria, qualcun altro dice che solo chi sa come si spostano i soldi, può farli muovere nella direzione giusta (per chi?).
Io non lo so. Sentenzio (senza timore di smentita) che se riusciamo a far peggio di prima senza reagire con una rivoluzione armata... ce lo meritiamo, ma per non sapere né leggere, né scrivere, e soprattutto per non contare un cazzo in questa fase storica, sto a guardare e oracolo la pagella del mastro di soldi:
voto 10 - muove quegli 800 milioni (bloccati due volte dall'incapace con dolo Tremonti) stanziati per abbattere il digital divide e dare accesso alla rete gratis a tutti; incentivando l'economia, abbattendo di fatto il conflitto di interesse delle tre reti mediaset, credendo all'esperimento mediatico di Santoro e dando occasione a tutti di farne altri, favorendo le comunicazioni e l'autoformazione e così via;
voto 9 - abolizione del gioco d'azzardo pubblico e privato, campagna (in)formativa di motivazione al senso del lavoro, ricostruzione della struttura formativa in senso anarchico individuale, rivoluzione economica con graduale messa in dismissione della moneta, informatizzazione di tutti i servizi, abolizione della burocrazia e lotta armata alle criminalità organizzate;
voto 8 - diminuisce la pressione fiscale per aumentare il denaro in circolazione e riavviare questa stupida economia autocentrica;
voto 7 - non fa nulla! Noi italiani non abbiamo mai avuto bisogno di governo; se ci lasciano andare produciamo alle stelle e cresciamo alle stelle; i governi sono stati fino ad ora solo ingombranti; è la nostra natura anarchica: più la si governa e meno rende;
voto 6 - batte cassa in maniera proporzionale al patrimonio. Se è vero che il 10% degli italiani possiede il 60% del patrimonio che rispondano loro della ridistribuzione di reddito... riequilibrandola;
voto 5 - tutte quelle manovrette sostanzialmente chiacchiere e distintivo di cui si parlava pre maxiemendamento;
voto 4 - maxiemendamento;
voto 1 - Berlusconi
e ora la rivoluzione: o la borsa o la vita!
Passa sempre di più questo messaggio del noi contro di loro: le borse vampire (per procura di dieci misteriosissime aziende) stanno cercando di affamare il mondo e guadagnare un sacco di soldi a spese del tutto. Una sorta di virus che, inconsapevole della necessità dello stato di salute dell'organismo che sta parassitando (noi!), continua ad indebolirlo fino alla sua morte e quindi fino alla propria morte.
Se le cose stanno davvero così, se esistono davvero i terribili dieci che sono contemporaneamente tanto potenti quanto idioti, e ci stanno svenando fino alla morte attraverso la borsa.
Ma se davvero c'è una guerra, la vittoria è alla nostra portata risolvendo un non-banale problema di coordinamento: decidiamo tutti una data unica in cui ritiriamo tutti i soldi dalla borsa. Vendiamo tutto! Via la base d'argilla a questo colosso fatto di nulla che ci sta portando via la vita.
O la borsa o la vita: mai frase fu più azzeccata! O ci teniamo questa economia malata, o ci ammaliamo e muoriamo noi. Come data propongo il 20 febbraio 2012 perché il 20 febbraio è notoriamente data di grandi rivoluzioni culturali. Non c'è bisogno che tutti tìrino via i soldi, non c'è bisogno che li si tolgano veramente, basta che si capisca di quale coordinamento siamo capaci in situazioni di reale pericolo. Basta quindi che se ne parli, che si diffonda la voce, scaricati il logo e diffondilo; insomma basta che il gioco, lo scherzo, o il parlarne diventi una concreta possibilità .

A me non interessa affatto che dall'altra parte del mondo ci sia un tale che può comprarsi un'isola intera o che ha un autosalone in garage e che abbina la macchina con la camicia; mi interessa solo che capisca che questo non deve influire con la mia vita.
Cominciamo con le borse al 20 di febbraio e se tutto entra bene, diamo una lezioncina anche alle banche. Che si ricordino che prestano soldi non loro sui quali prendono interessi ed esercitano espropri. Altro problema di coordinamento: ci mettiamo tutti d'accordo per una seconda data e ritiriamo i soldi dal conto corrente lo stesso giorno.
Nello scegliere il giorno non avrei grossi dubbi, per ridare un briciolo di credibilità ai Maya, stiamo sul 21 dicembre 2012 che sia una vera rivoluzione culturale, prima di tutto (una pacifica presa di posizione del popolo infine capace di collaborare) e poi economica: se non riusciamo ad entrare in una nuova economia più sana, basata sulla cooperazione, almeno curiamo questa. L'operazione si chiamerÃ

proteste pacifiche, queste sopravvalutate
Ciò che segue ai fatti del 15 ottobre 2011 romano è il solito teatro di denigrazione degli atti violenti di pochi (ma sempre di più) e il completo disinteresse alla protesta dei più.
In realtà le questioni che non riesco a mandare giù son ben altre: la retorica della violenza mai! Persino io, che sono un pacifista oltranzista e se vogliamo anche un po' un codardo, capisco che esistono situazioni in cui la violenza è necessaria! Ciò che si può dire della violenza è che sia l'ultimo strumento di risoluzione del conflitto. Ah, magari fosse sempre così. La nostra società è basata sulla violenza, la nostra (vostra) religione è basata sulla violenza. Vien da dire: adesso basta.
Però l'escalation c'è stata. Prima le contestazioni inascoltate, poi le proteste pacifiche inascoltate e ora (a partire, se vogliamo, dal dicembre 2010) una blanda sezione dei protestanti si lascia andare in atti violenti. Dimmi tu: se li vogliam lasciare inascoltati, o se li vogliamo delegittimare, la prossima volta saranno ancora di più. Il passo dopo è la rivoluzione.
In tutti questi passaggi, la vera violenza sta nella ripetizione della parola inascoltata. Se esiste una classe dirigente conservatrice (e se io fossi un dirigente, forse vorrei essere conservatore anch'io!), sistemare le cose come mi piace e fare in modo che rimangano così sarebbe nei miei interessi. Quindi: 1. modifico le cose a mio piacimento, 2. la gente scende in piazza e protesta, 3. i netturbini il giorno dopo puliscono, 4. torna al punto uno. E' un ciclo pulito, dove nessuno si fa male, sono tutti buoni, ma il numero di indigenti cresce. Come fai a pensare che alla lunga gli indigenti non cambino retorica!
A dicembre si parlava di qualche centinaio, ora di qualche migliaio: solo io vedo l'estendersi del fenomeno? Se non vogliamo guardarlo per quello che è, non può che degenerare. Preferirei che al capitalismo si trovasse una soluzione pacificamente, ed è il motivo per cui ragiono su questa rubrica, ma se non si ascoltano le proteste al più presto e non si trovano soluzioni, il numero di protestanti violenti non può che aumentare.
Poi c'è il coro unanime dei media ripete che pochi violenti hanno fatto passare in secondo piano molti pacifici: via al filmato! Venti minuti di tg sugli scontri e nessuno che ricordi i motivi della protesta delle altre centinaia di migliaia, tutti a dire che il peggio che fanno pochi facinorosi è attirare l'attenzione su di sè e far dimenticare gli altri, di fatto contribuendo scandalizzati a questa farsa. Così come sto facendo io ora, se non fosse che, in questa stessa rubrica, da anni sostengo che l'economia monetocentrica è sbagliata ed è ora di pensare ad un'altra soluzione. Vedere che intere masse ne stanno acquisendo coscienza mi fa molto piacere, magari il cambiamento fosse pacifico, mi farebbe ancora più piacere, ma sia ben chiaro: questo non dipende da chi protesta per strada, ma da chi non ascolta dal palazzo.
un fiume di monete verso la meritocrazia
Uno dei nodi che mi interesserebbe sciogliere è: ma è possibile un regime meritocratico in una società in cui il valore di una persona si misura con i soldi?
Di primo acchito mi vien da dir di no... anche di secondo acchito. Ma il vero problema nel costruire una società meritocratica è il transiente, il passaggio dall'attuale struttura clientelare ad una improntata sul merito.
Si pensa sempre che nella valutazione del merito ci siano almeno due persone in gioco: uno più bravo e uno meno bravo; sfortunatamente, in ogni proposta di meritocrazia che vien fatta, è sempre inclusa anche la terza: il più bravo, il meno bravo e quello che decide chi è l'uno e chi è l'altro. Ecco creato il clientelismo.
Capisco che possa esser faticoso trovare una formula matematica che metta in fila i bravi e i meno bravi, ma l'introduzione del decisore super partes, diciamoci la verità , non funziona. Non esiste il super partes; non esiste il notaio, l'uomo che garantisce per vece di dio, anche se il dio è un'entità etica superiore.
Pensavo ad una possibile soluzione che è quella di rendere irrisorio il premio, in modo che la decisione di merito non ne sia influenzata. Come per il superenalotto, un premio irrisorio può essere compensato dal fatto che molte persone e in molte occasioni assegnano questo premio. In pratica: se in gioco c'è un euro, o venti centesimi, le due persone (licenziando il super partes) decideranno onestamente chi è meglio di chi e assegneranno più onestamente il premio di merito.
Quando c'è la gara? Mah... sempre. Odio dover pagare un libro (il contenuto, non l'oggetto che invece vale il costo) o una canzone, ma se quel libro o quella canzone hanno qualcosa da dirmi/darmi, chi le ha fatte un euro se lo merita. Se siamo in tanti a pensarla così, alla fine avrà il suo riscontro. In un epoca in cui la diffusione di informazioni è capillare e poco costosa, si può applicare. Ma anche al bar, Gisto mi propone un ragionamento al quale non avevo pensato: toh, un'euro e grazie Gisto.
Tante piccolissime decisioni di merito che fanno si che il fiume delle possibilità (i soldi) si spostino verso persone reputate di valore dalle altre persone. In questo modo, la possibilità di fare cose torna in mano a persone giudicate di valore e non persone che hanno capito il trucco dei soldi e li accumulano solo per sete di potere.
Più persone partecipano al gioco e più il gioco funziona. Con una piccola lacuna strutturale: non è detto che chi appaia di valore, in realtà lo sia. Ma questo è un problema che si pone sempre, se non al dato di fatto. Se la gente imparasse a guardare il dato di fatto, anziché l'immagine, le monete si sposterebbero verso la direzione giusta, come riconoscimento, invece ora, ancora una volta, si sposteranno nella direzione opposta, come punizione.
crisi di borsa sola igiene del mondo
Potrebbe anche finire così.
La Cina compra il debito italiano e noi diventiamo una loro colonia di fatto. Alla destra estrema questa cosa non va bene, fanno guerriglia e vengono debellati. Il netto è che avremo finalmente un governo non autolesionista e ci saremo liberati di tutte le derive razziste, xenofobe e passatiste in un colpo solo: crisi di borsa sola igiene del mondo.
l'etica della vendita
Ultimamente mi son trovato a cena con un venditore ed ho avuto occasione di tornare a chiedermi se effettivamente sia una tipologia di persone dannata da dio o se esiste un modo di fare questo lavoro rispettabilmente e quale sia un modo semplice per distinguere chi ti vuole fregare da chi ti vuole aiutare.
Premesso che le cagate dei corsi di pubblicità (noi mostriamo alla gente le cose da un'altra prospettiva) e dei corsi di vendita (noi creiamo valore) mi sembrano cagate assolute; premesso che il lavoro del venditore ha concettualmente dignità d'essere e che il tentativo di massimizzare la propria utilità è base di ogni strategia, sono arrivato a questa conclusione, non definitiva, ma mi pare plausibile:
un venditore etico ti offre una risposta ad un problema esistente, un venditore opportunista ti crea un problema del quale poi ti venderà la soluzione.
Il fatto è che l'attuale sistema economico mercatocentrico stimola la creazione di problemi perché ha bisogno di spostamento di soldi per sopravvivere, per cui sia la pubblicità , che la produzione, che il commercio e la vendita ci vanno dietro. Un venditore opportunista alla fine è uno che si è allineato a questo sistema: difficile non farlo, per carità , difficile, ma nobile. Un venditore etico non può valutare sé stesso e il proprio lavoro indipendentemente dall'oggetto (soluzione) che vende, un venditore etico è interessato prima di tutto alla verifica dell'esistenza del problema, ovvero capire se tu sei un potenziale cliente, ovvero è prima di tutto interessato a capire chi sei, non per gentilezza, ma per capire se ha qualcosa che potrebbe venderti. Un venditore opportunista è prima di tutto interessato al proprio articolo (perché quello c'ha) e a capire come fartelo percepire come una necessità . Mi pare che torni tutto, no? Tu che ne dici?
quando una vacanza vale il costo
Il viaggio a Berlino ha sollevato un altro interrogativo. Berlino è una città fantastica con un sacco di attrattive stupefacenti e interessanti dal punto di vista culturale. Ma come ti sposti dall'una all'altra, che sia un'edificio dall'architettura
particolare, un museo con un pezzo di storia interessante o una qualsiasi sfaccettatura della vita di una cultura diversa dalla propria, muovendosi da una all'altra non potevo non chiedermi 'ma cazzo, tutte queste cose qui non potevo comodamente guardarmele su google, magari steso su un lettino in un bagno a Milano Marittima'?
Certo, uno ti dice respiri l'aria di Berlino. Vedi con i tuoi occhi cose che non ti si possono raccontare... Mah, insomma. Le esperienze visive e uditive sono facili da riprodurre... diciamo evocare. Quelle gustative... ehm... la cucina tedesca, diciamo che passo volentieri!
Certo, uno dice non è la stessa cosa, vuoi mettere dal vivo, ma mi danno la stessa risposta del cazzo di quando dico del piacere di leggere i libri con un lettore di e-book: l'odore della carta, la sensazione tattile dello sfogliare. Cazzate. Quando cominci a guardare il costo di una vacanza del genere, questi figli di puttana speculatori che ritengono che ad un turista puoi fottere tutti i soldi che vuoi perché... non sa come non farlo (una bottiglia da 50cc d'acqua in un museo 2 euro!!), vedi letteralmente i soldi sparire, allora hai bisogno di qualcosa di più dell'odore della carta e la sensazione tattile. Hai bisogno di qualcosa che ti cambi la vita.
E questo hanno fatto cinque giorni a Berlino. Così come le vacanze degli altri anni: mi hanno cambiato la vita. Soldi spesi bene! Uso questa frase per disegnare la linea al di là della quale una vacanza vale il suo costo: deve cambiarti la vita. Sì sì, per me non devi accontentarti di nulla di meno, altrimenti sono soldi buttati. Vado perché ci vanno tutti: soldi buttati. Vado per cambiare aria: soldi buttati. Vado per staccare un po': soldi buttati. Vado perché almeno una volta nella vita: soldi buttati.
Mi spiego con un esempio. La signora nella foto l'ho vista (come immagino anche tu) miliardi di volte distrattamente, inutilmente. Finalmente ci siamo conosciuti di persona al Neues Museum e, solo guardandola a pochi centimetri di distanza e dopo aver passato corridoi di stronzate egiziane, che ho capito cos'ha che la rende così speciale. Esperienza che è palpabile a Berlino, ma non a Parigi davanti alla Gioconda. Vedere la Gioconda a Parigi sarebbe stata una perdita di tempo, se non fosse stato per lo spettacolo imperdibile degli idioti che fanno la fila per fotografarla e adorarla: ci passerei la giornata a gettar loro noccioline!
Ne ho fatto esperienza personale, ho capito cose che forse non avrei capito se me le avessero raccontate e che, evidentemente, non posso farti capire raccontandotele. Tra le varie cose legate all'oggetto stesso, c'è anche il contenuto di questo post, metariflessione indotta dal busto di una fichetta morta: cool, isn't it? Dici che è troppo poco? Ok, ok, allora non perderti i prossimi post.
In pratica, camminando lungo il sentiero tracciato da milioni di turisti, tra acciaio, vetro, mattoni e minchiate da museo, ho percorso una nuova strada, prodotto nuove riflessioni, capito nuovi aspetti della mia percezione della realtà che andranno ad integrarsi nella mia vita quotidiana... cambiandola. Questo non avrei potuto farlo in altro modo, né in altro luogo; avrei fatto altro, certo, ma non questo. E questo vale ogni singolo cent.
Per sintetizzare il tutto, direi che, se qualcuno tenesse un blog come questo, il viaggio sarebbe valso il costo se gli avesse dato materiale per scrivere almeno un post. Ehi, ma... io tengo un blog come questo e sto scrivendo un post sul viaggio per cui... il viaggio è valso il costo.




