Tag:new media vs old media
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Quest'anno una novità c'è; gli altri anni la solitudine imposta era mitigata dalle sporadiche passeggiate in mezzo alla neve e dai freddi resoconti periodici e inesatti della televisione: le realtà attraverso lo specchio deforme dei massmedia (la tv ha sempre ragione tranne quando parla di qualcosa che ti riguarda *uhm*). Quest'anno c'è un'attività frenetica su facebook; i compagni di sventura si affrettano a condividerla con foto, racconti, imprecazioni e, diciamocelo, effettivamente il mal comune mezzo gaudio rende più sopportabile il tutto, ci fa sentire meno soli, meno nuvoletta di fantozzi, anche se, guardando lo schema dell'italia sul meteo, ... Anche i sindaci hanno deciso di buttarsi nell'avventura tenendo informata la cittadinanza lato... amministrazione. Esperimento bellissimo (solo di poco) tardivo, faticosissimo eseguito con tenera ingenuità comunicativa. Una cosa che va riconosciuta al nostro sindaco Balzani (ma anche a Lucchi di Cesena, per quanto mi pare di vedere e forse altri di cui non ho letto) è il candore e la sincerità con cui (lui e/o il suo staff) raccontano tutto a tutti. Quella tanto ricercata sincerità nella comunicazione massmediale ricade immediatamente nella fallacia di un mezzo dove chiunque in qualunque momento può rispondere quello che vuole. I nostri sindaci (e i loro staff) non hanno forse l'esperienza degli studi di comunicazione di cui si servono grandi forze politiche; il nostro ad esempio ci racconta che si è concentrato sulle operazioni di recupero della gente del treno, senza pensare che i forlivesi vogliono che il sindaco di forlì si occupi della gente di forlì. Senza pensare che la richiesta di volontari in soccorso non dia quell'idea necessaria di solidarietà e di civismo, ma di incapacità dell'amministrazione a far fronte ad una situazione d'emergenza. Senza pensare che l'ammissione di colpa (probabilmente con il cuore in mano) del nostro sindaco suona come un atto di debolezza che non rincuora i cittadini in difficoltà (reale o percepita) ai quali non servono mea culpa, ma serve solo sapere che sono in buone, anzi ottime mani. Senza pensare che l'esercito che ci aiuta con il gettone non è affatto consolante, anzi... ti fa incazzare ancora di più. In internet (specialmente facebook) ognuno può dire ciò che vuole; ci vuole esperienza per discriminare proteste vere e sensate, da perdigiorno (come Simone Cortini nella foto, studente televidiotizzato in piena goliardata) e da falsi allarmismi di chi ha bisogno solo di (sane)coccole. Lucchi, ad esempio, ha dato seguito al mistero degli spazzaneve che girano con le benne alzate; ha voluto vedere con i propri occhi e spiegare; perché qualcuno ha ritenuto credibile che, per protesta, gli spazzaneve potessero girare con le benne alzate. Come se il primario di chirurgia dovesse spiegare ai pazienti che non è grave se vedono un chirurgo che gira con un bisturi alzato senza che stia tagliando qualcuno. Apprezzo molto sia che questi geronti si siano buttati anima e core sui nuovi media, sia la loro cordiale sincerità; alla fine gli costa dieci volte tanto gli sforzi per spiegarsi, spiegare, chetare gli animi, fornire dettagli, ma alla lunga pagherà. Però, a fianco di quest'animo pulito e sincero, qualche accorgimento comunicativo si può... appoggiare. A cominciare dalle banalità. Ad esempio, la foto di profilo di un sindaco sorridente sotto al sole, mentre tutti stanno cercando informazioni per sapere quando e come si potrà uscire dalla solitudine imposta dal freddo, non è consolante. Per l'occasione e solo per l'occasione, cambiare la foto con un immagine seria, impegnata, magari imbacuccata è solo un piccolo accorgimento per avvicinare, anche visivamente, lo sforzo delle amministrazioni ai cittadini. Se ne possono pensare altri mille. Diciamo che per questa volta ci accontentiamo del fatto che abbiamo mere (e vere) notizie. Ma tenetevi al passo con la comunicazione con i nuovi media, ragazzi, perché già quest'altr'anno sarà tutto diverso. E se non volete tenervi informati voi, chiedete ai vostri figli, loro sanno già tutto.
Decisamente no. Due giorni fa, alla notizia del rilancio economico, Confindustria non era soddisfatta sulla Repubblica, era entusiasta su il Giornale e perplessa su il Sole 24 Ore. Niente di nuovo. Eppure una grossa novità è stata introdotta e non dai giornali, loro non han fatto altro che piegarsi supinamente e loro malgrado alle modalità comunicative paritetiche della rete: i commenti. Leggere una notizia significa intuire il fatto da un determinato punto di vista, leggere i commenti significa capire cosa pensa e come sta cambiando l'Italia attraverso un campione ristretto, certo, e anche di parte, certo, ma a questo punto è sufficiente inventarsi la rassegna stampa dei commenti (qualcuno le dia un nome...) per vedere qual'è il vero termometro dell'Italia e non quello deciso da un editore. Già da mesi ho questo approccio all'informazione giornalistica, ieri però l'ho ragionata nel momento in cui mi son accorto che qualcosa stava cambiando nei commenti ai proclami sul premier su Libero, con lettori evidentemente più moderati che invitano il premier ad andare a processo, e su il Giornale, con lettori più estremisti che non hanno cambiato punto di vista e oggi si troveranno tutti davanti alla Procura milanese. Ancora una volta... il giornalismo sta cambiando in rete, non grazie ai giornalisti che ripropongono lo stesso modello dall'analogico al digitale, nemmeno grazie al giornalismo amatoriale spontaneo, che pur (nel bene e nel male) fa la sua parte, ma grazie alla gente che commenta spontaneamente, senza pretese di esprimere altro che il proprio parere. Mi vien da pensare che nei giornali 3.0 ci saranno solo titoli e dati del giornale e i fondamentali commenti dei lettori.
La televisione impera, sceglie e impone. E noi popolo idiota le lasciamo decidere l'agenda. Ok. Ma questo è il passato. Nel futuro c'è internet. In internet certe cose non possono, NON DEVONO passare inosservate. Noi gente, noi rete, dobbiamo dare risalto alle migliaia di ragazzi e adulti che il 14 sono scesi in piazza per dire no. Di loro non si è più parlato. Neanche in rete: provate a fare una ricerca. Prova a cercare dei filmati su youtube, non degli scontri, ma della protesta pacifica. Il sistema mediatico, con uno sbadiglio, li ha fatti letteralmente sparire! É nostro preciso dovere fotterci (leggi dare meno risalto) alle grane con le quali vogliono distrarci e continuare a strillare che c'è un popolo che non vuole che la situazione della scuola rimanga così. L'unico modo è parlarne e fare sapere. Per questo ti invito a cercare e a diffondere le immagini delle ondate oceaniche di studenti per le strade di Roma. Per loro rispetto, per rispetto della comunicazione, per rispetto della rete: facciamo in modo che non diventi un'appendice malata della televisione. A seguire l'unico filmato in cui ho trovato immagini degli studenti in sfilata pacifica (00:08): aiutami a trovarne altri e a segnalarli e a diffonderli in rete.
Noi italiani non siamo ancora in grado di formarci un pensiero autonomo decente. A cominciare dalla grande distribuzione delle informazioni. Ti faccio un esempio eclatante: quando cadde il governo Prodi a causa della spallata di Mastella, si disse che Prodi non fu capace di tenere insieme una sinistra frammentata. Ed era vero. O diciamo che era una descrizione plausibile della realtà. Con la cornata di Fini, non si parla di frammentazione o incapacità del premier: si parla di tradimento. Nota che tutto il dibattito politico non è orientato sulle ragioni politiche o di programma di Fini o di Berlusconi, ma sul fatto o meno che Fini abbia tradito, non abbia tradito, sia o meno un traditore che tradisca, se il tradimento è giusto, se è giusto chiamarlo TRADIMENTO, non TRADIMENTO, non TRADITORE, TRADITORE!!! Insomma è bastato straparlarne perché Fini fosse bollato come il Traditore, e chi si è inserito nel dialogo per dire che non lo era, non ha fatto altro che contribuire a confermare la corrispondenza dei termini. Anche la rete c'è cascata, guarda: http://www.google.it/search?hl=it&q=traditore. Già nella prima pagina di google. Ma la rete è stupida, si sa. La gente, noi, dovremmo essere un pochino più svegli. Come è potuto succedere? Facile: prendete almeno tre televisioni nazionali... fatto? Prendete almeno un paio di giornali a tiratura nazionale... fatto? Create una successione di eventi mediabili... fatto? ... Che nessuno gioisca (o si disperi) per gli esiti di domani. Invoca la risoluzione del conflitto di interessi massmediatico e l'avvento dei nuovi media. Senza, non ci sarà futuro. Non ancora, almeno.
In questa foto ci sono dei tagli della foto di lancio della stessa notizia dello stesso giorno di due giornali diversi (non me ne voglia la De Gregorio). Lo so, nulla di nuovo, solo... visivamente sconcertante (sembra il simbolo del teatro greco, no?). La uso per ricordarti che nel dopo Berlusconi la ricostruzione italiana più importante non avverrà a livello politico, ma umano e sociale. Un'altra cosa che ci manca e che dovremo assolutamente recuperare, oltre a quanto gà detto nel precedente post, è la capacità di confrontarsi, discutere e arrivare a soluzioni comuni. La pluralità di opinioni è un valore certo, ma finito il dialogo, finito tutto. Noi siamo arrivati al punto in cui io ho ragione e tu torto, indipendentemente da chi lo dice. Il capolinea. Già! Immagino che adesso starai pensando bravo, fagliela capire a quegli idioti che non la pensano come me!, invece a te, come a loro voglio proporti di immaginare le cose che sai suddivise in (almeno) tre livelli di verità:
Mi piacerebbe che tu non dimenticassi che quando parli di ciò che per te sono verità assolute, per le quali sei pronto a inveire, combattere e morire, in realtà sono informazioni che hai ricevuto da lontano, due livelli sopra quella verità sulla quale metteresti ora la mano sul fuoco, ma rispetto la quale la scienza ha già da tempo dimostrato che di verità ce n'è ben poca: la maggior parte è illusione dei sensi. Nel dopo Berlusconi, le prime due cose da fare saranno (1) internet gratis per tutti per partecipare attivamente al dibattito politico e nel frattempo (2) ripristinare la garanzia di pluralità di informazione. Fintanto che non avremo questi due diritti garantiti, ogni discussione a livello politico, economico e sociale avrà gli stessi fondamenti di realtà de la pupa e il secchione.
Si, si: sono andato a vedere The Social Network ed ho visto la genesi del più grosso evento cybernetico del nuovo millennio, anche se pare che i protagonisti reali non siano così d'accordo. Comunque ti volevo proporre tre riflessioni, oltre ovviamente a farti notare come ancora una volta (dopo Bill Gates - Guglielmo Cancelli) se il Big Mark fosse nato in Italia, il suo destino sarebbe stato segnato alla nascita dal nome: Marco Zuccheropoli. Primo, pare che tutto sia cominciato perché la sua ragazza l'ha lasciato. Ok, c'è la catena di eventi stile butterfly effect, ma... nel film (quanto spero non sia vero!) l'unico motore che muove Mark a fare le cose è dimostrare ad Erica che, tutto sommato, c'è del figherlismo anche a fare il nerd. Per carità, alla fine ha anche esagerato, ma avrei sperato un po' più di progettualità. Ok, non l'ha fatto per i soldi, ma non l'ha fatto neanche per fare uno strumento enorme per lo sviluppo della comunicazione sociale in rete, l'ha fatto perché la sua ragazza non se lo cagava più. In Romagna si dice tira più un pelo di passera che un carro di buoi. E questo comincia già un po' a farmi rilassare, se mai dovessi sentirmi in competizione con l'ex-adolescente più ricco del mondo, come a dieci anni quando ho cominciato a studiare pianoforte e tutti mi dicevano che alla mia età Mozart aveva già composto la sua prima sinfonia ed io ero costretto a rispondere sì, ma alla tua età, Gianpietro Minghetti era già morto. Atrocemente. A 20 anni andavo d'accordo con la mia morosina e questo ha evidentemente decretato la fine della mia carriera imprenditoriale. Ho dato un'occhiata in rete e ho scoperto che il film non parte da Mark o da Facebook (ma avranno dovuto dare un permesso, no?), perché è straordinario come nella storia di un adolescente non compaiano mai, neanche in una telefonata, i genitori. Cioè, anch'io ho avuto un rapporto conflittuale con i miei e in adolescenza avrò pensato (come molti, credo) che se faccio un sacco di soldi, cazzo, vi faccio vedere io! Magari avrò pensato anche se fanno un film sulla mia vita, col cazzo che vi ci infilo! Ma sapevo e so benissimo che al mio decimo miliardo di euro (euro! altroché dollari...), faccio il film e ci butto dentro anche i miei! Per gratitudine o perché ha appeal sul pubblico. Quanto gli stanno antipatici i genitori di Mark a Mark? In tutto il film hai la sensazione che lo abbiano trovato bambinello nel campus e cresciuto li; hai la tendenza a dimenticare che sia nient'altro che un nerd e pure stronzo. Non figlio, non fratello, neanche amico, ma... compagno di nerdismo! E soprattutto tendi a dimenticare che, in quanto universitario ad Harvard, è già parte integrante dell'elite adolescenziale americana. Ma quello che mi fa più strano, e siamo alla tre, è che non gli frega nulla dei soldi. Va be', facile ora che vale 6,9 Gdollari lui e 25 Gdollari Facebook, ma (secondo il film) neanche prima. Insomma deve essere quel tipo d'amico con il quale escono quei soliti dialoghi tipo - ma... non mi ricordo se ti ho restituito i 10 milioni di dollari che mi hai prestato la settimana scorsa - veramente neanch'io... facciamo così, diciamo che me li ha restituiti e amen, non è che adesso stiamo a diventar matti per quattro lire - ok, però stasera offro io la birra
Ho sentito tantissime speculazioni sul berlusconi-divide (chi lo odia e chi lo ama), sul fatto che ognuno di noi è un piccolo berlusconi, sui motivi del suo innegabile successo e che a lui gli italiani perdonano tutto. Tutte speculazioni basate sull'effetto (l'uomo) e non sulla causa (la struttura sociale). Se si ragiona sulla causa, non solo si capiscono bene i motivi sia dell'odio che dell'amore, ma si trova in fretta anche una soluzione, perché è innegabile: berlusconi È stato il migliore. Entrando in questa era storico-politica, prima di cominciare a giocare, abbiamo accettato perlomeno tre regole enormemente stupide:
Quando cominci un gioco sapendo le regole (e tutti le sapevamo e forse sapevamo anche che tanto giuste non erano) non è che quando perdi il gioco puoi andare a frignare che le regole sono sbagliate: dovevi dirlo prima! Berlusconi non è un rischio solo italiano, diciamo che, in generale, gli italiani sono i più bravi a capire le regole del gioco e a girarle a proprio favore, un programmatore direbbe che l'italia è un ottimo beta-testing. Nel bene e nel male. Diciamo anche che, nonostante l'aggressione più forte mai subita fino ad ora, la democrazia ha tenuto, ma non si pensi che questo sia una dimostrazione della validità della democrazia. Il berlusconismo non finisce con la sconfitta politica dell'uomo berlusconi, i suoi processi e il suo arresto. Non finisce fintanto che i media monodirezionali non saranno stati abbattuti a favore dei nuovi media o fintanto che non viene distrutto il monopolio informativo e forse neanche dopo. Sta arrivando una generazione cresciuta all'ombra di questa cultura. Figli di una istruzione pubblica, informazione, arte e cultura che sono completamente da ricostruire. Mi auguro solo che sia chiaro a tutti che la ricostruzione non deve avvenire con i canoni passati, ma andando verso una struttura politica e sociale che non sia più preda di queste aggressioni. Io la chiamo genianarchia, ma anche netarchia è un bel nome.
Pensa a come è terribile questo meccanismo: non puoi parlarne senza entrare a farne parte. Io, ad esempio, in questo post parlo dei media che parlano di sé stessi, in pratica annuso quelli che annusano le proprie scoreggie, questo fa di me un voyeur di voyeurs e se qualcuno rifletterà su questo post, raggiungerà il quarto livello di implosione su sé stessi. Stile inception, se vogliamo. La buona notizia è che sia Nostradamus che Giacobbo hanno detto che quando i massmedia arriveranno a riflettere su sé stessi al quinto livello, si perderanno in un limbo per sempre. Mettiamoci avanti con i lavori, gente, riflettiamo sui media, riflettiamo sulla comunicazione, riflettiamo sui nuovi media. Riflettiamo, ovvero accendiamo nuovi riflettori, ovvero diventiamo nuovi riflettori: illuminantemente riflessivi. É tempo di new media, gente: spegnete la tv e accendete la rete (neurale anche!)
Riprendo la tautologica considerazione di Piergiorgio Odifreddi 'metà della gente ha un'intelligenza inferiore alla media(na)', non in considerazione al fatto religioso che ha ispirato questa banale constatazione, ma in virtù del fatto che quella metà della gente vota e che il loro voto conta come quello dell'altra metà. Non è sufficiente questo a decretare il fallimento della democrazia? Rimediare a questo limite, conduce all'empasse che Henry Ford evidenziava a proposito degli investimenti in promozione 'so che metà dei soldi che spendo in pubblicità sono buttati via, ma non so quale metà'... Se davvero fosse possibile ordinare l'intelligenza su una retta e mandare al voto chi ha più di un determinato punteggio, tutto sarebbe semplice, ma sappiamo bene che non è così! Non si può fare. E, sinceramente, non mi interesserebbe neanche tanto farlo. In realtà, non mi spaventa il fatto che il voto di un idiota conti quanto il mio, è un aspetto accettabile della democrazia. Il problema dell'idiota è che è manipolabile, sia subdolamente, attraverso la propaganda, che esplicitamente, con la 'vendita del voto': il famoso voto di scambio. La democrazia ha degli anticorpi con i quali potrebbe garantirsi la sopravvivenza... dalla base, dalle fondamenta, dal voto. La salvezza della democrazia sta nella formazione scolastica/accademica e nell'incentivo all'autoformazione, nella propaganda dell'etica laica, nei mezzi di comunicazione e arte/entertainment partecipati. La salvezza della democrazia sta in una base di elettori consapevoli e il suo stesso compito è quello di garantirseli, pena l'autodistruzione.
La realtà è semplificata in tre direzioni linearmente indipendenti (ma sarebbero tante quanti sono gli osservatori) e attraverso un solido la cui costruzione è tale per cui, a seconda della direzione in cui lo si guarda, si presenta come una diversa figura geometrica elementare.
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Oggi è il terzo giorno di clausura causa neve. No pro, rallentiamo, relazioniamo, aspettiamo. Non è la prima volta che ci succede, non è neanche la peggiore. Non per sminuire problemi oggettivi capitati... ad altri, ma per mettersi nel mezzo tra faciloneria dilagante e allarmismo contagioso.
Per capire il succo di una notizia, qualcuno si è inventato la rassegna stampa: una sorta di visione
Non è che stiamo facendo fare alla rete la fine della televisione? Dopo che migliaia di studenti hanno protestato pacificamente a Roma il 14 dicembre 2010, dimostrando un dissenso popolare all'azione di governo e in particolare alla situazione dell'istruzione pubblica, sono stati mediaticamente cancellati dalle notizie del giorno: scontri, danni, infiltrati!
Domani è il giorno della resa dei conti, almeno così pare. Invece voglio di 


La tv sta superando sé stessa. Da destra e senza freccia. Evidente altro segno di nana bianca prossima all'esplosione (o implosione). Non soddisfatta di aver fatto spettacolo di un macabro pezzo di vita, aggiungendo giorno dopo giorno dettagli degni del peggior voyeur, quando ha esaurito la notizia, si è superata: ha trasformato in 
Questo video, primo tra le mie produzioni di questo tipo, è uno spot per tutti voi internauti ed è contemporaneamente un elogio ed un monito. Elogio all'importanza del media peer to peer, non tanto per il mezzo il cui merito di consentire la comunicazione paritetica nulla sarebbe se poi l'utente non attuasse la comunicazione paritetica! Quanto per chi ha capito l'importanza del cambio radicale di modalità di confronto, il vero internauta! in ogni tipo di scambio comunicativo. E il monito riguarda il rischio opposto: senza conoscere le trappole del nuovo media, si rischia di finirci invischiati.