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È importante che gli individui capiscano non solo che l'anarchia è possibile, ma che è l'unica scelta accettabile; scegliere altro è accontentarsi. Ti dicono che l'uomo è intrinsecamente opportunista; che ciò non sia vero è dimostrato dalle mastodontiche organizzazioni sociali in tutto il mondo. Siamo in una fase di transizione della nostra evoluzione dove l'istinto di sopravvivenza, ancora molto forte, va calando e l'istinto di socialità, ancora un po' *diciamocelo* blandino, va crescendo. Un giorno, tra qualche migliaio d'anni, chi leggerà questi scritti si stupirà della necessità di scrivere... tali banalità. Quindi la ricetta quotidiana è: lavorare per piacere, facendo qualcosa di utile a se è al tessuto sociale, senza avere in cambio riconoscimenti economici, ma potendo usufruire parimenti del lavoro degli altri individui... ti ricorda nulla? Personalmente ritengo il mio lavoro istituzionale un portatore sano di stipendio. Non completamente, per carità! Diciamo che se mi regala un 20% di soddisfazione, il resto è noia necessaria se voglio sopravvivere nel capitalismo. Otto ore al giorno con una resa del 20% giustificano il 100% della mia sussistenza; le rimanenti tre ore al giorno dedicate mediamente ad attività sociali (non ultimo la scrittura di questi stessi post) non sono riconosciute in nessun modo, nonostante (ne sono consapevole) abbiano un'utilità che, confrontata al resto della mia giornata lavorativa, può essere stimata al 200%. Quanti sono in queste condizioni? Quanti lavorano per vivere e dedicano il loro tempo libero a cose utili? Io ne conosco tanti. I netfuturisti, ad esempio, lavorano così: ogni ora di tempo libero per costruire un pensiero avanguardistico completo e coerente. Ma non c'è bisogno di cercare tanto in là: pensa ai volontari del 118, agli educatori *sigh* religiosi, le associazioni senza fini di lucro (quelle vere!), anche i volontari all'interno dei partiti politici. Moltissima gente, già adesso, sa cosa significa lavorare, darsi da fare, sbattersi con passione per qualcosa in cui si crede e per farlo, aspetta di essere stimbrato. Così diventa: il lavoro è quella cosa noiosa che ti procura lo stipendio, l'hobby è quella cosa entusiasmante che serve, ma che non vale niente; questa è già una verità diffusa adesso! Si tratta di montare su questo lavoro vero, non retribuito, fatto di passione, che ora è considerato un surplus, spingere l'acceleratore a tavoletta e superare il lavoro istituzionale in quarta! Di metterlo tutto insieme e dargli la dignità di colonna vertebrale produttiva per l'anarchia che verrà. Facciamo un esempio. Alla settimana scopro che ho quattro ore libere, che magari di solito aspetto indolente, non uso (ricordati che il tempo*uomo, oltre alle risorse del mondo, è l'unica cosa che abbia valore in (geni)anarchia!). Se tu potessi usare queste quattro ore per fare qualcosa che ti piace, avresti buttato un'altra goccia nel mare anarchico. Se ti piace ad esempio costruire ninnoli, falli e portali nel negozio anarchico* o appoggiali su un portale e chi li vuole se li viene a prendere. Ti piace insegnare? Mettiti a disposizione di chi ha bisogno. Ti piace coltivare? Ottimo, organizzati per distribuire i prodotti in modo che non vada a male nulla. Il gioco è che se ognuna di queste attività è fatta per la sola propria gratificazione, alla distribuzione del prodotto non seguirà un corrispettivo economico. Adesso... se è ancora più spiccato il tuo istinto opportunista di sopravvivenza, starai pensando all'uno che perdi; se invece si è sviluppato abbastanza il tuo istinto sociale, starai pensando al mille che guadagni! Tieni presente che l'evoluzione ha una sola direzione e gli individui del primo tipo hanno il solo destino di estinguersi. Ricorda: quando il prodotto è finito, non te ne devi più preoccupare. Ti ha dato tutto quello che poteva darti con la soddisfazione di averlo fatto. Quindi se ne usufruisce un altro anarchico, bene, il ciclo prima o poi si chiuderà, se ne usufruisce un ananarchico, potrebbe essere l'occasione per fargli capire come può essere migliore il mondo. Due riflessioni e poi le altre magari le lasciamo nei commenti: *il negozio anarchico è un negozio dove non c'è un negoziante: chi ha, porta e chi ha bisogno, prende. Per rendere movimento un'iniziativa di questo tipo (con vecchi canoni si dovrebbe definirla commerciale *gh gh*) è necessario che gli individui si organizzino e che rendano anche partecipi passivi gli ananarchici, ma non si può lasciare che l'opportunismo ananarchico se ne impossessi. Ricordo che fintanto che siamo nel transiente dall'ananarchia all'anarchia, il rapporto con le strutture non anarchiche non può essere gestito in maniera anarchica. Per cui nel negozio anarchico oltre a verificare che non venga saccheggiato stupidamente da ananarchici si dovrebbe approfittare per divulgare le iniziative anarchiche. Mano a mano che un'iniziativa di questo genere si diffonde, girerà sempre più lavoro non retribuito e sempre meno lavoro retribuito causando due grossi effetti che innescheranno le reazioni degli ananarchici: la concorrenza sleale e il calo di entrate fiscali. Mentre per il primo problema non posso che lasciare un monito, poiché la soluzione dovrà essere escogitata caso per caso, per il secondo bisognerà necessariamente organizzarsi offrendo gruppi di supporto alle esigenze pubbliche. Ci pensi quanta gente già adesso ha aperto spontaneamente e singolarmente la strada all'anarchia? Ci pensi organizzandoci quanto potremmo fare? Probabilmente se tutti collaborassimo, venti ore alla settimana sarebbero sufficienti, ma chi (non avendo più bisogno per la sussistenza) dedicherebbe solo venti ore alla settimana ad una cosa che gli piace?
...Non lavoreresti più per avere uno stipendio, ma per il piacere di lavorare. e come faccio a procurarmi i soldi per comprarmi anche solo da mangiare? Non ce n'è bisogno di soldi, non esistono più i soldi. ma per comprare le cose? Non si comprano le cose: vai a prenderti ciò di cui hai bisogno. tipo baratto, ti do delle cose per avere altre cose? No. Niente baratto. Il baratto è un modo per far rientrare i soldi dalla finestra. Tu prendi quello che ti serve e dal canto tuo lasci che gli altri usufruiscano del frutto del tuo lavoro. ma questo è pazzesco, la gente andrebbe a prendersi tutto. Se esistessero i soldi lo farebbe. Lo farebbe per incrementare la propria ricchezza, se non ci fossero i soldi prenderebbe ciò che gli serve. tu non ragioni. se nessuno me lo impedisse andrei a prendermi immediatamente una bmw! perché non dovrei farlo? La vera domanda è perché dovresti farlo? Stai continuando a ragionare con i termini di valutazione di una società monetocentrica: qui da noi lo status simbol sono oggetti di cui ci circondiamo, perché significano che abbiamo grande disponibilità finanziaria, quindi grande successo sociale, quindi possiamo permetterci di far felici molte persone; il che attrae il consenso degli uomini e il favore delle donne. In una società senza soldi, il valore sta tutto nella persona, in ciò che è e ciò che fa. In una società senza soldi avere una bmw rispetto ad un'altra tre volumi significherebbe semplicemente spendere di più in carburante. tu sei decisamente pazzo. la gente invaderebbe i negozi per prendersi tutto Che è quello che stanno facendo ora i grossi gruppi finanziari con la borsa. la polizia sarebbe costretta a sparare: sarebbe una rivoluzione! Yes, una rivoluzione tremenda, ma niente polizia! eh? Si. Niente polizia, niente carceri, niente sindaco, niente politica, niente magistrati, niente notai, niente casellanti, niente parlamento. Nessuna struttura di controllo e la gente non svaligerebbe i negozi semplicemente perché non ha motivo di farlo. tu non sei solo pazzo, sei proprio un idiota! un demente! Pensi così perché continui a valutare la (geni)anarchia con i parametri di questa società al collasso. se non c'è la polizia, chi arresta i delinquenti? se non c'è il parlamento, chi fa le leggi? Prima di eliminare le carceri, bisogna eliminare i carcerati, semplicemente togliendo loro la buona ragione per delinquere: i soldi! Perché uno dovrebbe rubare per avere ciò che gli serve? E le leggi le calcola la gente, tutti insieme. Sempre più spesso si parla di democrazia partecipata; lasciando stare che dovrebbe essere evidente che la democrazia è fallita, la partecipazione totale degli individui nella società è ora tecnologicamente possibile. Le regole sociali possono essere proposte, discusse e votate da tutti. ma se è tanto geniale questo governo senza governo perché non l'hanno fatto prima? Per due motivi: primo per la sopraffazione di altre strutture sociali grette e violente e questo è un punto debole dell'anarchia, ovvero l'incapacità di rispondere anarchicamente alle incursioni violente. E secondo per l'indisponibilità tecnica di strumenti che consentano ai singoli cittadini di non delegare! La partecipazione attiva nella società anarchica è una condizione fondamentale: tutti devono conoscere, capire, accettare e applicare le regole, altrimenti è sì necessario qualcuno che te le imponga: in una (geni)anarchia non è possibile non conoscere, non è possibile delegare. fintanto che le dici a me queste stronzate va bene, ma non dirlo a nessun altro che mi fai vergognare. Guarda che se ci ragioni un attimo... non voglio ragionare su queste stronzate! Va bene, papà. ecco, allora cambia discorso...
E infatti, questo prode compare, non solo mi annuncia che altri esperimenti sono stati fatti in questa direzione, ma che egli stesso ha pubblicato un intero album tutto dedicato a questa idea: educare l'orecchio ad ascoltare i rumori usando la sua affinità indotta per la musica. Il fatto è che l'idolatria mercato indotta nei confronti della musica pop al fine di accentrare movimenti di soldi tutti attorno ad un unico controllabile punto, la star, ha diseducato l'orecchio della gente a sentire, ascoltare e trarre piacere dal rumore. Oggigiorno musica è sinonimo di esperienza acustica piacevole (è musica per le mie orecchie) e rumore è sinonimo di esperienza sgradevole. Solo che per avere la musica devi accedere ad una fonte (guarda un po'?) rigorosamente a pagamento, invece il rumore è dappertutto: stessa differenza che c'è tra l'acqua del rubinetto e l'acqua in bottiglia (la musica è rumore in bottiglia). Ma non voglio farne qui un fatto economico, quanto piuttosto un fatto... vitale! I rumori fanno parte della nostra vita, come il tramonto, come i fiori (forse un po' meno), come facebook, come... dire che il rumore è sgradevole a priori è sintomo di incapacità di ascolto; ci sono rumori sgradevoli e rumori soavi, la capacità espressiva dei rumori è matematicamente infinitamente più ampia di quella dei suoni, non avendo i vincoli del ritmo e dell'armonia. Dal momento in cui ti hanno convinto che la musica è il bene e il rumore è il male, cominci a rifiutare l'ascolto dei rumori che naturalmente ti circondano, per cercare una fonte acustica artificiale con la quale sostituire la colonna sonora della tua vita. Non è questo che fanno i 'ggiovani che girano con le cuffiette sparate a palla? L'equivalente acustico di mettere uno schermo davanti agli occhi e girare per strada osservando una realtà virtuale; nota quanto siano riusciti in questo intento: comunicare attraverso realtà virtuali come la rete è, per l'opinione pubblica, un terreno pericolosissimamente minato, ascoltare musica è invece indice di sensibilità e raffinatezza. Il netfuturismo è un movimento artistico di avanguardia di massa, nostro preciso compito (preciso compito dell'arte!) è quello di capire prima (cosa velocissima) e spiegare poi (cosa difficilizzima). Per questo il tentativo della musicoralità è quello di rendere evidente a tutti la musicalità del parlato e il tentativo dell'album sopra linkato è quello di rendere evidente la musicalità di rumori quotidiani partendo da quelli più quasi musicali e fondendoli con brani musicali ai quali la gente è già abituata: si tratta di cantare la colonna sonora della nostra giornata. Il risultato di Stefano Balice merita di essere segnalato, perché può essere un altro veicolo per ritrovare il contatto con i rumori della quotidianità, per scoprire una volta in più che l'arte non è qualcosa che si va a cercare in un museo, in un teatro o in un concerto, ma è parte fondamentale della nostra esperienza quotidiana: arte è vita! redenzione: non penso affatto che la musica sia... il male, credo solo sia una parte mooolto limitata dell'esperienza sonora che possiamo fare. Ciò che è sbagliato è il ruolo di principessa acustica che le è stato assegnato a discapito del rumore. Si tratta solo di ribilanciare un po'.
La cosa va presa per quello che è: è gente che avverte un disagio, non lo capisce, men che meno lo sa spiegare, ma ma è sicura di non volerci convivere. Io, allora come adesso, sono prudente a parlare di complotti, massoni, banche e lobby, almeno fintanto che ci sono cazzate mastodontiche per cui indignarsi, scendere in strada e spaccare tutto. Ti ricordi quegli 800 milioni che Tremonti due volte ha destinato e tolto alla banda larga? La mattina dopo la notizia del ritiro dell'investimento, Tremonti avrebbe dovuto trovarsi la casa ribaltata, e invece nulla. Guarda che non è campanilismo internettiano, l'Italia è indietro con la connettività veloce, tanti italiani non hanno la connessione e troppi non la vogliono; la ricaduta è tremendamente costosa, non sto a spiegarti i motivi (nostre aziende meno concorrenziali, maggior costo per la posta e per il trasporto dei dati fisici, digitalizzazione della PA molto più difficile e così via) e nessuno ha mai fatto nulla... non esageriamo: diciamo mai fatto abbastanza. C'è anche un aspetto ancora più grave. Il giochino di servizio pubblico di Santoro mi fa pensare che ci sia anche della premeditazione: se un patacca qualsiasi con un sito e un po' di streaming può arrivar a fare concorrenza agli strilloni del capo, è chiaro che il capo sta di braccino corto, così di fatto l'informazione rimane strumentalmente sui media monodirezionali e a noi ci viene tolta (diciamo infinitamente abbassata) la possibilità di dire la nostra. Ma ora ho sentito che il capo vuol aprire una web-tv, forse ci sono speranze (ci troveremo la pubblicità direttamente sul browser). Invece due giorni fa leggo questa notizia: Sud, per la banda larga 1,3 miliardi. Finanziamenti europei. In Italia i soldi non ci sono? Che problema c'è: se il progetto è buono ce li mette l'Europa. Non è che siamo arrivati in fondo per carità, ma finalmente una notizia per cui gioire. Lo so, lo so, mancano ancora due passaggi: (1) che i proclami diventino fatti, (2) che i soldi non se li intaschino le persone sbagliate e vorrei anche aggiungere che non è che al nord (centro) la disponibilità di banda sia così... abbondante. Per carità, di mattina navighi che è una meraviglia, ma guardarsi un po' di streaming la sera è un delirio. Ma visto che c'è calma piatta all'orizzonte, prendo questo proclama sussurrato come un motivo per sperare al meglio. Dopodichè ritorno in apnea ad aspettare ansioso. [ricordo a lor signori ministri che in un mondo fatto bene indirizzo email sicuro e accesso alla rete devono diventare un diritto per ogni cittadino garantito alla nascita dalla Costituzione e che l'accesso deve essere OVUNQUE e deve essere GRATIS: INTERNET GRATIS OVUNQUE. Fate questo e non avrete vissuto inutilmente]
Ieri ho avuto invece la sensazione che Mario Monti avesse portato l'Italia in cravatta davanti a tutta l'Europa, anzi che lui in persona fosse la cravatta d'Italia! Mi rimane da chiedermi: e il resto? Cioè, ad un'esame si va preparati e in cravatta per racimolare tutto il consenso possibile sia per contenuti che per fascino, laddove per autorevolezza non si riesce a guadagnare nulla (siamo studenti nell'esempio, e usciamo da un recentissimo passato di boxer spiritosi nella realtà). Ora che la cravatta ce l'abbiamo, non rimane che rispondere bene all'interrogazione.... credo. Non che me ne intenda, faccio quello che sta facendo il 99,9% degli italiani in queste settimane: attendo in apnea sperando per il meglio. Il rimanente 0,1% sono i giornali dell'ex premier che verbalizzano il suo subconscio e la lega che ieri ha affermato che una prova dell'esistenza della padania è l'esistenza (indubitabile) del grana padano. Poi, che vuoi, a me rimane l'ultimo passaggio: usciamo(?) da una situazione di merda. Come se dopo un passato da alcolisti e il resto del mondo, compresa nostra moglie e i nostri figli, ci avessero guardato con diffidenza fino ad ora, ma stasera partecipiamo alla nostra prima uscita mondana vestiti di tutto punto, rasati, pettinati bene, ma con ancora quel puzzino di alcol che andrà via con il tempo. In teoria basta mantenere un basso profilo perché le cose con il tempo ritornino alla normalità: moglie, figli, lavoro, amici. La questione è che a me la normalità non è mai bastata. Mi sarebbe piaciuto un bel golpe con un bel premier illuminato: riforma drastica dell'economica in antropeconomia, trasformazione della democrazia in genianarchia, distruzione di tutti i mezzi di comunicazione monodirezionali e del digital divide in favore di tutti i mezzi di comunicazione bidirezionali, distruzione del sistema scolastico a favore dell'autoformazione. Forse il prossimo. Forse bisogna solo saper aspettare. Il precedente era i boxer, questo la cravatta, il prossimo... la controcravatta! gioco ad immaginare un brandello di futuro possibile dopo i primi bisticci ricreat(t)ivi.
accidenti, mi devo sbrigare o rischio di perdere l'elettrotram! davanti alla fermata c'è già parecchia gente, ma dell'e-tram neanche l'ombra: è in ritardo (per questo, in italia, non esiste futuro ;-) ). nel cicaleccio indistinto del crocchio, due vocine gracili e gentili spiccano: sono due anziane signore che discutono senza timore di essere ascoltate, o forse proprio con il desiderio di essere ascoltate - ti dico che se l'istruzione italiana non va incontro presto a riforme importanti, collasserà! - dice quella con il fazzoletto a celle fotovoltaiche per la ricarica del web.cell in testa. - le riforme sono già in corso - risponde l'altra con i capelli bianchi come la neve - e vedrai che con il ritorno alla disciplina che c'era ai nostri tempi, questi giovani rimetteranno la testa a posto. - pfui - reagisce sgarbatamente Fazzoletta - fosse per te ritorneremmo ad arare a mano! - non sono io che lo dico - Bianchina mostra il cell - lo vedi questo articolo su eurorepubblica.eu? - non ho bisogno dell'opionione di altri per sapere che è una castronata! - fai male. documentarsi è importante ed è proprio questo che manca alla scuola... a questo punto non resisto più e proclamo ad alta voce - mi dispiace, Bianchina, ma su questo tema chiedo il bisticcio! - ah, impudente Quattrocchi - sorride Fazzoletta mentre un led verde sul bordo del copricapo segnala che il cell è completamente carico - non sai con chi ti stai mettendo contro! - lo scoprirò presto, mia cara. quello che manca alla scuola è maggior contatto con il mondo, educazione all'uso delle nuove tecnologie e motivazione all'apprendimento, anziché al voto! - Fallo! un tema solo o si rischia l'ot - Fazzoletta vuol rimanerne fuori, ma evidentemente non disdegna improvvisarsi operatore di network. - lascia stare, me la posso cavare benissimo: credo piuttosto che nella scuola ci siano tutte le risorse necessarie ad un buon apprendimento e che siete piuttosto voi giovani affumicati perdigiorno a non volerle cogliere perché avete avuto tutto senza dover faticare per nulla. - scusami Bianchina, ma... o mi dimostri che sono un perdigiorno o mi devi un fallo di 'offesa gratuita' - hai ragione, scusa, ti devo un fallo. - perfetto. quindi tiro la punizione con un... ehm.. ecco: è stato l'alzheimer a farti parlare o la pila del pacemaker ti fa contatto col cervello? - non male questa, andiamo al sodo. - non puoi pensare che i giovani oggi siano una categoria diversa, come se fossero piombati sul mondo tipo specie aliena, sono il prodotto del lavoro e della società della precedente generazione. se ci sono delle colpe, andrebbero ricercate nell'impostazione scolastica come se la sono trovata. cosa avrebbero di diverso dalla tua generazione? - scusate - risponde un signore di mezz'età con la cravatta pubblicitaria - io ho un figlio di diciassette anni e vorrei bisticciare anch'io su quest'argomento. - ascoltiamo Cravattomania - Bianchina acconsente e la partecipazione cresce. perdiamo un e-tram e prendiamo quello dopo, non finiamo la discussione, richiedeva un sacco di tempo, ma credo che presto ci rivedremo per il secondo round. Continuo a chiedermi se Bianchina non avesse tutti i torti, sarà vecchia, ma di certo non mi è sembrata stupida, questa sera dò un'occhiata in rete... sai qual'è la cosa buffa? è che nel 2020, o 2100, quando tutto questo sarà normale, rileggendo questa cosa penseranno 'eh, e allora?'
D'altro canto, essento che l'autore deceduto è, non è che qualcun altro può ri.buttare del gesso nella bacinella: la natura dell'opera d'arte non riacquisterebbe conunque il suo enorme potenziale emotivo, culturale e comunicativo. Qual'era questo potenziale, cosa ci voleva dire l'autore con una torre di legno dipinta alta due metri ai cui piedi giace una bacinella pieno di gesso titolata 'quando comincia a gocciolare il soffitto'? Non è chiaro: voleva rendere chiaro a tutti che le bacinelle con il gesso dentro, quando sono sotto torri di legno alte due metri, vanno adorate non svuotate! Il messaggio è arrivato, purtroppo forte e chiaro a Vera che dovrà (forse) pagare una milionata di euro per un sacco di gesso che ne vale si e no 10. E anche questo è colpa tua perché quelle due volte che sei andato ad una mostra d'arte contemporanea per fare il gallo con una squinzia intellettuale che ti volevi fare, invece di chiedere indietro i soldi per il biglietto, hai fatto wow di fronte a tutte queste cose di cui non capivi il senso e l'utilità, non perché sei idiota, ma perché il senso non c'è. Ora Vera pagherà la tua ignavia Adesso però fai una roba fatta bene, dalle una mano: mandale i dieci euro del gesso per solidarietà. Se lo fa ogni idiota, altroché milione: se lo compra il museo di Dortmund e fa togliere bacinella, legnetti e tutto. In fondo l'arte contemporanea non è tutta qui? É solo questione di chi ha il portafoglio più grosso. Voglio una Vera Artista Riccadonna delle pulizie in tutti i musei di arte contemporanea del mondo.
Una grande massa di gente improvvisamente riceve un foglio in mano calato da chissadove, esso-foglio ha grande autorità. Nel tempo comincia la gara tra il formarsi della coscienza del popolo di lettori dei giornali e la capacità di convincimento dei giornalisti. Poi un'altra grande rivoluzione: la fotografia. Prima entra prepotente l'illusione che quello che si può manipolare a parole, le immagini lo rivelano nudo, in tutta la sua sincerità, poi parte la fase di inganno: faccio (o scelgo) la foto opportuna per far pensare alla gente quello che voglio, esattamente come per le parole. Infine comincia la seconda gara (tuttora in atto): lo sviluppo della coscienza dei lettori e la capacità di inganno dei giornalisti. E questa è la seconda gara ad inganno. La terza sta partendo adesso: la verità che può essere falsificare con una foto viene rivelata in tutta la sua nudità in... video. Io stesso sto cercando i video (o gli audio) di una notizia se la ritengo implausibile perché, penso tra me e me, voglio sincerarmene con i miei occhi. Nei giornali online in tutti gli articoli in cui ha senso e sia possibile, viene linkato un video e presto, tutte le notizie non avranno più la foto civetta, ma il video civetta. E comincerà la gara. Mio caro amico lettore, visto che nonostante il proliferare dei blog come questo, le strutture informative monodirezionali come i giornali dovremo tenercele, ancora per un mezzo secolo almeno, che ne dici di metterti avanti con i lavori e impari a riconoscere gli inganni del video prima che i giornalisti comincino a propinarti video per ingannarti? Abbiamo perso le prime due partite, non vorremo mica perdere anche questa?
Ora voglio vederti battere il petto come hai fatto per Simoncelli! Voglio vedere 60.000 persone al suo funerale! Eddai... lo so io, lo sai tu. Non ci sarà nulla di tutto questo; ci sarà silenzio, indifferenza, al più un sospiro e un coro di poveretto, mentre uno laggiù in fondo sussurra tra i denti ma chi cazzo gliel'ha fatto fare. Poi salta su un patacca che fa: è più giusto piangere un 24enne corridore morto in moto o un volontario che ha appena sacrificato la propria vita per salvare altre persone in pericolo? E tutti costernati a dire c'hai ragione, cazzo. Però Simoncelli era simpatico, questo qua chi cazzo era? Sarà anche una stronzata, ma a me dispiace per il ricciolino sorridente e mi sbatte il cazzo del sardo: diciamocela 'sta verità! Ma sopra questa verità che c'è? C'è che sono morte due persone. C'è che ne muoiono in continuazione. C'è che mi dispiace, ci dispiace. Ma non conoscevo né l'una, né l'altra, per cui qualunque manifestazione emotiva possa scapparmi è media-indotta. È falsa, come la casa del grande fratello: un inganno per farmi comprare più massme(r)dia. Con un briciolo di intelligenza, un paio di lezioncine non dalle persone, ma dalla immagine che potrebbe uscirne fuori, posso anche tirarcela fuori. Che il giovanotto che ha vissuto ai 200km/h mi sproni a vivere e a morire a tutta birra mi sta bene, che il volontario sardo mi aiuti a capire che se vivo sacrificandomi per gli altri, la mia vita avrà più senso, mi piace. Mettendo insieme le due cose esce una bomba: vivere a manetta dedicandosi a sé stessi e agli altri è una figata! Ma non commettere l'errore di confondere l'immagine della persona con la persona, soprattutto per chi soffre, solo per non essere causa di ulteriore dolore.
Facciamo finta per un istante che sei cascato nell'inganno linguistico(1) del titolo e hai risposto al volo dentro di te: quando c'è la sostanza, la forma è ben accetta se c'è, se manca... è lo stesso. Perché sto avendo la sensazione che questo inganno, questo incantesimo si stia trasferendo e perpetrando da troppo a lungo in troppi campi. Prendiamo degli esempi dalla comunicazione, nel momento in cui il contenuto del messaggio è in contraddizione con il modo in cui il messaggio viene veicolato, cosa è più importante, il modo in cui il messaggio è trasferito o il messaggio stesso? Prima che tu dica il messaggio, leggi... leggi qua: Se ad esempio per dichiararmi ad una ragazza, le incidessi le parole ti amo con un taglierino sulla schiena, come reagirebbe? O se ti consegnassi il messaggio vaffanculo! su una banconota da 500 euro, come la prenderesti? Quante volte hai visto usare internet senza che chi la usa si renda conto del mezzo che sta utilizzando? Da quanti straricchi cantanti rapper hai sentito raccontare la triste vita di strada? Lo stesso Andy Warhol si è arricchito diffondendo l'idea dell'arte pop, l'arte... povera. Fate quello che dicono, ma non fate quello che fanno. Quanti si nascondono dietro questo detto? Rimane un fatto: se una cosa è vera, lo rimane anche se detta da un coglione. Ma, d'altro canto, se un coglione dice una cosa vera, rimane comunque un coglione. Senza diretti riferimenti ai predicatori. O ai premier. E non dico questo solo per dire che oggigiorno un avanguardista non può dirsi tale se continua a cercare estetismi artistici, se continua a proporsi come un divo, se ricerca lucrosi consensi, se lancia idee originali o manierismi mozzafiato sulla piazza della mercarte, se continua a sostenere che l'arte è un lavoro e vuol vendere opere d'arte, senza accorgersi che la partita iva fa di lui un artigiano creativo, produttore di artisteria, non un artista. Non lo dico solo per dire questo, ma soprattutto per dire questo. (1)Il modo in cui un'informazione è trasmessa, il veicolo e tutta l'informazione non semantica che circonda il contenuto del messaggio stesso, è messaggio anch'esso. Anzi... è ancora più messaggio. Non si può relegare al ruolo di forma il mezzo di comunicazione. Al di fuori di questo, in generale, sì è più importante il contenuto che la forma... almeno, in mai ambol opinion. |
Ma quando ti dicono: non è possibile, sarebbe meraviglioso, ma è un'utopia!
Si capisce perché la rivoluzione anarchica può avvenire solo attraverso le nuove generazioni? Senti qua:
Ieri sera parlavo con un collega netfuturista della possibilità di estendere il principio della musicoralità ad altre fonti quotidiane di pseudo.suoni o quasi.suoni. La sfiga di un movimento artistico anarchico è che, se anche sostanzialmente ci muoviamo con ideologia compatta e coerente, non è possibile (o è molto difficile!) conoscere tutta la produzione creativa di tutti i colleghi.
Quando scesero in piazza gli indignados (e forse sono ancora lì...) una delle cose più buffe era che, intervistati, avevano grosse difficoltà a spiegare il motivo per cui lo facevano, ma nessuna difficoltà a spiegare che andava fatto!
Ieri al telegiornale guardavo il nostro nuovo premier in Europa. Immediatamente mi è comparsa dinnanzi agli occhi un'immagine: con il nostro precedente premier avevo la sensazione che negli incontri con l'Europa, l'Italia si presentasse tipo in mutande, ma non nel senso metaforico comune... Proprio come se un adolescente goliardico si recasse ad un galà con doppiopetto, reggicalzini e mutande. Boxer, per la precisione, con quelle scritte simpatiche che alludono alla dimensione della virilità. Una di quelle goliardate per cui la gente lì per lì sorride imbarazzata, ma aspetta che esci per dirtene di ogni alle spalle. Ehi, non che non apprezzerei l'adolescente, anzi...
gioco ad immaginare un brandello di futuro possibile dopo i primi bisticci ricreat(t)ivi.
Ringrazio
Ristudiando un po' di storia della comunicazione, ho trovato occasione di ripassare la storia degli inganni mass mediali. Saltando la prima fase delle notizie raccontate oralmente (questo non è... propriamente un mass media!) arriviamo ai giornali e alla bella frase di Tocqueville contro (o più semplicemente a monito) il pericolo della stampa la gente sarebbe disposta a credere a qualunque tribuno scrivesse notizie in modo sufficientemente plausibile. Il fatto che sia stata pronunciata da Tocqueville (che tra l'altro non so neanche chi sia, ma ha un bel cognome!) non la rende più vera, in effetti può essere agevolmente calcolata.
La nona vittima dell'alluvione toscoligure è un volontario sardo, Sandro Usai, che dopo aver salvato due persone a
Il contenuto o il contenitore? Ciò che viene detto o come viene detto? Il mezzo o il messaggio?