postheadericon Tag:genianarchia

golem23 novembre 1497 la febbre sta scendendo, ma non mi faccio illusioni: lo scorbuto con la febbre non ha mai risparmiato nessuno. Ma prima di morire devo lasciar memoria di uno, tra tutti i miei vaneggiamenti. Di certo è solo una folle fantasia del male che mi possiede. Ma se anche ci fosse una sola possibilità che invece fosse la voce di Dio che sta cercando di parlarci, questa possibilità non deve morire con me.

Ero solo a terra e di improvviso ai miei piedi sgorgó copiosa una vena d'oro; come una fontana, zampillava oro liquido che si solidificava precipitando sul terreno. Ne uscì tanto che non si sarebbe potuto portarlo via nemmeno svuotando tutta la stiva della São Gabriel. Poi fu la volta dei golem. Usciti anch'essi dalla terra, tre creature fatte di materiale inorganico eppure in grado di muoversi e di seguire una ragione. Il primo era Kumush fatto di roccia, protettore della terra e il secondo fatto completamente di metallo non avrebbe risparmiato nessuno sul quale fosse rimasto l’odore dell'oro: Brahma si faceva chiamare. Il terzo, il più mastodontico, alto fino al pennone, era fatto interamente di terra e vegetazione; il suo compito era quello di proteggere la natura e il suo nome era Globa.

Come erano comparsi dalla terra, così sparirono. Poi comparvero gli altri, gli uomini. Di tutte le nazioni: spagnoli, portoghesi, francesi, olandesi, belgi e inglesi. Come videro l'oro fecero festa e cominciarono ad accordarsi su come spartirselo, ma loro non sapevano dei golem, non sapevano che sarebbero tornati per punire chiunque avrebbe toccato quel tesoro. Tentai di avvisarli, ma non mi uscirono parole, solo suoni che poi padre João mi ha spiegato essere lingua inglese: dont tach zet gold, itis cursd. Zri monstrous golem aros wiz it en zei wil get bek to kil u oll if iu der ai uarn iu. Loro, tutti loro, mi guardarono e poi risero di me; io di tutta risposta pronunciai altri suoni: ai uil laf on iour corps, che significa (così dice João il pellegrino) rideró sui vostri cadaveri. Mentre la frase sopra pare che significhi non toccate quell'oro, è maledetto. Tre golem mostruosi sono sorti con esso e torneranno per uccidervi se osate, vi avviso.

Gli uomini erano molti, forti e ben armati, così quando Kumush tornó fu rapidamente sopraffatto e distrutto. Anche Brahma non lottó molto, all'inizio sembrava indistruttibile: nulla riusciva a scalfire la sua pelle metallica, ma era anche lento e così alla fine cedette. Poi fu il turno di Globa; quando tornó era grande il doppio di quand'era partito e continuava a crescere, qualunque cosa gli tirassero o con qualunque cosa lo colpissero, la assorbiva e cresceva, e così faceva con gli uomini: o li assorbiva a sé aumentando ancora la sua stazza o li stritolava con i suoi possenti arti.

L’Archbishop Richard Smith lo apostrofó hai giurato di uccidere tutti quelli che uccidono altri uomini, non è forse una contraddizione? Non fece in tempo a finire la frase, Globa afferró la sua testa fra le dita e fece schizzare il suo cervello ovunque.

Poi fu il mio turno, si avvicinó a me, io implorai. Lui tese la mano, mi toccó e io svanii in lui, così svanì la febbre, la nausea, la debolezza, la malattia. Non ero solo guarito, ero un uomo nuovo.

Alfonso De Santos

20120220 tre golem

 

volontari a spalare la neveCome ho già avuto occasione di sottolineare, durante questi giorni di emergenza neve (scrivo da Forlì dove ha nevicato, non da Roma dove han detto che l'ha fatto), attraverso i siti di social networking si sono sentite le grida della gente e le azioni delle istituzioni. Grida in senso esteso, perché c'è stato chi ha giustamente gridato peste e corna, chi si è lamentato per stronzate, chi si è lamentato in cerca di coccole, chi si è rilassato postando foto poetiche, chi si è sbattuto per spalare neve... insomma, grida di ogni tipo.

La cosa buffa è che quando cade oltre un metro di neve in meno di dieci giorni significa che ogni singolo centimetro quadrato di tutto il territorio ha diritto al proprio metro di neve; significa che... hai voglia a centralizzare gli interventi, hai voglia a istituzionalizzare le procedure di emergenza, protezioni civili, comuni, eserciti; già dai primi giorni si leggevano gli inviti chi può spali davanti a casa propria, che son diventati chi può si spali la strada fino a chi è disponibile stiamo costruendo gruppi di volontari.

taaac!

Alla fine la soluzione è questa; va ben gli spalaneve e gli spargisale, finché la roba è quella che è, ma quando arrivano i problemi veri, bisogna che sia la gente (gli individui! le persone!) a rimboccarsi le maniche, aiutarsi, stringersi. É normale che sia così, il numero di persone abili e poco indaffarate, in questi giorni bloccati dalla neve, era impressionante rispetto ad ogni altro numero pensabile e gestibile da una qualsiasi istituzione.

La cosa meno normale, ma prevedibile, sono state le reazioni del tipo ma come: pago le tasse e quando è il momento mi devo spalare la strada da solo?

Yes, my dear.

Ma non è colpa tua se arrivi a pensare cose del genere, è che un sistema di governo (in senso esteso, gestione della cosa pubblica) centralizzato ti aiuta ad arrivare a questa conclusione: pago per disinteressarmi. Il che va bene finché va bene, ma quando nascono i problemi, si scopre che è un sistema che non funziona. Perché c'è bisogno di te. E guarda che non è una novità: c'era bisogno di te anche prima, c'è bisogno di te sempre. Solo che normalmente se non ci sei, le cose vanno a puttane un po' più lentamente, quasi in maniera impercettibile, però ci vanno.

Le tasse non possono essere il modo in cui tu paghi il tuo disinteresse e loro pagano il tuo silenzio, se c'è bisogno di una catastrofe perché tu te ne accorga, ben venga, perché è molto più catastrofico questo atteggiamento che cento giorni di neve. Ora fa in modo che la catastrofe sia servita: vedi di non dimenticartelo!

 

sentiero di impronte sulla neveUn'immagine sulla quale abbiamo avuto occasione di ragionare spesso in questi ultimi dieci giorni in Romagna e anche in gran parte del resto di Italia, ci pare di sentire.

Spesso fuori a piedi, il viso chino per sottrarsi al vento gelido e alle sferzate di neve, una certa attenzione rivolta a calcolare il percorso più corto e più praticabile ed attenzione ancora maggiore a dove si appoggia il piede in ogni singolo passo.

L'idea è quella di percorrere strade già percorse: la neve è già battuta anche se irregolare, è indiscutibilmente più facile camminare dove altri hanno già camminato; e lo stesso è per le macchine, le strade più pulite sono quelle di maggior percorrenza, un po' perché son le prime ad essere passate dagli spazzaneve e un po' perché ogni singolo passaggio di ogni singola macchina sposta la neve, la scioglie, libera la strada.

Così anche le nostre impronte; mentre camminiamo, usiamo il percorso fatto da altri per semplificare il nostro e contemporaneamente contribuiamo a semplificare il percorso di quelli che seguiranno. Non lo facciamo per generosità, per amore, altruismo o altre menate sentimentaliste del genere, lo facciamo perché inseguiamo la nostra meta e, se il sistema è costruito bene, nel farlo siamo aiutati dagli altri e aiutiamo gli altri a fare lo stesso. In questo particolare... sistema non c'è calcolo né premeditazione, è così e basta, forse, anzi, è così, perché così lo si vuol leggere (in fondo dieci giorni di inattività costringono la mente a fare voli più lontano del solito).

L'idea della (geni)anarchia è quella di costruire tutti i sistemi di interazione sociale con lo stesso principio.

 

ingorgo stradaleGià ci siam detti quanto i tentativi di primo tipo (rivoluzione violenta) e di secondo tipo (rivoluzione territoriale) siano tutti falliti nella storia, spesso per motivi esterni al gruppo anarchico; i tentativi di terzo tipo (rivoluzione graduale funzionale) costituiscono una strada inesplorata e credibile per procedere ad un passaggio lento e graduale verso l'anarchia. Il concetto è quello di tentare di espandere gli angoli di regolamentazione sociale risolti con la logica anarchica: regole non imposte, ma note alle parti, cioè condivise, comprese e applicate spontaneamente atte alla valorizzazione dell'individuo in senso sociale.

L'effetto potrebbe essere quello di indurre gli ananarchici ad apprezzare l'anarchia senza che nessuno gliene tessa le lodi, ma semplicemente sperimentandola.

Come dicevo, alcuni piccoli aspetti sono già presenti nella quotidianità. Consideriamo, ad esempio, il codice stradale e in particolare la regolamentazione degli incroci. Fino a qualche anno fa imperava il semaforo, come sostituto stupido del vigile, non che il vigile avesse lo spazio per comportarsi in maniera 'intelligente'; ovvero forse poteva ridurre i tempi di passaggio ad una direzione priva di vetture, ma non altro; molto di più di quanto non faccia un semaforo. Quindi siamo in una situazione in cui c'è una regola imposta dall'alto normalmente nota, accettata e condivisa ma che non ottimizza l'individuo (in questo caso, la partecipazione dell'individuo si riduce a decidere o meno il momento giusto di passaggio). Infatti, dimmi che non ti è mai capitato alle quattro di notte di passare con il rosso mentre da chilometri di distanza non si vedeva che landa desolata!

Un qualche anarchico infiltrato, però, ha deciso che questo non era abbastanza e si è inventato le rotatorie. Nelle rotatorie il tempo di impegno dell'incrocio è ottimizzato; tutti i decisori sono coinvolti nella scelta della soluzione migliore e, bada bene, contrariamente a ciò che avrebbero pensato gli ananarchici, gli incidenti sono diminuiti se non spariti!

Quante volte hai sentito dire (o pensato) nei confronti dell'anarchia ma se non c'è nessuno che controlla è un caos! Chi può impedire a tutti di fare tutto?

Ecco, le rotatorie sono una prova tangibile che non è così: se gli individui sono guidati da un interesse, in questo caso uscire dall'incrocio senza incidenti il più presto possibile, non faranno... tutto, faranno ciò che gli serve per raggiungere il proprio obiettivo.

Forse ora capisci a cosa serve un partito anarchico?  Serve per guidare il più velocemente possibile le scelte della regolamentazione sociale verso canoni (geni)anarchici, in un sistema di regole noto, capito, condiviso spontaneamente e applicato che ottimizzi l'individuo sociale.

Si può fare. Adesso.

 

politico addormentato sul lavoroI litigi sullo stipendio dei parlamentari? Classico caso di depistaggio!

Che se li calcolino basati sul pil o sullo stipendio medio italiano, senza nessun altra agevolazione. Qualunque sia l'importo, tipo lo stipendio medio, tre volte lo stipendio medio, dieci volte... non importa.

Se hanno lo stipendio calcolato con una formula FISSA sullo stipendio medio italiano, l'unico modo che hanno per alzarselo è alzarlo a noi e visto che alzarsi lo stipendio è la cosa che sanno fare meglio, ne beneficieremmo tutti.

Problema risolto.

Se il problema fosse questo. Ma il problema non è più o meno soldi. Il problema è la moneta-in-sé.

Fintanto che ti convincono che l'economia deve essere basata sul libero mercato, sul guadagno e sullo stipendio, non immagini neanche quale potrebbe essere la vera soluzione.

 

gruppo di volontari del 118Ma quando ti dicono: non è possibile, sarebbe meraviglioso, ma è un'utopia!

È importante che gli individui capiscano non solo che l'anarchia è possibile, ma che è l'unica scelta accettabile; scegliere altro è accontentarsi.

Ti dicono che l'uomo è intrinsecamente opportunista; che ciò non sia vero è dimostrato dalle mastodontiche organizzazioni sociali in tutto il mondo. Siamo in una fase di transizione della nostra evoluzione dove l'istinto di sopravvivenza, ancora molto forte, va calando e l'istinto di socialità, ancora un po' *diciamocelo* blandino, va crescendo. Un giorno, tra qualche migliaio d'anni, chi leggerà questi scritti si stupirà della necessità di scrivere... tali banalità.

Quindi la ricetta quotidiana è: lavorare per piacere, facendo qualcosa di utile a se è al tessuto sociale, senza avere in cambio riconoscimenti economici, ma potendo usufruire parimenti del lavoro degli altri individui... ti ricorda nulla?

Personalmente ritengo il mio lavoro istituzionale un portatore sano di stipendio. Non completamente, per carità! Diciamo che se mi regala un 20% di soddisfazione, il resto è noia necessaria se voglio sopravvivere nel capitalismo. Otto ore al giorno con una resa del 20% giustificano il 100% della mia sussistenza; le rimanenti tre ore al giorno dedicate mediamente ad attività sociali (non ultimo la scrittura di questi stessi post) non sono riconosciute in nessun modo, nonostante (ne sono consapevole) abbiano un'utilità che, confrontata al resto della mia giornata lavorativa, può essere stimata al 200%.

Quanti sono in queste condizioni? Quanti lavorano per vivere e dedicano il loro tempo libero a cose utili? Io ne conosco tanti. I netfuturisti, ad esempio, lavorano così: ogni ora di tempo libero per costruire un pensiero avanguardistico completo e coerente. Ma non c'è bisogno di cercare tanto in là: pensa ai volontari del 118, agli educatori *sigh* religiosi, le associazioni senza fini di lucro (quelle vere!), anche i volontari all'interno dei partiti politici. Moltissima gente, già adesso, sa cosa significa lavorare, darsi da fare, sbattersi con passione per qualcosa in cui si crede e per farlo, aspetta di essere stimbrato. Così diventa: il lavoro è quella cosa noiosa che ti procura lo stipendio, l'hobby è quella cosa entusiasmante che serve, ma che non vale niente; questa è già una verità diffusa adesso!

Si tratta di montare su questo lavoro vero, non retribuito, fatto di passione, che ora è considerato un surplus, spingere l'acceleratore a tavoletta e superare il lavoro istituzionale in quarta! Di metterlo tutto insieme e dargli la dignità di colonna vertebrale produttiva per l'anarchia che verrà.

Facciamo un esempio. Alla settimana scopro che ho quattro ore libere, che magari di solito aspetto indolente, non uso (ricordati che il tempo*uomo, oltre alle risorse del mondo, è l'unica cosa che abbia valore in (geni)anarchia!). Se tu potessi usare queste quattro ore per fare qualcosa che ti piace, avresti buttato un'altra goccia nel mare anarchico. Se ti piace ad esempio costruire ninnoli, falli  e portali nel negozio anarchico* o appoggiali su un portale e chi li vuole se li viene a prendere. Ti piace insegnare? Mettiti a disposizione di chi ha bisogno. Ti piace coltivare? Ottimo, organizzati per distribuire i prodotti in modo che non vada a male nulla. Il gioco è che se ognuna di queste attività è fatta per la sola propria gratificazione, alla distribuzione del prodotto non seguirà un corrispettivo economico. Adesso... se è ancora più spiccato il tuo istinto opportunista di sopravvivenza, starai pensando all'uno che perdi; se invece si è sviluppato abbastanza il tuo istinto sociale, starai pensando al mille che guadagni! Tieni presente che l'evoluzione ha una sola direzione e gli individui del primo tipo hanno il solo destino di estinguersi.

Ricorda: quando il prodotto è finito, non te ne devi più preoccupare. Ti ha dato tutto quello che poteva darti con la soddisfazione di averlo fatto. Quindi se ne usufruisce un altro anarchico, bene, il ciclo prima o poi si chiuderà, se ne usufruisce un ananarchico, potrebbe essere l'occasione per fargli capire come può essere migliore il mondo.

Due riflessioni e poi le altre magari le lasciamo nei commenti:

*il negozio anarchico è un negozio dove non c'è un negoziante: chi ha, porta e chi ha bisogno, prende. Per rendere movimento un'iniziativa di questo tipo (con vecchi canoni si dovrebbe definirla commerciale *gh gh*) è necessario che gli individui si organizzino e che rendano anche partecipi passivi gli ananarchici, ma non si può lasciare che l'opportunismo ananarchico se ne impossessi. Ricordo che fintanto che siamo nel transiente dall'ananarchia all'anarchia, il rapporto con le strutture non anarchiche non può essere gestito in maniera anarchica. Per cui nel negozio anarchico oltre a verificare che non venga saccheggiato stupidamente da ananarchici si dovrebbe approfittare per divulgare le iniziative anarchiche.

Mano a mano che un'iniziativa di questo genere si diffonde, girerà sempre più lavoro non retribuito e sempre meno lavoro retribuito causando due grossi effetti che innescheranno le reazioni degli ananarchici: la concorrenza sleale e il calo di entrate fiscali. Mentre per il primo problema non posso che lasciare un monito, poiché la soluzione dovrà essere escogitata caso per caso, per il secondo bisognerà necessariamente organizzarsi offrendo gruppi di supporto alle esigenze pubbliche.

Ci pensi quanta gente già adesso ha aperto spontaneamente e singolarmente la strada all'anarchia? Ci pensi organizzandoci quanto potremmo fare? Probabilmente se tutti collaborassimo, venti ore alla settimana sarebbero sufficienti, ma chi (non avendo più bisogno per la sussistenza) dedicherebbe solo venti ore alla settimana ad una cosa che gli piace?

 

tipo in bicicletta che lavora duroTi ricordi quando scrivevo che è ridicolo vantarsi perché si lavora molto? Ecco, questa è una naturale estensione del ragionamento fatto ieri sul costo e sul valore delle cose.

Ragioniamo per un attimo dall’alto da un punto di vista idealistico. Facciamo finta di essere dio con una società da costruire: da una parte abbiamo a disposizione un certo numero di ore*uomo lavoro e dall’altra una serie di lavori suddivisi per tipologia che richiedono ognuno un certo numero di ore*uomo lavoro. Per voler ottimizzare il sistema, chiediamo agli individui che tipologia di lavoro vogliono fare (quel lavoro che li rende felici quando lo fanno!), li distribuiamo seguendo questo criterio e nel caso in cui, alla fine della distribuzione, rimangano dei… lavori spiacevoli che nessuno vuole fare, suddividiamo tra le varie persone quelle ore*uomo e avremo ottimizzato il sistema.

Si capisce così che alla fine il lavoro spiacevole è ridotto all’osso? Certo, tra il sistema ideale e la sua attuazione ci saranno cali di efficienza; il punto non è questo. Il punto è che con la struttura attuale (questo finto liberismo economico) non stiamo neppure tendendo all’ottimizzazione del mondo del lavoro, ma all’ottimizzazione della produzione, ovvero alla crescita dell’economia indipendentemente dalla tipologia e dall’utilità del bene o del servizio prodotto.

Nella nostra attuale economia, più si lavora, più si produce, più si guadagna e meglio è!

In un’economia ben pensata, quel lavoro la cui esecuzione è un sacrificio del quale ci si può vantare, dovrebbe essere ridotto a poche ore la settimana. In un’economia ben pensata quando uno dice lavoro molto, la gente risponde beato te, io invece ho delle cose da fare.

Ok, ora ci sono tutti gli elementi e domani posso lanciare la proposta che può rendere l’organizzazione (geni)anarchica una realtà, a partire da un programma politico, attraverso un partito e chiudendo con l’organizzazione sociale. Rapido riassunto e poi partiamo: niente rivoluzione, niente insediamento territoriale, transiente (convivenza con l’attuale democrazia) gestito funzionalmente e, ovviamente, secondo le normative vigenti; niente soldi, niente lavoro sgradevole. Ti dice nulla questa serie di considerazioni?

 

il valore e il costo della benzinaCosa sono i soldi? Almeno come prima concezione, un rimando temporale, spaziale e personale alla restituzione di un bene o servizio fornito.

Io cedo delle scarpe che ho fatto io al fornaio, ma non ho bisogno di pane, così mi dà un foglio che dice che, socialmente, ho fatto un lavoro che ha un valore e che quel valore lo potrò riscuotere altrove, in un altro momento e da un'altra persona, in cambio di altro. E magari quell'altra persona avrà bisogno di pane e il ciclo si chiude.

All'inizio poteva essere così. Il concetto sano poteva essere questo. Ma con il tempo, i soldi sono diventati il valore che rappresentano. Possedere dei soldi non significa più poter possedere delle cose, ma possedere la cosa più importante di tutti, ovvero la possibilità di averla. I soldi non sono più un niente in divenire, ma sono qualcosa che può essere comprato e venduto, qualcosa su cui si può scommettere e qualcosa per cui val la pena vivere. L'idea, ottima in partenza, si è trasformata in un errore catastrofico.

Anche questo lo si poteva intuire per tempo, ma forse chi aveva la testa per farlo, non aveva l'interesse di farlo. Ad esempio, quando ti accorgi che per stabilire il prezzo di un bene, devi applicare una legge che è legata alla domanda e all'offerta. Cioé lo stesso bene, prodotto nelle stesse condizioni, anche dalle stesse persone (e che quindi senza dubbio ha lo stesso valore!) a seconda di quanto ne metto sul mercato, ha valore diverso, a seconda di quanto la gente ne ha bisogno ha valore diverso. Un mercato così fatto è facilmente manipolabile e strumentalizzabile. Il primo che scoprì la legge della domanda e dell'offerta, con un briciolo di onestà, avrebbe dovuto urlare 'fermi tutti! Qui c'è qualcosa che non va: fermiamo la partita, ridecidiamo le regole e ricominciamo'. Perché è vero, questa legge ha senso in questa economia, ma è anche vero che, oltre ad essere molto pericolosa (e in questi giorni anche quasi fatale) è una cosa che non ha nessun senso dal punto di vista umano.

Vediamola per un secondo in un'ottica oneach (perfetta equivalenza tra gli individui), il valore di un bene è determinato dalla quantità di ore necessario a produrlo più il valore delle materie prime. In pratica, al posto del costo di un bene in valuta, potrei esprimere il valore in somma tra il costo delle materie prime (in valuta, diciamo per territorialità, euro €) e il numero di ore*uomo (diciamo hm). Ehi, ma... un muratore ci mette un'ora a fare un muro e un medico dieci e lo fa anche male, vuol dire che il muro del muratore vale dieci volte di meno? Già, il punto è che questa regoletta applicata al nostro attuale mercato causa questi effetti paradossali e devastanti, ovvero: nel nostro attuale mercato una regola giusta è inapplicabile.

Un altro passettino.

Applicando questo ragionamento alle materie prime usate per fare il bene, anche queste, avranno un valore esprimibile in valuta più ore uomo, fino alle materie prime prime, ovvero estratte direttamente dalla natura, il cui valore in materie prime, ovvero valuta, è nullo, e che varranno solo ore uomo. Se questo valore venisse trasferito lungo tutta la catena produttiva, tutti i beni e servizi potrebbero essere quantificati in ore uomo. Teoricamente.

Teoricamente un bene o un servizio di cui abbiamo bisogno è dato da materie prime che fornisce il mondo e da ore impiegate da persone per trasformare quelle materie prime nel bene o servizio: natura+ore*uomo.

In un antropeconomia si potrebbero utilizzare anziché i soldi, il tempo di lavoro, per scambiare beni, ma voglio mettere le mani avanti, come siamo riusciti a distorcere il significato del denaro per interessi personali, arriveremmo a distorcere anche quello del tempo e gli effetti, ne sono sicuro, sarebbero ben più devastanti.

Questo ragionamento è qui illustrato per un solo motivo: per ricordarti che alla fine il tuo tempo, ovvero la tua vita, vale e costa ciò che fai, ciò che sai e quindi ciò che sei, il denaro invece non conta un cazzo.

 

la statua alllegorica della giustiziaHo già avuto occasione di dire che non necessariamente equo significa giusto.

Sono cresciuto in mezzo a numeri e algoritmi e ho una tendenza molto personale ad estendere ragionamenti al massimo del rigore logico in tutti i campi. Se dovessi indicare la miglior scelta per una logica che dòmini lo sviluppo più efficente per una struttura sociale, copierei (in mancanza di meglio) la scelta che la natura fa da milioni di anni: la selezione naturale.

In fondo anche la capacità di interpretare come sentimenti le nostre sensazioni è una risposta evolutiva alla necessità di costituirci in gruppi sociali. Poco importa: che sia in un modo (cinico) o nell'altro (romantico), per me l'esito è lo stesso.

Mi spiego.

Supponiamo che nel definire una regola aprioristica di distribuzione delle risorse tra gli individui, si voglia prediligere, in base ad un criterio qualsiasi, un individuo rispetto ad un altro (è più intelligente, più forte, più adatto alla sopravvivenza), si viene a creare un nuovo problema: qualcuno (tutti) deve decidere, al posto della natura, (1) quale è il criterio che rende più adatta una persona rispetto ad un'altra, (2) quando è il momento qualcuno (tutti) deve stabilire chi rispetti meglio quel criterio.

Mentre forse il punto (2) è risolvibile in alcuni casi attraverso rigide misurazioni, il punto (1) causa un paradosso logico: se fossimo ora capaci di stabilire criteri di miglioramento della specie per il domani, vorrebbe dire che già adesso abbiamo realizzato quei criteri. Immagino che sia evidente che non sto parlando di rendere una razza più alta, più bionda o cose così, ma in generale più idonea alla sopravvivenza: se fossimo capaci di capire come si potrebbe realizzare, lo faremmo senza doverci selezionare.

Non escludo che qualcuno possa dimostrarmi il contrario, ma per ora rimango dell'avviso che, nella MIA (geni)anarchia, equo equivale a giusto. Ovvero, nella distribuzione delle risorse, a priori, una tutte gli individui contano uno o, per dirla in fretta, oneach (uno ciascuno).

Bada che non è frutto di ignavia o un finto senso buonista, è solo che mi sembra la scelta migliore per consentire al naturale meccanismo di selezione di compiere quello che finora è stata la maniera migliore per progettare e costruire un futuro che sia rigorosamente migliore del presente.

 

connessione di città del mondo con linee luminoseChiacchiere, chiacchiere, ma... quando cominciamo a stilare il sistema di regole ideale per una (geni)anarchia?

Non sono chiacchiere, né cazzeggio, il fatto è che lungo questo percorso di post sto tracciando un sentiero, delle caratteristiche necessarie e sufficienti a delineare una (geni)anarchia; una volta che un insieme di regole rispetta questi principi, è una (geni)anarchia, ma non LA genianarchia.

L'obiettivo è quello di eliminare ogni tipo di struttura gerarchica e procedere verso un individualismo sfrenato; puntualizzo per i più maliziosi: sempre qui (e in tutto il netfuturismo) per individualismo si intende l'esaltazione delle capacità proprie dell'individuo, inclusa la socialità! È una categoria che si riconosce meglio con il termine demassificare, perché la parola individualismo purtroppo è in uso comune con altro significato, ma se ti abitui un po' con me...

In pratica, ogni singola regola dovrà essere pensata per massimizzare le possibilità creative e di sviluppo (utilità) di ogni singolo individuo. Ogni persona decide se partecipare a questa (geni)anarchia, prendendo visione del regolamento, capendolo (yes, richiede intelligenza, per questo si chiama (geni)anarchia! gli stupidi non possono essere anarchici), accettandolo e applicandolo. Bisognerà regolamentare la minore età, fino a quando non si hanno le capacità di capire il regolamento, l'età varierà da persona a persona (capisci cosa intendo per individualismo? qui siam tutti maggiorenni a 18 anni: ti sembra credibile?), ma forse stiam parlando di circa dodici anni. Bisognerà regolamentare i rapporti con le strutture an-anarchiche, per le quali sono richieste regole non anarchiche, forse un esercito. I rapporti con le altre (geni)anarchie. Le regole di accettazione di nuovi individui in comunità (facile), la gestione delle patologie an-anarchiche (non tutti sono fisiologicamente in grado di capire e applicare), la gestione di atteggiamenti an-anarchici. Dopodiché si potranno suddividere i contrasti in tre tipologie, due delle quali di facile risoluzione: quando le risorse sono sufficienti per tutti i contendenti e quando non lo sono per nessuno. Infine, quando le risorse non sono sufficienti per tutti è necessario stabilire una regola di distribuzione o assegnazione. Serve una procedura per aggiungere, modificare o cancellare regole alla quale tutti (non so come dirlo: TUTTI!) devono poter partecipare. In (geni)anarchia NESSUNO può dire a me va bene, fate voi!

Dopodiché si può partire, non credo serva altro.

Ma poi mi han chiesto: ok, tutto molto bello, molto hippy e mi piacerebbe anche. Sembra un mondo dove c'è il sole anche quando piove, ma a me ad esempio dispiacerebbe molto dover rinunciare alla mia casa o alla proprietà privata in genere. Nella (geni)anarchia c'è la proprietà privata?

In generale la risposta è non lo so. Ecco come mi immagino il futuro:

una volta rispettati i principi sopra (che forse con il tempo si potranno estendere o ridurre) poi ogni comunità potrà stabilire il proprio insieme di regole e metterlo in pratica, di modo che se un individuo per qualunque motivo (o perché ha appena raggiunto la maggior età o perché ha cambiato idea) non gli piace la proprietà privata, esce dalla propria comunità e si trasferisce in un'altra il cui regolamento gli sembra più appropriato al proprio modo di concepire la vita sociale. In un futuro, probabilmente le comunità si scambieranno le esperienze nell'applicazione dei regolamenti; talune comunità vedranno che hanno sbagliato e preferiranno adottare altre regole che magari altre comunità hanno già sperimentato funzionare benissimo e così via. Quando tutto il mondo sarà anarchico, si potrà infine cessare di avere strutture e regole di interfaccia con altre società an-anarchiche. Il mondo diventerà un'enorme rete di comunità (geni)anarchiche, una sorta di net.an.archia globale.

Sì, ok, ok. Detto questo, tra un po' pubblicherò su questo sito un'ipotesi di regolamento, promesso.

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 Succ. > Fine >>
Powered by Tags for Joomla