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fantozzi guida la rivolta in sala mensaTra le critiche e il fanatismo vorrei ragionare un po' sui grandi movimenti di protesta che stanno percorrendo trasversalmente tutto il capitalismo contemporaneo.

Il capitalismo è socialmente errato e questo è più o meno scritto dappertutto su questo sito. L'errore è talmente insito nel sistema che vagamente lo si percepisce, lascia un lieve fastidio dietro l'orecchio, ma niente altro. Poi è arrivata l'indigenza; con l'indigenza non ci sono grossi meriti a protestare: c'è la fame. Viene da dire perchè protesti ora? Quando il capitalismo (sbagliato) ti riempiva la pancia andava tutto bene, in realtà ora non stai protestando contro il capitalismo, ma contro l'indigenza. Scusa... mi correggo, perché l'indigenza c'era anche prima, lontana però. Ora stai protestando contro la TUA indigenza.

Con un briciolo di ottimismo mi vien lo stesso da guardare questi movimenti di protesta in positivo: almeno ora qualcosa si muove; fino al Grande Fratello 9 sembrava tutto normale. Sfortunatamente mancano le giuste motivazioni. Uno dei motivi di critica più forte durante le prime agitazioni degli indignados (saltando a piedi pari i vari se non ora quando e popoli viola... i grillini, che ormai hanno fatto il salto della barricata, per la precisione i viola protestavano contro l'ex premier e hanno ottenuto il risultato sperato) era che gli indignati sapevano contro cosa protestare (sistema economico fallato, banche egemoni, governi compiacenti), ma non sapevano cosa proporre in sostituzione. Lo ridico: sono scesi in piazza a piangere perché sentivano i morsi della fame senza sapere dove la mamma teneva il biberon.

Ho continuato a vedere la cosa con ottimismo perché prima si intuisce il problema, poi lo si capisce e dopo, soltanto dopo, si cerca la soluzione. Gli indignados stavano manifestando la fase uno: intuizione del problema. Ma poi? Mi sono dimenticato (non ragionavo in quel momento) del fatto che il sistema massmediatico contemporaneo, come dice giustamente il Saggio, è autofagocitante: in pratica l'atto di protesta stesso diventa utile al mantenimento dello status quo. Vorrei saperlo spiegare meglio, ma non serve. Guardati la seconda puntata di Black Mirror, ti lascio qui sotto il link della scena madre (se vuoi vederlo integralmente evita lo spoiler); dal minuto 6:00 puoi vedere l'abilità del sistema massmediatico che nutre il capitalismo come la protesta venga ingoiata e perfettamente inglobata nel sistema, dopodichè... sparisce nel nulla, anzi sparisce nel tutto.

 

La conferma mi arriva dai vari gruppi facebook: un miscuglio di complottismo e di proposte di soluzioni che, alla fine, sono isomorfe al capitalismo: nulla che risolva veramente.

Lo dico per tutti gli indignados e vari protestanti contemporanei: il danno che si trascina un sistema a scambio di beni e servizi monetario è isomorfo (perfettamente trasportabile!) in un sistema dove la moneta è sostituita con carte elettroniche, punti e persino il baratto. Nota che siete talmente intrisi nel capitalismo da non avere più neanche la fantasia di immaginare un mondo senza intermediazione tra beni e servizi. Per cui, indignados di tutto il mondo... Esercizio: prova ad immaginare un mondo senza soldi, come sarebbe e come bisognerebbe fare per traghettarvici il sistema capitalistico contemporaneo. Suggerimento: la soluzione esiste, eccome!

[visto che è per quelli di tutto il mondo... exercise: try to imagine a completely moneyless world, how it'd be and how is possible to transform the contemporary capitalistic society to it. hint: solution does exists!]

Per quelli che insistono a dire che è un utopia rispondo, come al solito, che l'utopia è un sogno irrealizzabile per i pavidi e un'ambizione non negoziabile per gli audaci: tu sei un pavido o un audace?

 

bimbi neri che porgono una ciotolaSono passati quasi quarant'anni da quando ho visto la prima foto con sguardini come questi, l'indicazione che al mondo ogni due secondi muore un bambino di fame, quasi sempre in Africa, e che sono un egoista se non metto una donazione in quelle buste che ti consegnano la domenica all'uscita dalla messa.

In quarant'anni è passata una generazione: o sono tutti morti o problema risolto. Invece no, sono ancora lì a fare sguardini colpevolizzanti nelle foto.

Cioè, abbiamo risolto la questione del buco dell'ozono (chi parla più del buco dell'ozono?), scongiurato il millenium bug e invece con la fame del mondo siamo ancora qui?

Ma siamo seri un secondo: chi può davvero pensare che una società che muore di fame da quarant'anni sia sopravvissuta alla selezione naturale per millenni fino a diventare coeva del Grande Fratello? E dai, come fai a non chiederti ma quest'Africa non muore mai di fame? Davvero ti stai ancora immaginando un'intera città, popolo, nazione, continente dove la gente, tutta la gente, non sa fare altro che tirare avanti un piattino, fare uno sguardo colpevole e chiedere cibo per favore.

Ti hanno detto che l'Africa è una terra arida, ma ti sei chiesto perché della gente viva da millenni in una terra arida? Come fanno gli eschimesi che vivono in mezzo al ghiaccio senza rompere i coglioni a nessuno e se passi di là ti offrono persino cena e moglie?

Ti hanno detto che ci sono interi villaggi che vivono a 20 km dal pozzo più vicino e che devono fare tutta quella strada a piedi tutti i giorni per bere, ma ti sei chiesto perché non prendono su baracca e burattini e spostano il villaggio una volta per tutte? Capisco un'anno di carestia, dieci anni; ma passare tutta una vita avanti e indietro a fare 20 km per l'acqua è un insulto per l'intelligenza umana; un popolo che vive così, merita di morire. Eppure qualcosa costringe questo villaggio a vivere 20 km dal pozzo più vicino...

Non ci sono delle cose che non tornano? Il fatto che del problema dell'Africa che muore di fame se ne sente parlare da dopo il colonialismo e non prima per me può voler significare solo due cose: o che prima c'era il problema ma noi non conoscevamo nulla dell'Africa o che è stato il colonialismo a ridurre interi popoli al lumicino.

Sinceramente faccio fatica a credere ad un intero popolo incapace di sostenersi. Fuori da messa non dovrebbero più mettere bustine per i fondi con le foto dei bimbi africani, dovrebbero mettere le foto dei capitalisti americani ed europei, sono loro che hanno bisogno di soldi per lasciare in pace l'Africa. Dici che sono un pozzo senza fondo? Ah, ok. Ma pensaci la prossima volta che compri diamanti o banane.

 

povero che nutre il riccoCon i risultati di Nash scopriamo che la massima utilità in decisioni non collaborative è inferiore o al più uguale dei massimi paretiani e che nel caso in cui sia consentita la collaborazione l'utilità raggiungibile è sempre superiore, al peggio uguale, a quella raggiungibile nel caso in cui non si possa collaborare.

Lo ridico: dal 1949 è noto e dimostrato all'umanità che collaborare è meglio che competere sempre.

Per un pezzo mi son chiesto: perché poi non succede nei fatti? Quello che si sta dicendo è che TUTTI guadagnerebbero di più (avrebbero più alta utilità) se durante trattative di qualunque tipo (in particolare quelle economiche) collaborassero, eppure fior fiori di geni dell'economia passano il tempo a fottersi e a fotterci. Cosa c'è che non torna? La teoria dei giochi non è sbagliata, ma non ha riscontro con la realtà?

Pensa che ti ripensa, trovo la risposta nelle condizioni di applicazione della teoria dei giochi ed in particolare nella locuzione 'tra decisori intelligenti e razionali': la teoria dei giochi funziona bene se tutti i decisori coinvoltii (1) conoscono e capiscono tutte le regole del gioco (intelligenti), (2) compiono le scelte migliori possibili in termini di utilità e non condizionati da fattori emotivi (razionali).

In queste condizioni è sempre meglio collaborare, diversamente è meglio competere. Il tutto si riassume con il titolo di questo: se hai a che fare con persone che conoscono il fatto proprio, è meglio collaborare, diversamente è meglio competere. O, in forma contratta, sii amico dei forti e fottiti i deboli.

Ecco, questo torna con il mondo: è l'atteggiamento più diffuso perché è quello che dà i migliori risultati...

...

nel breve. Ma è del breve termine che il decisore razionale e intelligente si interessa...

Nel lungo termine, la soluzione migliore è avere sempre a che fare con decisori razionali e intelligenti, la qual cosa non solo rende vani i tentativi di competizione, ma aumenta ulteriormente gli utili per tutti.

Questo ragionamento si traduce in formazione, formazione, formazione! Come farebbe allora uno stato ad aumentare i propri utili e gli utili dei singoli decisori? Incrementando la formazione, procurandosi percentuali sempre più alte di decisori intelligenti e razionali. Eh, anche questo sembra un esito banale: più la gente è intelligente e meno saranno vulnerabili agli inganni, lo capirebbe anche un bambino... adeguatamente formato

Ma allora perché non stiamo puntando tutto sulla formazione? Non avremo forse una classe dirigente interessata ad avere una popolazione manipolabile? Ma no, ma cosa vado a pensare

 

politico addormentato sul lavoroI litigi sullo stipendio dei parlamentari? Classico caso di depistaggio!

Che se li calcolino basati sul pil o sullo stipendio medio italiano, senza nessun altra agevolazione. Qualunque sia l'importo, tipo lo stipendio medio, tre volte lo stipendio medio, dieci volte... non importa.

Se hanno lo stipendio calcolato con una formula FISSA sullo stipendio medio italiano, l'unico modo che hanno per alzarselo è alzarlo a noi e visto che alzarsi lo stipendio è la cosa che sanno fare meglio, ne beneficieremmo tutti.

Problema risolto.

Se il problema fosse questo. Ma il problema non è più o meno soldi. Il problema è la moneta-in-sé.

Fintanto che ti convincono che l'economia deve essere basata sul libero mercato, sul guadagno e sullo stipendio, non immagini neanche quale potrebbe essere la vera soluzione.

 

il valore e il costo della benzinaCosa sono i soldi? Almeno come prima concezione, un rimando temporale, spaziale e personale alla restituzione di un bene o servizio fornito.

Io cedo delle scarpe che ho fatto io al fornaio, ma non ho bisogno di pane, così mi dà un foglio che dice che, socialmente, ho fatto un lavoro che ha un valore e che quel valore lo potrò riscuotere altrove, in un altro momento e da un'altra persona, in cambio di altro. E magari quell'altra persona avrà bisogno di pane e il ciclo si chiude.

All'inizio poteva essere così. Il concetto sano poteva essere questo. Ma con il tempo, i soldi sono diventati il valore che rappresentano. Possedere dei soldi non significa più poter possedere delle cose, ma possedere la cosa più importante di tutti, ovvero la possibilità di averla. I soldi non sono più un niente in divenire, ma sono qualcosa che può essere comprato e venduto, qualcosa su cui si può scommettere e qualcosa per cui val la pena vivere. L'idea, ottima in partenza, si è trasformata in un errore catastrofico.

Anche questo lo si poteva intuire per tempo, ma forse chi aveva la testa per farlo, non aveva l'interesse di farlo. Ad esempio, quando ti accorgi che per stabilire il prezzo di un bene, devi applicare una legge che è legata alla domanda e all'offerta. Cioé lo stesso bene, prodotto nelle stesse condizioni, anche dalle stesse persone (e che quindi senza dubbio ha lo stesso valore!) a seconda di quanto ne metto sul mercato, ha valore diverso, a seconda di quanto la gente ne ha bisogno ha valore diverso. Un mercato così fatto è facilmente manipolabile e strumentalizzabile. Il primo che scoprì la legge della domanda e dell'offerta, con un briciolo di onestà, avrebbe dovuto urlare 'fermi tutti! Qui c'è qualcosa che non va: fermiamo la partita, ridecidiamo le regole e ricominciamo'. Perché è vero, questa legge ha senso in questa economia, ma è anche vero che, oltre ad essere molto pericolosa (e in questi giorni anche quasi fatale) è una cosa che non ha nessun senso dal punto di vista umano.

Vediamola per un secondo in un'ottica oneach (perfetta equivalenza tra gli individui), il valore di un bene è determinato dalla quantità di ore necessario a produrlo più il valore delle materie prime. In pratica, al posto del costo di un bene in valuta, potrei esprimere il valore in somma tra il costo delle materie prime (in valuta, diciamo per territorialità, euro €) e il numero di ore*uomo (diciamo hm). Ehi, ma... un muratore ci mette un'ora a fare un muro e un medico dieci e lo fa anche male, vuol dire che il muro del muratore vale dieci volte di meno? Già, il punto è che questa regoletta applicata al nostro attuale mercato causa questi effetti paradossali e devastanti, ovvero: nel nostro attuale mercato una regola giusta è inapplicabile.

Un altro passettino.

Applicando questo ragionamento alle materie prime usate per fare il bene, anche queste, avranno un valore esprimibile in valuta più ore uomo, fino alle materie prime prime, ovvero estratte direttamente dalla natura, il cui valore in materie prime, ovvero valuta, è nullo, e che varranno solo ore uomo. Se questo valore venisse trasferito lungo tutta la catena produttiva, tutti i beni e servizi potrebbero essere quantificati in ore uomo. Teoricamente.

Teoricamente un bene o un servizio di cui abbiamo bisogno è dato da materie prime che fornisce il mondo e da ore impiegate da persone per trasformare quelle materie prime nel bene o servizio: natura+ore*uomo.

In un antropeconomia si potrebbero utilizzare anziché i soldi, il tempo di lavoro, per scambiare beni, ma voglio mettere le mani avanti, come siamo riusciti a distorcere il significato del denaro per interessi personali, arriveremmo a distorcere anche quello del tempo e gli effetti, ne sono sicuro, sarebbero ben più devastanti.

Questo ragionamento è qui illustrato per un solo motivo: per ricordarti che alla fine il tuo tempo, ovvero la tua vita, vale e costa ciò che fai, ciò che sai e quindi ciò che sei, il denaro invece non conta un cazzo.

 

il funerale di sacco e vanzettiIo sono anarchico.

Politicamente.

Ma non mi viene in mente di mettere bombe o che sia giusto farlo o che sia inevitabile.

Un'altra volta mi son trovato a scrivere che, sotto la soglia di sussistenza, la violenza è sicuramente giustificata. Ma non è questo il caso. Il fatto di cronaca di queste ore non racconta una storia di indegenza, ma un'intimidazione ad un ente intimidatorio.

Nonostante mi renda conto che sotto i baffi l'80% degli italiani gioirà del fatto, millantando indignazione, sono convintissimo che si tratti di un grave errore, sia per l'aspetto umano/sociale sia per la realizzazione della causa anarchica.

Innanzitutto la solita buffonata: appena successo il fatto, compaiono i primi titoli si segue la pista anarchica e come di consueto, mi hanno fatto alterare. Poi la seconda botta: è stato rivendicato effettivamente dagli anarchici eversivi del FAI (I=informale! non italiana) e diventa sempre più noioso per me spiegare che anarchico non significa bombarolo!

Certo abbiamo lo stesso sogno: un sistema di governo senza governo; niente tasse, niente soldi, niente carceri, niente polizia, niente esercito, niente magistratura, ... E capisco la frustrazione di vivere in una società al 3% delle proprie possibilità, affatto equa, affatto umana, sapere come potrebbe essere un migliaio di volte meglio e non poterci fare nulla. Ma le bombe non aiuteranno. Anzi... allontaneranno l'opinione pubblica, e renderanno più difficile anche a me, a noi, spiegare che anarchia è ben altro.

Sempre più mi sto convincendo della fattibilità dell'anarchia e voglio tracciare un percorso che sia in grado di sopravvivere nel transiente, ovvero durante la convivenza con gli attuali sistemi di governo. Quando l'anarchia sarà l'unico sistema di governo, avrà sopravvivenza garantita, ma il problema grave è il transiente. Chi vuol difendere l'anarchia con la violenza non ha imparato nulla dalla storia. Un modo (e forse più d'uno) c'è, ma bisogna lavorare di testa, non di mano.

 

rappresentazione visiva del bene iterativoInnanzitutto spiego cosa intendo per bene iterativo, visto che è un neologismo che mi sono inventato io.

Diciamo che è una contrazione dell'espressione bene (o servizio) la cui utilità aumenta iterativamente in maniera divergente, è chiaro che serviva una contrazione, no?

In pratica descrive il caso in cui un bene, che di per sé può avere o può non avere un valore (garantire la sussistenza, o migliorare la qualità di vita), la cui utilità aumenta con la quantità dello stesso bene, in base a regole iterative divergenti tipo:

  1. confronto simmetrico (più ne ho, più devo averne), è il caso dei beni da collezione, dell'accumulare soldi o qualunque altro bene senza finalizzarlo a nulla oltre che al mero possesso;
  2. confronto relativo (devo averne più degli altri), è il caso degli status symbol, dove con averne di più si intende, in senso esteso, avere lo stesso di tipo di bene, ma di qualità superiore, tipo una macchina più grossa, un orologio più costoso (non necessariamente più pregiato), e così via.
  3. confronto paritetico (devo averlo perché lo hanno tutti o anche solo perché penso che tutti debbano averlo), è la necessità di quei beni il cui possesso è riconosciuto essere condizione all'appartenenza di un gruppo sociale, la moda, per intendersi;
  4. altre?

In pratica qualunque algoritmo di utilità individualmente o socialmente divergente ricade in questo tipo di definizione.

Per estensione, lo stesso concetto si può applicare anche alle relazioni; si pensi ad esempio ad una società non gerarchica, (geni)anarchica, per l'appunto. La mancanza di necessità di predominanza sociale per la realizzazione di sé, stronca sul nascere la necessità della competizione, favorendo il prosperare della collaborazione. E questo è vero indipendentemente dal carattere dell'individuo o dalla compatibilità dei caratteri di due individui. Però non si applica se una persona mantiene l'atteggiamento, il carattere o, più in generale, una regola di utilità iterativa di confronto relativo: il mio valore dipende da quanto valgo più degli altri. In questo modo una società orizzontale, non gerarchica non sa rispondere, non si sa difendere!

Nota che la descrizione qui sopra si riferisce ad una negazione della meritocrazia, nella quale la scala di valori si basa sul confronto relativo, per prediligere qualcosa che potremmo chiamare megliocrazia, laddove è la naturale tendenza biologico sociale dell'individuo a realizzare sé stesso ad essere incentivata.

Quante volte hai contemporaneamente trovato giusto questi due antitetici messaggi: devi essere te stesso e devi essere il migliore dei tuoi competitori (o addirittura dei tuoi colleghi)? Non sono forse un inganno?

La meritocrazia è una bufala. Per dirla più correttamente, è il retaggio della nostra prima fase sociale gerarchica; ora è obsoleta e sarà sostituita dalla megliocrazia (nome del cazzo, trovane uno migliore tu che poi correggo).

Lo stesso discorso si applica anche al corteggiamento. Non sarà il maschio migliore ad essere scelto dalla femmina desiderata, ma il maschio più adatto. Il che è legato sì a componenti biologiche ma, dopo millenni di evoluzione sociale, anche a componenti relazionali, sociali e progettuali. Per cui anche nel corteggiamento (ammesso che varrà ancora il concetto di nucleo familiare, coppia e così via...) si applica il sii-il-meglio-di-te-stesso o megliocrazia.

Perché non c'è spazio per i beni iterativi in (geni)anarchia? In assenza di denaro o qualunque altro meccanismo di scambio dei beni, ciascuno prende liberamente ciò di cui ha bisogno; se non siamo in condizioni di indigenza, ce ne sarà per tutti, ma chiunque presuma di aver più necessità di un bene mano a mano che se ne impossessa, manderà in saturazione il meccanismo, fino a possedere inutilmente ogni bene di quel tipo venga prodotto e sottraendolo agli altri per... nessun motivo! Poiché non sono da pensarsi meccanismi di verifica della distribuzione dei beni, questo atteggiamento è da evitare in partenza, per cui individui non in grado di abbandonare i beni iterativi non possono partecipare alla (geni)anarchia.

Nota che tutta l'economia contemporanea (monetocentrica) è basata sui beni iterativi; ne ha bisogno perché il valore dell'economia dipende non dalla quantità di soldi (e quindi di beni) in circolazione, ma dalla quantità di soldi scambiati (non dalla grandezza, ma dalla variazione della grandezza). Ogni grandezza che dipende dalla propria variazione ha evoluzioni nel tempo esponenziali, per cui, se non si mantiene l'aumento esponenziale dell'economia, questa implode: troppo facile predirlo oggi, a fatti avvenuti. Questo è il motivo per cui chiamo la nostra economia monetocentrica, perché se vogliamo che ci garantisca benessere dobbiamo continuare noi uomini a tenerla artificiosamente in movimento, comprando cose che non ci servono, lavorando ore in più e facendo cose che non servono: siamo noi uomini a servizio dell'economia che a sua volta serve la moneta. L'economia che auspico è antropocentrica (antropeconomia), ovvero è finalizzata al benessere dell'uomo: è la moneta che si sacrifica, non siamo noi a fare sacrifici!

 

o la borsa o la vitaPassa sempre di più questo messaggio del noi contro di loro: le borse vampire (per procura di dieci misteriosissime aziende) stanno cercando di affamare il mondo e guadagnare un sacco di soldi a spese del tutto. Una sorta di virus che, inconsapevole della necessità dello stato di salute dell'organismo che sta parassitando (noi!), continua ad indebolirlo fino alla sua morte e quindi fino alla propria morte.

Se le cose stanno davvero così, se esistono davvero i terribili dieci che sono contemporaneamente tanto potenti quanto idioti, e ci stanno svenando fino alla morte attraverso la borsa.

Ma se davvero c'è una guerra, la vittoria è alla nostra portata risolvendo un non-banale problema di coordinamento: decidiamo tutti una data unica in cui ritiriamo tutti i soldi dalla borsa. Vendiamo tutto! Via la base d'argilla a questo colosso fatto di nulla che ci sta portando via la vita.

O la borsa o la vita: mai frase fu più azzeccata! O ci teniamo questa economia malata, o ci ammaliamo e muoriamo noi. Come data propongo il 20 febbraio 2012 perché il 20 febbraio è notoriamente data di grandi rivoluzioni culturali. Non c'è bisogno che tutti tìrino via i soldi, non c'è bisogno che li si tolgano veramente, basta che si capisca di quale coordinamento siamo capaci in situazioni di reale pericolo. Basta quindi che se ne parli, che si diffonda la voce, scaricati il logo e diffondilo; insomma basta che il gioco, lo scherzo, o il parlarne diventi una concreta possibilità.

o la borsa o la vita logo

A me non interessa affatto che dall'altra parte del mondo ci sia un tale che può comprarsi un'isola intera o che ha un autosalone in garage e che abbina la macchina con la camicia; mi interessa solo che capisca che questo non deve influire con la mia vita.

Cominciamo con le borse al 20 di febbraio e se tutto entra bene, diamo una lezioncina anche alle banche. Che si ricordino che prestano soldi non loro sui quali prendono interessi ed esercitano espropri. Altro problema di coordinamento: ci mettiamo tutti d'accordo per una seconda data e ritiriamo i soldi dal conto corrente lo stesso giorno.

Nello scegliere il giorno non avrei grossi dubbi, per ridare un briciolo di credibilità ai Maya, stiamo sul 21 dicembre 2012 che sia una vera rivoluzione culturale, prima di tutto (una pacifica presa di posizione del popolo infine capace di collaborare) e poi economica: se non riusciamo ad entrare in una nuova economia più sana, basata sulla cooperazione, almeno curiamo questa. L'operazione si chiamerà

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ridistribuzione di redditoAl prossimo che parla di crisi gli azzanno la giugulare! Da un po' ho questo sospetto e ieri l'ennesima conferma che, vorrei dire, definitiva.

In una crisi, tutte le fascie di reddito hanno una diminuzione del potere di acquisto. La crisi, come la morte, non guarda in faccia a nessuno. In questo periodo, sin dal grande diniego del nostro premier, attraverso la prima ammissioncina del suo ministro del tesoro e alle grandi manovre lacrime e sangue, si è sempre parlato di crisi globale; non è colpa mia, è globale, sono i punti deboli del capitalismo. Dobbiamo sacrificarci tutti, eccetera.

Un fottuto trucco di parole. Ci hanno detto che il nostro reddito cala, cala il nostro potere di acquisto, aumentano le tasse perché siamo tutti nella stessa barca e tutti dobbiamo remare: è la crisi! Se qualcuno l'avesse chiamata con il suo nome (ridistribuzione di reddito!) tu l'avresti accettata?

Senti come suona: devi fare più sacrifici perché è in atto una ridistribuzione di reddito. Cioè? Cioè le fasce ricche devono avere ancora di più,  quelle povere ancora di meno e quelle medie sparire. Ah beh! Se è così allora... altro che black bloc. Altro che la violenza non è giustificata. Il fatto è che con la parola crisi tutti sono disposti a stringere la cinghia. Nonostante la nostra naturale tendenza all'accumulazione, abbiamo nel cuore un buon sentimento di solidarietà e nella testa una mediocre capacità di lasciarsi prendere per il culo dalle parole.

Dammi una mano a chiamare le cose con il suo nome: tutte le volte che vedi scritto o senti pronunciare la parola crisi, correggi e fa correggere in ridistribuzione del reddito: vedrai che così (nelle parole) la rivoluzione sarà già cominciata. Ti alleno un attimo

  • Non c'è nessuna ridistribuzione del reddito in atto: sono solo inutili allarmismi di giornalisti sensazionalisti e media ai quali gli inserzionisti non dovrebbero più dare i soldi per la pubblicità.
  • Il prezzo della benzina aumenta vorticosamente per colpa di una ridistribuzione del reddito
  • Il mercato immobiliare è fermo, ma i prezzi non scendono lo stesso: sarà anche questo colpa della ridistribuzione del reddito.
  • Al governo mancano fondi per la scuola, la ricerca, la sanità a causa di una ridistribuzione di reddito che coinvolge tutto il globo ed è quindi indipendente dalla incapacità di governare del nostro premier. 
  • ...
 

conquistadoresCiò che segue ai fatti del 15 ottobre 2011 romano è il solito teatro di denigrazione degli atti violenti di pochi (ma sempre di più) e il completo disinteresse alla protesta dei più.

In realtà le questioni che non riesco a mandare giù son ben altre: la retorica della violenza mai! Persino io, che sono un pacifista oltranzista e se vogliamo anche un po' un codardo, capisco che esistono situazioni in cui la violenza è necessaria! Ciò che si può dire della violenza è che sia l'ultimo strumento di risoluzione del conflitto. Ah, magari fosse sempre così. La nostra società è basata sulla violenza, la nostra (vostra) religione è basata sulla violenza. Vien da dire: adesso basta.

Però l'escalation c'è stata. Prima le contestazioni inascoltate, poi le proteste pacifiche inascoltate e ora (a partire, se vogliamo, dal dicembre 2010) una blanda sezione dei protestanti si lascia andare in atti violenti. Dimmi tu: se li vogliam lasciare inascoltati, o se li vogliamo delegittimare, la prossima volta saranno ancora di più. Il passo dopo è la rivoluzione.

In tutti questi passaggi, la vera violenza sta nella ripetizione della parola inascoltata. Se esiste una classe dirigente conservatrice (e se io fossi un dirigente, forse vorrei essere conservatore anch'io!), sistemare le cose come mi piace e fare in modo che rimangano così sarebbe nei miei interessi. Quindi: 1. modifico le cose a mio piacimento, 2. la gente scende in piazza e protesta, 3. i netturbini il giorno dopo puliscono, 4. torna al punto uno. E' un ciclo pulito, dove nessuno si fa male, sono tutti buoni, ma il numero di indigenti cresce. Come fai a pensare che alla lunga gli indigenti non cambino retorica!

A dicembre si parlava di qualche centinaio, ora di qualche migliaio: solo io vedo l'estendersi del fenomeno? Se non vogliamo guardarlo per quello che è, non può che degenerare. Preferirei che al capitalismo si trovasse una soluzione pacificamente, ed è il motivo per cui ragiono su questa rubrica, ma se non si ascoltano le proteste al più presto e non si trovano soluzioni, il numero di protestanti violenti non può che aumentare.

Poi c'è il coro unanime dei media ripete che pochi violenti hanno fatto passare in secondo piano molti pacifici: via al filmato! Venti minuti di tg sugli scontri e nessuno che ricordi i motivi della protesta delle altre centinaia di migliaia, tutti a dire che il peggio che fanno pochi facinorosi è attirare l'attenzione su di sè e far dimenticare gli altri, di fatto contribuendo scandalizzati a questa farsa. Così come sto facendo io ora, se non fosse che, in questa stessa rubrica, da anni sostengo che l'economia monetocentrica è sbagliata ed è ora di pensare ad un'altra soluzione. Vedere che intere masse ne stanno acquisendo coscienza mi fa molto piacere, magari il cambiamento fosse pacifico, mi farebbe ancora più piacere, ma sia ben chiaro: questo non dipende da chi protesta per strada, ma da chi non ascolta dal palazzo.

 
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