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papaleo abbraccia morandiSono sicuro che sarà sfuggita ai più, infatti è ancora lì apparentemente innocua, al secondo 8:45 del file video che ti ho linkato qui sotto. Ai più, ma non agli elettrorumoristi, ma andiamo per gradi.

Venerdì 17 febbraio 2012 Rocco sguardo-da-triglia Papaleo canta Stormy Weather, il nulla in mezzo al nulla. Si prodiga in un semplice ma efficace solo con la melodica e poi (secondo 5:45) lancia la prima stoccata: non so suonare, ma basta seguire alcune semplici regolette e chiunque può farlo. Infatti gira per la sala e fa improvvisare a gente del pubblico. Svela l'inganno, ma non il suo: quello della musica! Ma quali divi, quali personaggi eccezionali, basta conoscere ed applicare alcune semplici regolette e chiunque può spostarsi dal ruolo passivo di adoratore in platea a quello attivo di divo sul palco. Ovvero, in poche ma efficaci parole, branco di scimmie idiote: state adorando il nulla!

Ma Rocco non si ferma qui, prima di arrivare ai fuochi di artificio. Al secondo 7:47 lo dichiara esplicitamente: tutti dovremmo suonare uno strumento. È una cosa facile, alla portata di chiunque, non ci eleva ad esseri speciali, anzi... tutti dovremmo avere anche quella dimensione. Sì perché quelle due o tre dimensioni in cui ci relega la società iperspecialista non sono sufficienti per descrivere un uomo, non un uomo nuovo almeno. Tutti siamo artisti (nella vecchia concezione del termine) in potenza e quindi è dovere e piacere di tutti esserlo anche nei fatti. Estendo io la dichiarazione di Rocco: suonate, dipingete, cantate, ballate, lasciate scatenare la vostra fantasia sui prati sconfinati della creatività. Quando ritornerà sarà infinitamente più forte e produttiva.

Ma al secondo 8:45 manda tutti a casa. La frase esatta è tuttavia il suono che preferisco è la risata di mio figlio. Appare come una smielata sentenza retorica fatta per strappare applausi attraverso i canali emotivi dei legami familiari. Forse... ma con tutti questi preamboli è chiaro dove vuole arrivare: sì, va bene la musica, van bene i musicisti e i cantanti e gli strumenti. Sbattetevi quanto volete, fate gare, fate galà festival e share.

Per quanto possiate agitarvi, mai riuscirete a darmi un esperienza sonora che è emotivamente neppure confrontabile con la risata di mio figlio. Un bambino, che fa la cosa che gli viene più naturale quando è felice. Senza aver studiato, calcolato, programmato, senza mettersi in competizione con nessuno produce il suono che, secondo Rocco Papaleo, ma io sono infinitamente d'accordo, ha il contenuto emotivo più alto di tutti. In altre parole musicanti e suonaroli, strillatori e cantantucoli di sanremo: andate a casa!

 

geisha prostrataMeravigliose signore e incredibili signori: una stupenda buonasera e un caloroso benvenuto a questa spettacolare nuova edizione del festival più importante di tutta la fantastica storia della mitica canzone italiana.

Innanzitutto vorrei chiedere un clamoroso applauso per le bellissime scenografie con le quali quest'anno (eccezionale tra l'altro) il nostro espertissimo scenografo ha reso questo palco, già accoglientissimo di per sé, letteralmente l'ottava meraviglia contemporanea. Guardatelo attentamente perché una cosa così sensazionale non la vedrete più per il resto della vostra lunghissima e spensierata vita.

Durante questa serata da favola si succederanno davanti ai vostri divini occhi, leggendari personaggi del mondo della miglior musica, tra i quali alcuni neppure realmente esistenti, ma progettati in laboratorio per la vostra soddisfazione; pensate: esiberanno cortesemente le loro doti da sirena per questa unica serata, dopodiché verranno smantellati dai nostri geniali tecnici genetici.

Ma facciamo un altro grande applauso all'esoterico sarto che ha genialmente intuito le forme, i colori e i tessuti con i quali ha brillantemente composto l'opera d'arte di cui ora sono umilmente vestito, che definirlo abito sembra umiliante.

In più vorrei che indossaste gli avveniristici occhiali da sole di cui siete stati previdentemente dotati dall'organizzazione, un applauso per l'organizzazione, per salvare i vostri meritevoli occhi dalla bellezza eterea e abbagliante dell'angelo precipitato in terra per assistermi nel corso della serata: fantastiche signore e strepitosi signori, un grande applauso per la valletta.

Guardate con che passo degno della migliore ballerina incede. Un applauso per il passo... e un applauso anche per la miglior ballerina. Un applauso per il vostro applauso e un applauso per me che ve lo chiesto.

Bene, siete davvero meravigliosi, ma non perdiamo un altro solo preziosissimo secondo del vostro utilissimo tempo, e andiamo a presentare il cantante più bravo di tutto il mondo di tutti i tempi e se venisse dimostrata da brillanti scienziati l'esistenza di universi paralleli, il più bravo anche di quelli. Non che i successivi cantanti siano da meno. Ognuno dei cantanti che canterà stasera è il migliore di tutti, senza che sia peggiore di nessuno. Questa sera per voi, per il vostro piacere, per il vostro santo divertimento, abbiamo abbattuto la proprietà transitiva. In fondo cos'è una legge fondamentale dell'universo di fronte alla vostra soddisfazione?

 

astronauta che vomitaÉ tempo di elegie per Whitney Houston deceduta l'altro ieri. Tempo di retorica, tempo di ricordare cosa di bello ha lasciato nel massmondomassmediale. Tempo di dispiacersi. Un'altra volta. E un'altra volta ancora e ancora la prossima.

Lo trovo tremendamente cinico.

Houston we have a problem. Whitney da tempo ne aveva più di uno. Vogliamo fingere romanticamente fosse ancora la ragazza graziosa (come fu la sua immagine di fine anni 1980) schiacciata dal peso del successo, della fama, della notorietà, dei soldi?

Non ha retto, poereta, i problemi si sono moltiplicati e lei ha ceduto.

Ma cazzo, non è dai tempi di Marilin Monroe che succedono di queste cose!?! O forse da prima... non so.

Quanto ci vuole prima che ci rendiamo conto che il rapporto divofan imposto dal sistema massmediale è male per i televidioti, per le scimmie ululanti ai concerti, quanto è male per le star.

Pensa che spettacolo di corto circuito è riuscito ad inventarsi questo sistema: la gente desidera più di ogni altra cosa diventare parte dello star system, e una volta diventato star, ti spacchi (o forse prima). Il tutto per mantenere un continuo flusso di soldi in una sola direzione e una massa monopensante facilmente influenzabile.

Minchia, quanto moralismo oggi. Ma mi fa buffo che le stesse persone che hanno contribuito a guidare la Whitney lungo la sua strada verso il disfacimento, oggi ne compiangano la dipartita.

Se volete bene alla vostra prossima star di riferimento, fatele una cortesia: ascoltate le sue canzoni di nascosto, non comprate gadget, non stimatela in pubblico. Finirà sposata con tre figli e un lavoro in Comune, ma almeno diventerà nonna.

 

diavolo mangia personeIl divismo è un mostro che divora la savietà dei fan e la salute dei divi. Funziona così: separa i pochi dai molti e assegna dei compiti. I pochi devono crogiolarsi, i molti desiderare di essere i pochi. Durante questo processo i molti non desiderano altro, i pochi non fanno nulla di utile.

Alla fine sarebbe poco più che un gioco dove chi ci guadagna sono gli organizzatori, solo che ogni tanto ci rimette la pelle uno dei pochi e sempre ci rimettono la cotenna i molti.

Se continui a pensare che va bene così e il mio è inutile moralismo del cazzo, l'articolo finisce qui e ognuno per la sua strada; se invece stai pensando che è un vero peccato, ma io che ci posso fare, continua a leggere dal successivo capoverso.

Ricordati che sei tu che stai dando da mangiare alla bestia, se smetti di dare da mangiare alla bestia, morirà di fame, se la nutri, ogni volta che uccide ne sarai complice.

Nutri la bestia quando:

  1. nella tua camera hai un poster diverso dal tuo e desideri essere un personaggio mass mediale più di quanto tu non desideri essere te stesso;
  2. pubblichi elegie di vip morti affinché tutti sappiano, ma se diparte un tuo caro, neanche uno stato;
  3. pensi che sia legittimo che star massmediali (attori, sportivi, ...) abbiano stipendi sultanici perché fanno cose che pochi sanno fare;
  4. pensi che segnare un gol al Rel Madrid sia un'impresa più importante che riparare il rubinetto che sgocciola;
  5. cambierai la tua intenzione di voto dopo le ultime dichiarazioni di Totti;
  6. il tuo divo di riferimento è migliore di altri perché ai suoi concerti va più gente;
  7. guardi il tuo divo in tv ammirandolo e segretamente sperando di essere al posto suo, con la consapevolezza che in fondo non te lo meriteresti, ma non si sa mai...
  8. non avere una pay tv significa rimanere indietro;
  9. pagare le tasse è cedere ad un furto, ma il biglietto allo stadio è sacro;
  10. è giusto che i calciatori stiano con le veline: si meritano l'un l'altra ed è bene che non si accontentino di meno.

Altro?

 

nutri_bestia

 

locandina di un musicalOgni tanto navigo un po' alla ricerca di lavori simili al mio. Come ho trovato il precedente di di Henry Hey, ora mi sono imbattuto in questa brillante trasformazione di un'abbandono emotivo trasformato in un vero e proprio pezzo di operetta *diciamo* jazzato.

Ancora una volta a dimostrare che abbiamo già abbastanza musica intorno a noi, senza che strutture gettate dall'alto vogliano vendercela compattandoci in gruppi d'acquisto denominati fans.

Abbiamo già abbastanza potenziale musicale dentro di noi, senza che qualcuno venga a dirci che siamo stonati: è molto più musicale un presentatore qualsiasi (Billy O'Reilly, in questo caso) che si abbandona ad uno sfogo nervoso che le idiozie dei musical.

E soprattutto, la musica della voce è sempre a portata di... gola. Costa poco e serve a molto: imparare ad usare tutte le tonalità di cui disponiamo e diventare capaci di esprimere le nostre emozioni, scoprirai, sono due cose che vanno di pari passo. Anziché stare seduto in un teatro ad... ascoltare. Basta ascoltare! Aspetta ancora un minuto e trentaquattro, va là, e guarda il video che ti ho linkato qui sotto...

 

 

bacinella sotto un'opera d'arteRingrazio Antonio che mi ha segnalato questo articolo: il grande artista Martin Kippenberger lascia incustodito (non difficile: è deceduto nel '97) un suo grandissssimo pezzo d'arte e una donna delle pulizie di cui non ci è dato di conoscere il nome (è giusto che i grandi artisti restino anonimi: lo fanno per l'arte loro, non per la gloria) per cui d'ora in avanti la chiameremo Vera Artista, ha pensato bene di svuotare la bacinella antistante la torre di legno dipinto che costituisce il *ehm* pezzo d'arte contemporanea, compromettendone definitivamente (almeno così anticipano i periti) l'integrità.

D'altro canto, essento che l'autore deceduto è, non è che qualcun altro può ri.buttare del gesso nella bacinella: la natura dell'opera d'arte non riacquisterebbe conunque il suo enorme potenziale emotivo, culturale e comunicativo.

Qual'era questo potenziale, cosa ci voleva dire l'autore con una torre di legno dipinta alta due metri ai cui piedi giace una bacinella pieno di gesso titolata 'quando comincia a gocciolare il soffitto'? Non è chiaro: voleva rendere chiaro a tutti che le bacinelle con il gesso dentro, quando sono sotto torri di legno alte due metri, vanno adorate non svuotate!

Il messaggio è arrivato, purtroppo forte e chiaro a Vera che dovrà (forse) pagare una milionata di euro per un sacco di gesso che ne vale si e no 10. E anche questo è colpa tua perché quelle due volte che sei andato ad una mostra d'arte contemporanea per fare il gallo con una squinzia intellettuale che ti volevi fare, invece di chiedere indietro i soldi per il biglietto, hai fatto wow di fronte a tutte queste cose di cui non capivi il senso e l'utilità, non perché sei idiota, ma perché il senso non c'è.

Ora Vera pagherà la tua ignavia

Adesso però fai una roba fatta bene, dalle una mano: mandale i dieci euro del gesso per solidarietà. Se lo fa ogni idiota, altroché milione: se lo compra il museo di Dortmund e fa togliere bacinella, legnetti e tutto. In fondo l'arte contemporanea non è tutta qui? É solo questione di chi ha il portafoglio più grosso.

Voglio una Vera Artista Riccadonna delle pulizie in tutti i musei di arte contemporanea del mondo.

 

alluvione in liguriaLa nona vittima dell'alluvione toscoligure è un volontario sardo, Sandro Usai, che dopo aver salvato due persone a Monterosso, viene travolto dall'acqua.

Ora voglio vederti battere il petto come hai fatto per Simoncelli!

Voglio vedere 60.000 persone al suo funerale!

Eddai... lo so io, lo sai tu. Non ci sarà nulla di tutto questo; ci sarà silenzio, indifferenza, al più un sospiro e un coro di poveretto, mentre uno laggiù in fondo sussurra tra i denti ma chi cazzo gliel'ha fatto fare.

Poi salta su un patacca che fa: è più giusto piangere un 24enne corridore morto in moto o un volontario che ha appena sacrificato la propria vita per salvare altre persone in pericolo? E tutti costernati a dire c'hai ragione, cazzo. Però Simoncelli era simpatico, questo qua chi cazzo era? Sarà anche una stronzata, ma a me dispiace per il ricciolino sorridente e mi sbatte il cazzo del sardo: diciamocela 'sta verità!

Ma sopra questa verità che c'è? C'è che sono morte due persone. C'è che ne muoiono in continuazione. C'è che mi dispiace, ci dispiace. Ma non conoscevo né l'una, né l'altra, per cui qualunque manifestazione emotiva possa scapparmi è media-indotta. È falsa, come la casa del grande fratello: un inganno per farmi comprare più massme(r)dia.

Con un briciolo di intelligenza, un paio di lezioncine non dalle persone, ma dalla immagine che potrebbe uscirne fuori, posso anche tirarcela fuori. Che il giovanotto che ha vissuto ai 200km/h mi sproni a vivere e a morire a tutta birra mi sta bene, che il volontario sardo mi aiuti a capire che se vivo sacrificandomi per gli altri, la mia vita avrà più senso, mi piace. Mettendo insieme le due cose esce una bomba: vivere a manetta dedicandosi a sé stessi e agli altri è una figata!

Ma non commettere l'errore di confondere l'immagine della persona con la persona, soprattutto per chi soffre, solo per non essere causa di ulteriore dolore.

 

rissa in galleriaDa tempo sappiamo che il linguaggio divistico monodirezionale delle arti performative (tra le altre) è complice di un sistema in cui l'individuo si abitua ad essere spettatore, paga per assistere e si dimentica che ha il dovere di partecipare!

Da tempo lo sappiamo e cerchiamo di fare la nostra parte abbandonando il vecchio paradigma dell'artista protagonista e del pubblico adorante e cercando di spostare l'asse di attenzione dal palco alla platea o, se vogliamo, di trasformare il setting in un unico grande palco. Abbiamo imparato a conoscere la diffidenza ad inizio spettacolo del divanaro che ha pagato e quindi vuole che altri lo facciano divertire e la soddisfazione dello stesso a fine spettacolo quando ha ri.scoperto/capito che non è faticoso esserci, ma mooolto più divertente.

Il teatro istituzionale continua a rifiutare queste forme di spettacolo innovative, forse per tradizionalismo o forse perché hanno davvero capito quanto minino l'autorevolezza dell'artista-divo, allora noi abbiamo spostato l'attenzione al cinema! Grazie alla lungimirante collaborazione del Cinedream di Faenza, martedì scorso abbiamo messo in scena la prima replica di al cinema con il delitto, con un primo tempo di recitato (quasi) classico ed un secondo tempo di domande dal pubblico agli indagati.

In un ambiente che ancestralmente ripete shhh ogni volta che immagini di parlare, noi abbiamo chiesto al pubblico di essere partecipi, abbiamo esortato un pubblico (che non era più tale!) a fare domande... e non abbiam dovuto aspettare tanto. Loro ci hanno dato occasione di creare nuove situazioni divertenti, ci hanno dato lo spunto per rendere ancora una volta lo spettacolo nuovo e irripetibile e qualcuno già (sin dalla prima volta!) ha voluto rubarsi la propria dovuta fetta di grande-palco.

Questo è il nuovo paradigma dello spettacolo, questa è avanguardia allo stato puro e martedì scorso abbiamo dimostrato che l'avanguardia può assolvere al proprio dovere di rendersi comprensibile e fruibile non ai soli addetti ai lavori, ma a tutti: aspettavamo ottimisticamente 80 persone, ci siamo trovati davanti a 145 eroi che hanno assistito alla nascita di un nuovo paradigma che, se avesse il potere di contagiare gli altri ambiti sociali (cultura, sport, politica, ...), ci salverà. Vera avanguardia di massa: è stato sufficiente proporre contenuti divertenti in una forma innovativa, ed è solo l'inizio.

 

 

protesta cogito ergo protestoDa un paio d'anni a questa parte, chi ha avuto occasione di vedersi in tranquillità una performance dei Clerici Vagantes™ si è sicuramente accorto di diverse profonde novità. In particolare una ci ha colpito e vorremmo discuterla qui: già dalle prime battute e poi per tutto lo show, anziché invitare il pubblico ai consueti consensi attraverso clamori, risate ed applausi, i clerici richiedono disapprovazione, anzi di più: disprezzo!

Ci siam chiesti se sia una sorta di marchio di fabbrica, un famolo strano per distinguersi dai tanti colleghi e concorrenti (ma perché proprio questo?). Conoscendoli, una risposta del genere non ci convincerebbe e, visto che abbiamo qui il Saggio da Forlì™, un Clericus Vagans™ storico, ne approfittiamo al volo e lo chiediamo direttamente a lui:

I - Signor da Forlì, o Saggio se posso... come devo chiamarla?

SdF - Prova con patacca e vediamo se rispondo io o tua sorella. Saggio™ va bene, mi chiamo così!

I - In diversi vostri spettacoli di questo 2011 vi ho sentito più volte incitare il pubblico a manifestarvi disprezzo già dall'apertura (e anche con discreti risultati, mi è parso di vedere): da dove viene questa trovata, è il solito famolo strano?

SdF - Macchè famolo strano!?! Il punto è che noi siam abituati allo spettacolo con calore umano e interattivo, che la gente c'è, è presente, non è che sta li e basta. Ai nostri tempi, nel 1214, bastava veramente poco per raccogliere una gragnuola di verdura che se stavi in quelle città che si sapevan tirchie conveniva più lo spettacolo disgustoso per raccoglier frutta che quello virtuoso per non raccogliere denari. Ed è stato così fino alla seconda guerra mondiale...

I - Poi cos'è successo?

SdF - È prepotentemente entrato nei neuroni della gente il rapporto divo-fan. Il massmedismo ha convinto le masse che sono... masse! Che c'è uno [bravo] che parla e tanti [idioti] che ascoltano senza aver altra voce in capitolo che assentire. Ora noi siamo ogettivamente bravi, per carità, ma che ci abbiam nostalgia dei nostri tempi e vorremmo che la gente recuperazze il vocabolario del buuu e allora gli riinsegnamo a parlare.

I - ma come, scusa, a monosillabi?

SdF - Eh beh, sì, un passo alla volta. La cosa più bella è la partecipazione attiva, quando un patacca vien su che vuol dire la sua, sapendo che magari, se ne dice troppe è poi lui che frustra gli altri (come fanno i bambini che non lo sanno e gli idioti quelli veri!), ma se ne dice il giusto, è meraviglioso! Poi siamo noi in difficoltà che dobbiamo stare al passo, ma è la parte più bella del gioco; stimolante, che richiede concentrazione, ma interessante anche per noi che vediam sempre lo stesso spettacolo da 797 anni!

I - quindi il vostro obiettivo sarebbe quello di avere spettacoli dove la gente si sente libera di intervenire?

SdF - Ma che è una pubblicità questa? Non è quello che ho appena detto?

I - Non capisco cosa centri con i buuu tutto questo?

SdF - Nella comunicazione, (quasi)chiunque è capace di manifestare approvazione. Se hai una ragazza figa davanti e non sei malato-timido non avrai difficoltà a dirle che è una gran bella passerona; se invece c'hai un ragano che non s'assomiglia a nulla a portata di messa a fuoco, si vede mai qualcuno che le dice minchia assomigli al fratello brutto di Vespa™?

I - Beh, forse qualche cafone?

SdF- Eh! Non hai colto la metafora. Il problema non è quel raganaccio di cui sopra che con un sacchetto in testa si scopa comunque, il problema sono i soprusi sociali, il rapporto con la presunta autorità, con l'ingiustizia e così via. La televisione, che va guardata comodamente in silenzio dalla poltrona, ti ha insegnato che anche se non ho nessuna autorità per dirti quello che ti sto dicendo (pensa alle lezioni di scienze di Giacobbo, o ai pareri politici di Totti) visto che te lo dico io, allora ho ragione perché io sono io e tu non vali un cazzo.

I - Quindi voi vorreste creare una nuova... razza di pubblico capace di manifestare dissenso?

SdF - Non solo: una nuova razza di *persone* capace di manifestare dissenso! Dire ad uno spettacolo stupido (perché il problema non è una clavetta che cade o un attore che recita come un cane, ma che uno spettacolo sia inutilmente stupido cioé che non c'abbia niente da dire!), dire ad uno spettacolo stupido che è stupido è veramente poco. Al più ti alzi e te ne vai, o dormi o aspetti e poi dimentichi, insomma... è veramente poco. Il fatto è cogliere l'occasione di palestra per imparare a dire di no nella propria vita e nella partecipazione alla vita sociale. Mi raccomando però, come ho detto prima: non NO a priori, è solo che SI è facile da dire, ma il NO ve lo siete dimenticati.

I - Tutto molto più chiaro ora. Ti ringrazio per le esaurienti spiegazioni, mi viene solo un po' difficile da accettare la storia della ragazza meno gradevole esteticamente...

SdF- Vabè, vabè, te lo spiego la prossima volta, intanto mettiti avanti e vai di sopra, che il sacchetto è sul comodino di fianco al letto.

 

gente che fa un dibattito frontaleCome al solito ci sono tre aspetti da analizzare: il setting, il g ioco, i contenuti.

CONTENUTI Contrariamente al primo bisticcio, dove avevamo dei provocatori su misura per lanciare i temi che erano quindi ben noti da prima dell'inizio del bisticcio, questa volta ci siamo trovati a scegliere insieme tra una rosa di nostre proposte e alla fine la scelta casuale non ci ha premiato. L'argomento, debole in sé, non ha aiutato lo svolgersi della serata e ci ha dato, in fase di discussione finale, uno spunto in più: useremo il gruppo di facebook per decidere l'argomento antetempo, in modo che chi vuole fa anche in tempo a prepararsi. Con il pensiero che la vera novità fosse nel setting e nella parte ludica, abbiamo trascurato i contenuti: errore da non ripetere. Lascia che sono prove, lascia che siamo tra amici, è impossibile mantenere alta l'attenzione se la discussione avviene attorno ad argomenti deboli.

SETTING Il setting va bene. Il core del bisticcio ricreattivo non ha bisogno di grandi evoluzioni, è già ben solido. Con il tempo diventerà sempre più facile e spontaneo costruirlo, mano a mano che chi interviene sa cosa aspettarsi, anzi... sa cosa è libero di fare. Perché, nonostante tutto, siamo tutti abituati a certi schemi che continuiamo a mantenere per abitudine anche quando non sono richiesti. Guarda ad esempio l'immagine di questo post: se fosse un bisticcio ricreattivo, sarebbe immaginabile pensare che ci sono file e file di gente che stanno ascoltando in silenzio altra gente che parla.

LUDICA La parte ludica è quella sulla quale siamo riusciti a individuare la maggior parte di necessari ritocchi. Il bisticcio DEVE essere ricreattivo, il che significa che è necessario che la serata rimanga frizzante ed è molto difficile all'inizio, pensando che l'80% della serata è in mano ai giocatori, i quali sono già disorientati dalle mille novità, non sanno che possono lasciarsi andare arbitrariamente, per cui tendono a mantenere l'atteggiamento garbato dei dibattimenti come già li conosciamo. Quindi, ci siamo ripromessi, in fase di discussione finale, di potenziare la parte ludica almeno così: prepariamo un'inizio scoppiettante che consumi le spiegazioni in non oltre cinque minuti incluso il lancio della provocazione; ogni giocatore, in doppio all'operatore di network esterno, si segnerà i propri punti senza conoscere i punti degli altri giocatori, aumenteremo il numero di falli (fallacie) fischiati e la rapidità con cui vengono assegnati i falli, comunicheremo alla fine di ogni intervento i punti assegnati per ogni intervento: 1 punto per l'intervento in sé, 2 punti se ha buone argomentazioni, 3 punti se ha argomentazioni spiazzanti. Aggiungiamo al duello senza esclusione di colpi, l'incontro  sul ring ed eventualmente il rimpasto (ma stanno già diventando troppe novità...) e poi assegneremo un premio reale (anche simbolico) al vincitore, anche in prova: non dobbiamo dimenticarci che è un gioco, anzi...

Va bene che vogliamo ricostruire il modo di gestire il confronto dialettico, contrapponendolo al rumore di fondo massmediatico, ma vogliamo farlo attraverso il gioco ed il divertimento. Per cui la parte di gioco deve amplificarsi fino a far completamente dimenticare i modi. Una serata di bisticcio deve lasciare due cose: (1) il ricordo di una bella serata conviviale passata tra amici e (2) il desiderio di ricostruire nella comunicazione personale e di gruppo un setting paritetico, ove l'obiettivo è la comunicazione e l'apprendimento, utilizzando strumenti logici e retorici corretti e disdegnando le fallacie e la predominazione. Avanti con i bisticci!

 
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